L'ITALIA AL CONGRESSO DI VIENNA (1814-1815)
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

L'ITALIA AL CONGRESSO DI VIENNA (1814-1815)

L'Italia al congresso di Vienna I princìpi politici che ispirarono questo grande Congresso erano decisamente

L'Italia al congresso di Vienna

I princìpi politici che ispirarono questo grande Congresso erano decisamente conservatori: Restaurazione, ossia il ripristino della situazione politica pre-napoleonica (1792); Legittimità, delle rivendicazioni delle dinastie reali; Solidarietà politica verso i sovrani legittimi, intesa a neutralizzare le crescenti forze rivoluzionarie e liberali.
Al congresso presero parte quasi tutti i grandi Stati ed i principi europei. Per le cinque grandi potenze intervennero: il principe Metternich per l'Austria, Castlereagh per la Gran Bretagna, lo zar Alessandro I e Nesselrode per la Russia, Hardenberg e Humboldt per la Prussia, e Talleyrand per la Francia.
L'Italia, che Metternich aveva definito sprezzantemente una semplice espressione geografica, fu smembrata territorialmente.
Il Regno di Sardegna tornò sotto i Savoia, che riottennero Nizza e la Savoia, ed inoltre fu aggiunta la Liguria, che non voleva perdere la sua indipendenza;
Il Regno Lombardo-Veneto apparteneva all'Imperatore d'Austria Francesco I, e fu governato da un viceré;
Il Ducato di Parma e Piacenza furono assegnati a Maria Luisa, figlia dell'Imperatore Francesco I ed ex moglie di Napoleone;
Il ducato di Modena e Reggio passò sotto l'arciduca Francesco IV d'Absburgo-Este, figlio di un principe austriaco;
Il Ducato di Lucca fu governato da Maria Luisa di Borbone;
Il Ducato di Massa e Carrara fu restituito a Maria Beatrice d'Este; alla sua morte (1829), fu riunito al Ducato di Modena;
Il Granducato di Toscana con l'ex Stato dei Presidi e l'ex Principato di Piombino, ebbe come sovrano Ferdinando III di Asburgo Lorena;
Lo Stato Pontificio, ripristinato negli antichi confini (comprendenti il Lazio, l'Umbria, le Marche, la Romagna e i Principati di Pontecorvo e Benevento), ritornò al Pontefice;
Il Regno di Napoli, ritornato ai Borboni, assunse il nome di Regno delle due Sicilie, e furono aboliti il parlamento siciliano e le altre istituzioni particolari dell'isola.
Sotto l'influsso dei circoli romantici, inoltre, lo zar Alessandro I abbozzò un programma per la difesa della religione. Nacque così la Santa Alleanza (1815), un accordo tra i monarchi Russi greco-ortodossi, l'Austria cattolica e la Prussia protestante per impegnarsi in un governo cristiano secondo le parole delle Sacre Scritture. I sovrani stabilirono anche che la loro responsabilità davanti a Dio dava loro il diritto di intervento su ogni aspirazione nazionale e liberale. Alla Santa Alleanza aderirono tutti i monarchi europei, escluso il papa.
In un secondo momento però, viste le manovre di Metternich per sfruttare la Santa Alleanza ai fini della sua politica conservatrice, la Gran Bretagna decise di chiamarsi fuori, e di respingere ogni diritto d'intervento. In questo modo la Gran Bretagna divenne la patria dei liberali.

 

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