REGNO D'ITALIA DAL 1861 AL 1870
Fenomeno del brigantaggio
Nel meridione però il malcontento cresceva, dando vita, piano piano,
al fenomeno del brigantaggio; manifestazione di un forte disagio, sia
economico, che sociale. Drastici furono i provvedimenti: quasi metà
dell'esercito italiano fu inviato nel Mezzogiorno per cercare di frenare
le atrocità commesse dalle bande borboniche.
In questo periodo Ricasoli, sgradito non solo all'opposizione ma anche
alla Destra, si dimise e il ministero fu attribuito a Rattazzi, il quale
riteneva di poter continuare la politica del Cavour
nei confronti dei garibaldini, che volevano risolvere la questione di
Venezia e Roma.
Garibaldi andò in
Sicilia, dove raccolse volontari per agire contro Roma, marciando verso
la Calabria. Rattazzi era convinto di poter intervenire, inviando le
truppe regie col pretesto di ristabilire l'ordine, non appena Garibaldi
fosse entrato nello Stato Pontificio. Invece Napoleone
III lo minacciò, quindi fu costretto a bloccare il movimento garibaldino
con la forza. Il 29 agosto 1862 nei pressi dell'Aspromonte si ebbe uno
scontro che portò all'arresto di Garibaldi.
Il successore di Rattazzi, Minghetti, riuscì a concludere un trattato
con Napoleone III tramite il ministro degli esteri Visconti Venosta.
La Convenzione di Settembre conteneva l'impegno da parte dell'Italia
di non attaccare lo Stato Pontificio, ottenendo in cambio il ritiro
delle truppe francesi. Alla Convenzione fu aggiunto un articolo, che
portava la capitale da Torino a Firenze per dimostrare ai clericali
francesi che l'Italia rinunciava a Roma capitale. Ma i torinesi insorsero
e Minghetti fu costretto a dimettersi.