La vita quotidiana al tempo dei Comuni (XI-XIII sec.)
Le case dei poveri
Addossate alle mura di cinta della città, oppure alle rovine di
qualche palazzo feudale, le case di poveri erano di solito costituite
da una sola stanza. Questa serviva sia da cucina, che da camera da letto,
per tutta la famiglia. Le case erano molto spesso costruite di legno,
ma in qualche raro caso erano fatte di pietra, ed il tetto era di stoppia (Residui di steli e foglie di una coltura, spec. di cereali, rimasti sul terreno dopo la mietitura).
Al centro della stanza veniva tenuto un fuoco acceso, che per lo più
affumicava l'ambiente, aerato da un'unica apertura, dalla quale oltre
ad uscire il fumo, entrava il freddo. L'arredo era essenziale. Un tavolo,
che spesso era formato da un'asse appoggiato su cavalletti, alcuni sgabelli
e delle panche senza schienale. I piatti erano delle scodelle di legno,
e, a volte, venivano usati contemporaneamente da due persone. Anche le
posate erano di legno, e tutto veniva riposto in nicchie scavate nei muri.
Per la notte, i più poveri si sistemavano per terra, accucciandosi
su dei sacchi o delle coperte, chi poteva permetterselo invece, riposava
su sacchi imbottiti di paglia o foglie di mais, oppure si adagiava su
delle tavole di legno.
Le case, essendo prive di acqua corrente, mancavano anche di scarichi
e di gabinetti. Per i propri bisogni si andava per la strada. Non sappiamo
se fossero diffuse delle latrine pubbliche, ma per lo più ci si
liberava tra le case, dove erano poste delle tavole con un buco, su cui
ci si poteva adagiare. Lo smaltimento degli escrementi era a carico del
proprietario della casa, ma sappiamo dalle fonti storiche, che spesso
la gente sfogava i propri bisogni corporei in casa, dentro dei secchi,
che poi venivano gettati per strada, nonostante fosse una pratica ritenuta
illegale, l'uso era grandemente diffuso.