La vita quotidiana al tempo dei Comuni (XI-XIII sec.)
| Diritto canonico: Complesso delle norme giuridiche poste e fatte valere dalla Chiesa nel governo dei fedeli e (per estensione) disciplina che studia tali norme. |
| S. Tommaso: D'Aquino. Filosofo e teologo domenicano, vissuto nel XIII secolo. |
| Padri della chiesa: Scrittori dei primi secoli che hanno definito le dottrine fondamentali del cristianesimo. |
| Dote: Il complesso dei beni apportati dalla moglie al marito per sostenere gli oneri del matrimonio (abolita in Italia, in quanto istituto giuridico, dal 1975). |
| Ammenda: Multa, compenso in denaro. |
Il lavoro femminile
|
Mestiere di panni lana et drapperia |
Poiché la famiglia era l'unità economica fondamentale,
anche le donne avevano la loro parte nella produzione. In città,
nelle aziende familiari di artigiani non vi era una vera e propria
divisione del lavoro in base ai sessi, né le attività
prettamente femminili, come la tessitura e la lavorazione delle
stoffe, erano appannaggio esclusivo delle donne.
|
|
|
Dell'arte dei
vaiai e pellicciai
|
Era comunque presente una suddivisione per "campi di competenza".
Le donne erano addette alle mansioni considerate "interne":
cura della casa, del cortile, del giardino, dei bambini, del bestiame
e dell'alimentazione. Alcune donne però, erano addette anche
ai lavori di "riproduzione", ossia si occupavano della
messa al mondo dei bambini.
|
Dell'arte di porta
Santa Maria e Orafi
|
Sempre in città, alcune donne riuscivano inoltre ad iniziare
piccole attività commerciali come merciaie o bottegaie, pur
restando comunque sottomesse ai "privilegi di sesso" dei
loro mariti. A volte, però, alcune venivano impiegate in
aziende esterne alla loro famiglia.
La prostituzione era largamente diffusa. Vi erano sia le cosiddette
"donne segrete", le quali esercitavano la loro professione
in specifiche case di prostitute, che le prostituite occasionali.
Se le prime erano taglieggiate dai propri protettori, le seconde
conducevano una vita assai pericolosa.
Infatti, le ragazze che non potevano permettersi un matrimonio,
per mancanza di dote, spesso lavoravano come serve, e dovevano sottostare
ai desideri del padrone, ma ancora più spesso divenivano
oggetto di abusi sessuali collettivi. Alcune fonti si riferiscono
alle donne nubili, come a "libera selvaggina" che poteva
essere "cacciata" da chiunque volesse, anche in gruppo,
ed anche all'interno della propria dimora. La prostituzione protetta
era quindi una soluzione alternativa al matrimonio, in certi casi,
meno terribile del nubilato. Questo avveniva perché si voleva
che contrarre un matrimonio, anche se indesiderato, fosse ritenuto
più vantaggioso che non sposarsi.
Le prostitute, che desideravano abbandonare la professione, inoltre,
difficilmente riuscivano ad reintegrarsi nella società, sia
per mancanza di mezzi, che per pregiudizi comuni. Queste ragazze,
trovavano così, spesso accoglienza nei conventi, oppure prestavano
la loro forza fisica alla manovalanza nei campi.