LA CONTRORIFORMA
LA CONTRORIFORMA
Il termine controriforma, indica la reazione
cattolica finalizzata al contenimento della Riforma protestante
e alla riconquista dei territori perduti.
In tal modo nella Chiesa iniziò una riforma interna che promosse
un'azione di rifiuto degli abusi che si erano introdotti tanto nella
vita dei laici che del clero. Il ché significava il ritorno alle
regole originarie nei monasteri: subordinazione dei benefici ecclesiastici
ai loro fini religiosi e cura delle anime; una vita più severa nel
clero regolare e in quello secolare;
un ravvivamento dello spirito religioso; uno studio più approfondito
delle fonti e dei modelli della vita cristiana.
Centri di questa rinnovazione interna furono, fin dal sec. XV, la
Spagna e l'Italia che erano fortemente collegate alle congregazioni
riformate dell'Osservanza (domenicani, francescani, eremiti agostiniani,
più tardi cappuccini) ma soprattutto, nei primi decenni del sec.
XVI, alle nuove congregazioni regolari (teati, barnabiti, somaschi,
gesuiti) e agli Oratori del Divino Amore, gruppi laici che avevano
la funzione di edificare spiritualmente e di assistere materialmente
il prossimo.
Disposizioni e spirito
In campo dottrinale la controriforma condannò le dottrine di Lutero,
Calvino, degli anabattisti e degli antitrinitari circa le fonti
della Rivelazione, la natura del peccato originale, l'Eucarestia
e la Messa come rinnovazione del sacrificio della Croce, la penitenza,
le indulgenze, il culto di Maria Vergine e Madre e i sacramenti,
confermandoli nel numero tradizionale di sette. Queste definizioni
dogmatiche vennero in seguito sintetizzate nella professione di
fede, che da allora (1564) tutti i vescovi e i parroci devono recitare
prima di assumere la loro carica.
Nella controriforma rientrano anche le disposizioni, che ebbero
il fine di eliminare gli abusi nella nomina ai benefici; di imporre
l'obbligo della residenza ai vescovi e i doveri della cura di anime
ai pastori; di curare la conservazione e amministrazione del patrimonio
ecclesiastico, la restaurazione nei monasteri della clausura, della
vita d'ascesi, di povertà, di preghiera; di dettare norme per l'uniformità
nei riti dei sacramenti.
Lo spirito della controriforma è evidente anche nella proibizione
della lettura della Bibbia in lingue nazionali senza speciale permesso;
nell'istituzione di un insegnamento di Sacra Scrittura presso ogni
chiesa, cattedrale ed ogni monastero; nell'assegnazione ai vescovi
del controllo sui predicatori, sui libri, sui maestri di scuola;
nel culto eucaristico praticato anche fuori della Messa; nella venerazione
di Maria Madre di Dio, nel culto dei santi, delle loro reliquie
e immagini in antitesi alla Riforma, nell'intensificata pratica
dei sacramenti.