cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

LA CONTRORIFORMA

Il Concilio di Trento (1545-1563)
Questi movimenti avevano in comune principalmente l'appello alla riforma personale dello spirito ascetico, e la convinzione di poter arrivare per questa via alla riforma delle istituzioni corrotte dagli abusi. In questo movimento di riforma interna intervenne, fin dal secondo decennio del sec. XVI, lo stesso Papato. Questo aveva già accolto qualche istanza di riforma nel V Concilio Lateranense, sotto Giulio II e Leone X, ma senza un impegno reale.
Solo Adriano VI si era mostrato sensibile alle richieste di riforma, già affermate da Lutero nell'appello alla nobiltà tedesca cristiana per la riforma del ceto cristiano (1520). Queste linee vennero riprese da Paolo III, ma con risultati solo parziali. Allo stesso tempo per pressioni interne ed esterne (l'Imperatore Carlo V), venne convocato il Concilio di Trento (1545).
Da questo momento nell'applicazione della riforma ascetica si fa sentire sempre di più la preoccupazione antiprotestante. La Riforma protestante costituì quindi un forte stimolo esterno ad attuare il rinnovamento interno, contribuendo a dar efficacia alle forze di riforma, a unificarle, a permettere loro di farsi sentire in tutta la Chiesa.
Nella stessa idea e struttura della Compagnia di Gesù (1534) si avverte netta l'intenzione controriformista. Così anche il Concilio di Trento (1545-63) divenne luogo d'incontro tra le esigenze interne di riforma ascetica e le preoccupazioni della Controriforma. Con Paolo IV (1559), le intenzioni repressive della controriforma addirittura prevalsero. Il Concilio di Trento si era proposto tre compiti: definire la dottrina cattolica e condannare le teorie dei novatori; porre rimedio agli abusi esistenti nella Chiesa; ristabilire l'unità dei cristiani sul piano religioso e politico, in vista d'una grande lega antiluterana.

 
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