LE REPUBBLICHE MARINARE (VI-X sec.)
Venezia Espansione e conquiste
Venezia fu la più importante delle repubbliche
marinare. Le sue origini risalgono ai secoli V e VI, quando, per sfuggire
alle invasioni dei barbari (Goti, Unni, Ostrogoti, Longobardi), gli
abitanti romani di Aquilia, e di altre città del Veneto, cercarono rifugio
nelle isole della laguna (Grado, Caorle, Torcello, Malamocco, Chioggia,
Rivalto). Essa fu dapprima soggetta al dominio bizantino, ma verso la
fine del secolo VIII, venuta meno l'autorità bizantina sulla laguna
per l'invasione longobarda, divenne autonoma.
A capo dello Stato era il Doge, eletto a vita (primo doge fu, secondo
la tradizione, Paoluccio Analesto, 697); ma, per impedire che il suo
potere si trasformasse in assoluto, i più alti affari dello Stato venivano
deliberati dall'assemblea del popolo, detta arengo o concione.
Più tardi l'aristocrazia veneziana (che, a differenza dell'aristocrazia
feudale, era formata dalle famiglie maggiormente arricchite con i traffici)
riuscì ad assumere il potere politico, dando origine a un governo oligarchico.
Nel 1172 l'arengo fu sostituito dal Maggior Consiglio, composto di 480
consiglieri; più tardi si introdusse il Minor Consiglio o Senato, composto
da pregàdi, cosiddetti perché pregati dal Doge di dare il loro parere.
Nel 1297 ebbe luogo la famosa Serrata del Maggior Consiglio, con cui
si limitava il diritto di far parte del Maggior Consiglio solo a quelle
famiglie che ne avevano fatto parte negli ultimi quattro anni.
In tal modo l'aristocrazia veneziana, già preponderante nel governo,
assicurava a sé e ai suoi successori la somma dei poteri, trasformando
la repubblica in una oligarchia.
Naturalmente ciò non poté avvenire senza provocare forti reazioni da
parte degli esclusi (congiura di Baiamonte Tiepolo del 1310; congiura
del doge Marin Faliero del 1355). Tuttavia queste congiure andarono
fallite, e fornirono l'occasione per istituire il famoso Consiglio dei
Dieci, coi relativi tre Inquisitori,
che dovevano ricercare i colpevoli di delitti contro lo Stato (1310).
Venezia, per la sua posizione sull'Adriatico,
che la rendeva tappa naturale del commercio fra l'oriente e l'Occidente,
fu dapprima contesa tra i Franchi e i Bizantini; in seguito, resi vani
tutti i tentativi a causa degli ostacoli naturali della laguna, iniziò
autonomamente la sua espansione nell'Adriatico.
Verso la fine del secolo X, con il doge Pietro Orseolo II, Venezia si
impadronì delle coste dell'Istria e della Dalmazia, abbandonate dai
Bizantini. E verso la metà del secolo XI, alleata con gli stessi Bizantini,
combatté contro i Normanni di Roberto il Guiscardo, che si erano insediati
nel basso Adriatico minacciando la penisola balcanica, e pur senza ottenere
una vittoria decisiva, ricevette la città di Durazzo e privilegi nel
porto di Costantinopoli.
Lo sviluppo della potenza veneziana venne favorito anche dalle Crociate,
particolarmente dalla quarta (1204), che si concluse con la conquista
dell'Impero bizantino e la fondazione dell'Impero latino d'Oriente.
In quella occasione Venezia si impadronì anche delle isole e dei porti
dell'Egeo e dello ionio, ottenne per le sue merci l'esenzione dai dazi
in tutti i paesi dell'Impero, e il suo doge prese il titolo di Signore
di un quarto dell'Impero romano. La quarta Crociata rese in tal modo
Venezia padrona di tutto il Mediterraneo orientale, consolidando la
sua supremazia commerciale in oriente e la sua grandezza politica ed
economica fino a tutto il secolo XVI.
Nella seconda metà del secolo XIII, avendo i Genovesi, recato aiuto
ai Bizantini per la conquista dell'Impero latino d'Oriente, e ottenuto
in compenso importanti privilegi in Asia Minore e nel mar Nero, si trovarono
di fronte la rivale Venezia. Le due repubbliche si combatterono aspramente
per quasi due secoli in parecchie battaglie navali, tra cui nel 1298,
quella presso l'isola di Curzola, in cui l'armata veneziana di Andrea
Dandolo fu distrutta da quella genovese di Lamba Doria. Tuttavia nel
Trecento, in seguito alla guerra di Chioggia, Venezia riuscì a far riconoscere
a Genova la propria supremazia.