L'ITALIA MERIDIONALE E I NORMANNI (VIII-X sec.)
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

L'ITALIA MERIDIONALE E I NORMANNI (VIII-X sec.)

L'ITALIA MERIDIONALE E I NORMANNI (VIII-X sec.) I Normanni, popolazione nota nel più alto Medioevo con il nome di Vichinghi, dalla Scandinavia, si espansero, fin dai sec.

L'ITALIA MERIDIONALE E I NORMANNI (VIII-X sec.)

I Normanni, popolazione nota nel più alto Medioevo con il nome di Vichinghi, dalla Scandinavia, si espansero, fin dai sec. VIII e IX, per tutta l'Europa, raggiungendo i punti più lontani del mondo allora conosciuto, dall'Islanda alle coste dell'Inghilterra, dal Capo Nord al Mar Bianco. Un gruppo di questi Vichinghi risalì la foce della Senna, e si arrestò, durante il sec. X, nel territorio carolingio. Capeggiati da Rollone, ottennero da Carlo il Semplice quella regione che nel 911 fu elevata a ducato di Normandia e che, nei 150 anni successivi, divenne uno degli Stati più potenti della cristianità latina. Fu infatti il sec. XI a vedere le più grandi imprese dei Normanni, latinizzati nella lingua, parzialmente nel costume ed ormai cristiani.
In Italia, la presenza dei Normanni, per lo più pellegrini, è ricordata fin dai sec. IX e X, mentre le prime compagnie di ventura si trovano in azione durante la rivolta anti-bizantina di Melo di Bari, nel 1017. Nel 1030, con la donazione, da parte del duca di Napoli Sergio IV, della contea di Aversa a Rainolfo Drengot, si ebbe il primo possesso stabile dei Normanni in Italia. Tuttavia le gesta più vistose furono compiute dai membri della famiglia Tancredi di Altavilla (Hauteville). Roberto il Guiscardo, figlio di Tancredi, ricevette da papa Nicolò II, durante il Concilio di Melfi, l'investitura del Ducato di Puglia e Calabria, come feudi della Chiesa (1059), e dopo aver tolto ai Bizantini le città di Napoli, Gaeta, Amalfi, Bari e Reggio (1077), conquistò Salerno, che fece capitale del suo Stato. L'ambizione di Roberto non si fermò, e si estese al Vicino Oriente dove sconfisse i Bizantini a Tessalonica. Il fratello Ruggero si dedicò invece alla Sicilia, al tempo occupata dagli Arabi. Prese Messina, espugnò Palermo (1072) e dopo vent'anni si fece proclamare conte di Sicilia.
Alla morte di Roberto, per febbre a Corfù (1085), i suoi figli, Boemondo, principe di Antiochia, e Ruggero Borsa, duca di Puglia e Calabria, si divisero i beni paterni. Infine con l'incoronazione a Palermo di Ruggero II (1130), nipote di Tancredi, il più avveduto e saggio dei sovrani normanni, avvenne l'unificazione dell'Italia meridionale. Quando nel 1189 morì Gulglielmo II il buono, ultimo discendente dei re normanni, il Regno passò nelle mani di Enrico VI di Svevia, che aveva sposato sua zia Costanza d'Altavilla.
Il feudalesimo dei Normanni fu tenuto a freno da un forte governo centrale provvisto di esercito proprio. La Sicilia ebbe anche una specie di parlamento formato da un braccio militare ed uno ecclesiastico: questo organo deliberava sul donativo da fare al sovrano e poteva proporre nuove leggi.

 

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