cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

LA CONTRORIFORMA

LA CONTRORIFORMA

Il termine controriforma, indica la reazione cattolica finalizzata al contenimento della Riforma protestante e alla riconquista dei territori perduti.
In tal modo nella Chiesa iniziò una riforma interna che promosse un'azione di rifiuto degli abusi che si erano introdotti tanto nella vita dei laici che del clero. Il ché significava il ritorno alle regole originarie nei monasteri: subordinazione dei benefici ecclesiastici ai loro fini religiosi e cura delle anime; una vita più severa nel clero regolare e in quello secolare; un ravvivamento dello spirito religioso; uno studio più approfondito delle fonti e dei modelli della vita cristiana.
Centri di questa rinnovazione interna furono, fin dal sec. XV, la Spagna e l'Italia che erano fortemente collegate alle congregazioni riformate dell'Osservanza (domenicani, francescani, eremiti agostiniani, più tardi cappuccini) ma soprattutto, nei primi decenni del sec. XVI, alle nuove congregazioni regolari (teati, barnabiti, somaschi, gesuiti) e agli Oratori del Divino Amore, gruppi laici che avevano la funzione di edificare spiritualmente e di assistere materialmente il prossimo.

Disposizioni e spirito
In campo dottrinale la controriforma condannò le dottrine di Lutero, Calvino, degli anabattisti e degli antitrinitari circa le fonti della Rivelazione, la natura del peccato originale, l'Eucarestia e la Messa come rinnovazione del sacrificio della Croce, la penitenza, le indulgenze, il culto di Maria Vergine e Madre e i sacramenti, confermandoli nel numero tradizionale di sette. Queste definizioni dogmatiche vennero in seguito sintetizzate nella professione di fede, che da allora (1564) tutti i vescovi e i parroci devono recitare prima di assumere la loro carica.
Nella controriforma rientrano anche le disposizioni, che ebbero il fine di eliminare gli abusi nella nomina ai benefici; di imporre l'obbligo della residenza ai vescovi e i doveri della cura di anime ai pastori; di curare la conservazione e amministrazione del patrimonio ecclesiastico, la restaurazione nei monasteri della clausura, della vita d'ascesi, di povertà, di preghiera; di dettare norme per l'uniformità nei riti dei sacramenti.
Lo spirito della controriforma è evidente anche nella proibizione della lettura della Bibbia in lingue nazionali senza speciale permesso; nell'istituzione di un insegnamento di Sacra Scrittura presso ogni chiesa, cattedrale ed ogni monastero; nell'assegnazione ai vescovi del controllo sui predicatori, sui libri, sui maestri di scuola; nel culto eucaristico praticato anche fuori della Messa; nella venerazione di Maria Madre di Dio, nel culto dei santi, delle loro reliquie e immagini in antitesi alla Riforma, nell'intensificata pratica dei sacramenti.

 
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