cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

REGNO D'ITALIA DAL 1861 AL 1870

Fenomeno del brigantaggio
Nel meridione però il malcontento cresceva, dando vita, piano piano, al fenomeno del brigantaggio; manifestazione di un forte disagio, sia economico, che sociale. Drastici furono i provvedimenti: quasi metà dell'esercito italiano fu inviato nel Mezzogiorno per cercare di frenare le atrocità commesse dalle bande borboniche.
In questo periodo Ricasoli, sgradito non solo all'opposizione ma anche alla Destra, si dimise e il ministero fu attribuito a Rattazzi, il quale riteneva di poter continuare la politica del Cavour nei confronti dei garibaldini, che volevano risolvere la questione di Venezia e Roma.
Garibaldi andò in Sicilia, dove raccolse volontari per agire contro Roma, marciando verso la Calabria. Rattazzi era convinto di poter intervenire, inviando le truppe regie col pretesto di ristabilire l'ordine, non appena Garibaldi fosse entrato nello Stato Pontificio. Invece Napoleone III lo minacciò, quindi fu costretto a bloccare il movimento garibaldino con la forza. Il 29 agosto 1862 nei pressi dell'Aspromonte si ebbe uno scontro che portò all'arresto di Garibaldi.
Il successore di Rattazzi, Minghetti, riuscì a concludere un trattato con Napoleone III tramite il ministro degli esteri Visconti Venosta. La Convenzione di Settembre conteneva l'impegno da parte dell'Italia di non attaccare lo Stato Pontificio, ottenendo in cambio il ritiro delle truppe francesi. Alla Convenzione fu aggiunto un articolo, che portava la capitale da Torino a Firenze per dimostrare ai clericali francesi che l'Italia rinunciava a Roma capitale. Ma i torinesi insorsero e Minghetti fu costretto a dimettersi.

 
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