IL SACRO ROMANO IMPERO (X sec.)
IL SACRO ROMANO IMPERO (X sec.)
Fallito il tentativo di instaurare una monarchia
patriarcale, il re si rivolse all'unico potere che stava sopra ai
duchi: la Chiesa. Con una serie di donazioni da parte della Corona
il potere dei vescovi e degli abati, su beni e diritti, si accrebbe.
Così anche elementi della curia
si trovarono inseriti nel sistema feudale, marginalmente, oppure,
talvolta, in competizione, con la feudalità laica. I vescovi estesero
il loro potere sulle città e gli abati sulle campagne, ma in cambio
delle elargizioni e del conseguente accrescimento del potere feudale,
l'episcopato
concesse prestazioni militari e finanziarie. In questo modo la Chiesa
divenne il simbolo dell'unità del Regno italo-germanico. L'obbligo
del celibato dei signori ecclesiastici, inoltre, garantiva al sovrano
l'assenza di eredità della carica del feudo, e quindi allontanava
ogni pericolo di rivendicazioni dinastiche.
Nel 962 Ottone I gettò le basi di un nuovo organismo politico-religioso.
Rifacendosi alla tradizione carolingia dell'Impero, conferì una
nuova identità al titolo. Nacque il Sacro Romano Impero della Nazione
germanica, che comprendeva anche il territorio della Chiesa, pur
riconoscendo la legittimità del potere papale, questo era sottoposto
alla sovranità dell'Imperatore, che, da quel momento assunse il
diritto di nominare i vescovi (privilegium Othonis). Ottone estese
così, anche all'Italia, l'istituto dei vescovi-conti, che divennero
uno strumento fondamentale di lotta contro i vassalli, e stroncò
il predominio dei duchi tedeschi sull'Italia settentrionale. Il
settentrione del Paese passò infatti sotto il controllo diretto
della corona. Ottone I si considerava il successore legittimo degli
imperatori franchi, e trascorse gli ultimi dieci anni della sua
vita in Italia.
I successori di Ottone tentarono quindi una restaurazione dell'Impero
Romano, ed adottarono il cerimoniale romano e bizantino, rinunciando
alle tradizioni germaniche, ed aspirando, con Ottone III, all'unione
tra la Corona e il Papato, sul modello del cesaropapismo
di Costantino.
Agli Ottoni successero gli imperatori Franchi (1024-1125), che acquisirono,
all'interno dell'Impero Germanico, anche il Regno di Borgogna. Nel
1047 Enrico III fu incoronato Imperatore, e iniziò un'offensiva
contro il duca Goffredo il Barbuto, che lo ostacolava nella sua
conquista di tutto il territorio italiano. Goffredo infatti, con
le sue nozze aveva esteso il suo dominio anche alla Toscana. L'Imperatore
decise quindi di far imprigionare sua moglie e sua figlia Matilde,
futura contessa di Canossa, per garantire la sua supremazia territoriale
sul papato. Ma il conflitto di potere tra l'Impero ed il papato
era destinato ad inasprirsi.
Il successore di Enrico III, infatti, intraprese una lotta vigorosa
contro i duchi e contro l'estensione del potere del papa sui beni
terreni, appoggiandosi alle nascenti borghesie cittadine e ai feudatari
minori. Nel frattempo, il nuovo papa Gregorio VII promosse radicali
mutamenti che, raccolti nel Dictatus Papae, proclamavano la superiorità
assoluta del pontefice su ogni autorità terrena. In particolare
il papa sottolineava l'assoluto privilegio del pontefice nella nomina
dei vescovi, poiché in qualità di inviati di Dio, erano inviati
della Chiesa e quindi sottoposti esclusivamente alla sua autorità.
Così, il concilio del 1075, in cui si proclama il divieto dell'investitura
degli ecclesiastici da parte di laici, aprì la lotta per le investiture
tra il Papato e l'Impero Germanico.
Negli anni immediatamente successivi al concilio, il papa e l'Imperatore
si scambiarono una serie di reciproche offensive. Nel 1076 Enrico
IV radunò il sinodo di Worms e con i vescovi tedeschi dichiarò il
papa deposto. In risposta Gregorio VII depose e scomunicò
l'Imperatore. Enrico IV si trovò così a fronteggiare l'immensa potenza
dell'autorità papale, e, sotto consiglio dei principi tedeschi,
si decise a chiede il perdono del pontefice. Il 25 gennaio del 1077
Enrico IV si recò al castello di Canossa, dove il papa era ospite
di Matilde duchessa di Toscana, ed invocò il perdono del pontefice
restando tre giorni scalzo sotto la neve. Nonostante l'apparente
sottomissione, Enrico IV preparò invece un'altra offensiva, che
lo portò ad una seconda scomunica, tre anni dopo. L'Imperatore decise
quindi di farsi reincoronare da un altro papa, l'arcivescovo scomunicato
Guiberto, divenuto antipapa col nome di Clemente III. Lanciò così
un'offensiva militare verso Gregorio VII, che assediato a Castel
Sant'Angelo, verrà liberato dai normanni capeggiato da Roberto il
Guiscardo. Enrico IV fu così costretto a lasciare Roma, ma anche
Gregorio VII dovette abbandonare la città oramai messa a sacco dalle
truppe normanne.
Negli anni successivi, dopo la morte di Gregorio VII, i tentativi
di subordinare l'Impero all'autorità assoluta del pontefice andarono
falliti, anche se l'origine divina del potere imperiale era stata
invece ribadita. I successori rispettivi di Enrico IV e papa Gregorio
VII, continuarono a scontrasi sull'investitura dei vescovi, liquidando
definitivamente l'ideale del cesaropapismo inaugurato dagli Ottoni.
Mentre in Germania i vescovi-conti divennero dei semplici vassalli,
in Italia, indebolendosi il sistema feudale, si rafforzarono i liberi
comuni, grazie alla spinta della loro fiorente attività economica.