La vita quotidiana al tempo dei Comuni (XI-XIII sec.)
La famiglia: i Comuni XI-XIII sec.
La famiglia, durante il tardo medioevo, continuava ad essere la cellula
fondamentale della società. Dominata dalla ferrea disciplina
dettata dal padre, serviva a proteggere e sostentare i figli, ma anche
a reprimerli e punirli.
La struttura familiare era fondamentalmente patriarcale. Il padre aveva
autorità ed esercitava un potere effettivo su tutta la famiglia,
che cresceva e si allargava intorno a lui.
Non vi era più la potestas patria romana, che prevedeva un'autorità
praticamente senza limiti del padre sugli altri membri della famiglia,
compreso il diritto di vita e di morte. Ma vi era comunque una tutela
ininterrotta del padre sui figli. Per i maschi sino alla maturità
fisica ed intellettuale, oppure fino all'abbandono del tetto paterno,
e per le femmine fino al matrimonio, momento in cui la ragazza passava
dall'autorità paterna a quella del coniuge. Era comunque il padre
a decidere se e con chi sposare le sue figlie, oppure se mandarle a
servizio o in convento, a seconda della convenienza economica. Era sempre
il padre a scegliere il mestiere del figlio.
Bisogna però notare che gli uomini d'affari erano, come oggi,
molto spesso in viaggio e che, in loro assenza, era la madre a governare
la casa ed i figli, spesso addolcendo le ferree direttive paterne.
L'educazione dei ragazzi era affidata, fino alla pre-adolescenza, alle donne della casa: madri, nonne e zie. I bimbi crescevano infatti nel cosiddetto gineceo (Luogo predisposto alle sole donne), dove i maschi restavano solo fino a sei, sette anni, momento in cui venivano mandati a scuola, o se ricchi, passavano alle cure di un tutore. A quattordici anni iniziava l'emancipazione dei figli maschi, poiché cominciavano l'apprendistato di un'arte o un mestiere, e intraprendevano l'educazione sessuale, grazie alle serve del padre. A diciotto anni, infine, i maschi erano legalmente emancipati, ma non come lo intendiamo oggi. Dopo il diciottesimo anno di età, i padri potevano decidere se continuare a mantenere i propri figli, oppure mandarli via da casa.
L'autorità paterna era comunque indiscutibile e cessava solo con la sua morte. A quel punto erano i figli maschi ad ereditare il potere, e non le mogli dei defunti. I figli vigilavano sull'onore della madre e delle sorelle, ed erano spesso più implacabili del loro genitore.