LA SPEDIZIONE DEI MILLE (1860)
Incontro di Teano
Il primo ministro piemontese era certo che né l'Austria, occupata a
curarsi le ferite della sconfitta del 59, né l'Inghilterra si sarebbero
intromesse nelle questioni italiane; c'era solo l'eterno ostacolo rappresentato
da Napoleone III,
il quale temeva un attacco contro il papa. Cavour allora cercò di far
capire all'Imperatore che, se non voleva vedere l'instaurazione della
Repubblica mazziniana, bisognava permettere al Piemonte di fermare i
garibaldini là dove erano. Napoleone si convinse e accantonò il timore
di scontentare il partito clericale.
I disordini scoppiati in alcune città dello Stato Pontificio dettero
il pretesto alle truppe di Vittorio Emanuele, di varcare i confini e
di occupare le Marche e l'Umbria. Intanto quanti erano rimasti dell'esercito
borbonico, appoggiati dalla fortezza di Capua, tentavano l'ultima riscossa
sulle rive del Volturno, ma dopo due giorni di battaglia ci fu la capitolazione.
Garibaldi, amareggiato dall'intervento piemontese, che aveva tolto ai
suoi volontari la gloria della conquista di Roma, si piegò davanti al
proclama emanato dal re ad Ancona, al momento di assumere il comando
dell'esercito. Firmò il decreto per indire il plebiscito, che si svolse
nei giorni 21 e 22 ottobre, dando larga maggioranza di voti per l'annessione
al Piemonte. Il 26 ottobre, Garibaldi e Vittorio Emanuele s'incontrarono
vicino a Teano. Poi i due uomini si ritirarono per un colloquio delicato.
Garibaldi doveva andarsene e voleva ottenere per le sue camicie rosse
l'immissione nell'esercito regolare, con lo stesso grado ricoperto durante
la campagna. Gli venne concesso, ma fu fatta una rigida selezione in
base alle idee politiche, che essi professavano, e molti rimasero esclusi.
Nella notte tra 1'8 e il 9 Novembre, Garibaldi si imbarcò su una nave
inglese per ritornare a Caprera, dopo aver rifiutato le offerte del
re: la nomina a generale d'armata, il collare dell'Annunziata, un titolo
principesco, la dote per la figlia e un battello a vapore.