LA TERZA GUERRA DI INDIPENDENZA (1866)
La Questione Romana
Le polemiche del dopoguerra provocarono delusione e malcontento, di
cui approfittarono i sostenitori del Partito d'Azione, che voleva risolvere
la Questione Romana con la forza.
Nel 1867 i volontari si scontrarono con le truppe pontificie a Villa
Glori. Nello scontro morirono i fratelli Cairoli. Nel frattempo Garibaldi,
sconfinando nel Lazio, occupava Monterotondo, ma i Francesi intervennero
a difesa di Roma, sconfiggendo le giubbe rosse a Mentana.
I rapporti tra Italia e Francia si incrinano.
Napoleone III ritirò i suoi presidi da Roma solo dopo il conflitto franco-prussiano
(1870), che lo vide perdente. La caduta dell'Impero francese, inoltre,
liberava gli Italiani dagli accordi presi con Napoleone III. L'intenzione
di occupare Roma non suscitava più alcuna reazione in Europa.
Nel settembre 1870, Vittorio Emanuele II inviava una lettera al papa
con intenzioni pacifiche; al rifiuto del pontefice seguiva l'invasione
delle truppe italiane all'interno dei confini pontifici e, dopo un breve
scontro, il generale Cadorna entrava a Roma attraverso la Breccia di
Porta Pia (20 settembre 1870).
Un mese dopo un plebiscito suggellava l'unione di Roma e lo Stato Pontificio,
all'Italia. Il papa si ritirava in Vaticano. Nel 1871 il Parlamento
approvava la Legge delle Guarentigie, che rappresentavano delle garanzie
da parte dello Stato al papa, il quale le rifiutò con ostilità.