LE FASI DELLA TERAPIA MANSIONALE
benessere
10 Ottobre 2009 amministratore

LE FASI DELLA TERAPIA MANSIONALE

Fin dalle prime sedute, il terapeuta, osservando la relazione, inizia a formulare ipotesi che vengono continuamente testate e progressivamente ricalibrate, in modo da costruire una mappa chiara della situazione

Fin dalle prime sedute, il terapeuta, osservando la relazione, inizia a formulare ipotesi che vengono continuamente testate e progressivamente ricalibrate, in modo da costruire una mappa chiara della situazione personale e interpersonale alla base della patologia sessuale. In particolare, nella costruzione della strategia terapeutica, il terapeuta deve cercare di valutare quanto il sintomo si configura come una necessità assoluta, in quel particolare tipo di organizzazione relazionale, o piuttosto come un accidente periferico, che, se non ci fosse, non sconvolgerebbe troppo le basi su cui si regge la relazione. Ad esempio se un’eiaculazione precoce primaria si è sempre manifestata con tutte le partner incontrate dal paziente nel corso della sua vita, tale disturbo sembra trovare una spiegazione più in cause intrapsichiche che relazionali, anche se esso ha, comunque, delle risonanze nella relazione; al contrario, la causa del disturbo è di natura relazionale, nei casi di matrimonio bianco, in cui entrambi hanno vissuto per la prima esperienza di coppia, e presentano la richiesta di generare un figlio, senza riconoscere la problematicità della loro vita sessuale.

La specificazione della natura del sintomo sessuale implica importanti differenze nella gestione della terapia: infatti, se il sintomo si rivela indispensabile al mantenimento dell’equilibrio di coppia, la prognosi è più lunga e la terapia si pone come obiettivo la modificazione della relazione; al contrario, se il sintomo non è indispensabile all’organizzazione relazionale della coppia, si possono utilizzare le modalità relazionali preferite della coppia per facilitare l’esecuzione delle mansioni e quindi l’evoluzione della terapia (Fenelli, Lorenzini, 1991).

Nel corso delle sedute, il terapeuta ricostruisce la storia della relazione, partendo dal “qui ed ora” del problema e del rapporto coniugale, per ricostruire poi il loro incontro e la scelta reciproca, i cambiamenti della relazione nel corso del tempo, soprattutto in relazione agli eventi vitali più significativi (fidanzamento, matrimonio o convivenza, distacco dalle famiglie di origine, nascita dei figli, situazioni lavorative, distacco dei figli, altre relazioni affettive intercorrenti). È necessario stimolare la libera espressione di entrambi i partner sul significato di tali mutamenti, dal momento che lo stesso evento può avere assunto per ciascuno un significato molto diverso, senza che questo significhi che uno ha ragione e l’altro torto.

Mediante la ricostruzione della storia della coppia, è possibile ricostruire il loro stile relazionale, che, generalmente, si distingue in due categorie principali: competitivo o cooperativo. Nel primo caso, la vittoria di uno dei due coincide con la sconfitta dell’altro, che rappresenta il nemico da battere ad ogni costo; al contrario, nel modello cooperativo, o si vince o si perde insieme, anzi i tentativi di sopraffare l’altro, conducono entrambi alla sconfitta.

Comunque, il tipo di rapporto più frequente all’inizio della terapia è quello di tipo collusivo, nel quale ciascuno protegge le parti deboli dell’altro, sperando di essere, a sua volta, non attaccato nelle proprie: è un’area di apparente cooperazione in una cornice di competizione. Anche la richiesta di terapia sembra essere dettata da un’apparente cooperazione, che si sgretola nel momento in cui si propongono dei reali cambiamenti: ciò determina l’utilizzo di sabotaggi e resistenze di ogni genere, che derivano da una cornice di sostanziale competizione (Fenelli, Lorenzini, 1991).

Dunque, uno degli obiettivi della terapia è la creazione di un clima di cooperazione che consenta lo svolgimento delle mansioni, e di conseguenza, il raggiungimento del goal finale. Una volta creato un tale clima di collaborazione, il terapeuta comincia ad utilizzare le mansioni sessuali, che come si è accennato in precedenza, sono delle prescrizioni di comportamento sessuale, mediante le quali vengono affrontati i problemi, discusse le resistenze e valutati i miglioramenti. Le mansioni sessuali sono organizzate in base a quattro tappe fondamentali: la conoscenza di sé; la conoscenza dell’altro e di sé tramite l’altro; la conoscenza del proprio piacere; la conoscenza del piacere di coppia e dell’intimità (condivisione di emozioni). La conoscenza di sé comprende una conoscenza comportamentale, cognitiva e relazionale dal punto di vista sessuologico.

Per conoscenza di sé “comportamentale” si intende la conoscenza del proprio corpo e delle risposte sessuali, a partire dall’esplorazione visiva e tattile fino alle modalità di stimolazione dei genitali. Per conoscenza di sé, dal punto di vista cognitivo, si intende la consapevolezza dei pensieri, del dialogo interno, del proprio immaginario e dei propri contenuti emozionali ottenuta con il processo dell’autosservazione. Infine, la conoscenza del sé, dal punto di vista relazionale, è intesa come il riconoscimento dell’aspetto relazionale del proprio comportamento, e quindi, la capacità di riconoscere il comportamento dell’altro come una “risposta” evocata da noi (Fenelli, Lorenzini, 1991).

Anche per quanto riguarda la conoscenza dell’altro e di sé tramite l’altro, sono presenti tre livelli di osservazione: a livello comportamentale, si pone l’attenzione sulla conoscenza del corpo e delle risposte sessuali del partner e della percezione di sé attraverso il contatto con l’altro; a livello cognitivo, si cerca di scoprire le risposte emotive e i desideri del partner e le proprie emozioni suscitate dal contatto con l’altro; infine, a livello relazionale, si individuano i “giochi della coppia”, i ruoli giocati e le richieste “relazionali”. La conoscenza del piacere rappresenta per il soggetto la possibilità di sperimentare il piacere sessuale, di scoprirlo nel suo aspetto individuale e di entrare in contatto con le proprie emozioni. A livello comportamentale, ciascun partner viene guidato a sperimentare livelli di piacere orgasmico in maniera “egoistica”, con comportamenti rivolti unicamente al soddisfacimento di propri desideri. A livello cognitivo, è importante l’elaborazione delle emozioni e dell’arousal sessuale, in un processo di “controllo non controllato”, ossia la capacità di vivere pienamente l’esperienza emozionale, consci della sua controllabilità. A livello relazionale, l’esperienza di provare piacere in presenza dell’altro facilita il processo di “affidamento” e delega del controllo come inizio di un processo di cooperazione, in cui il piacere (dato e ricevuto) ha perso ogni significato di potere relazionale. Infine, per quanto riguarda la conoscenza del piacere di coppia, a livello comportamentale, si esplorano i comportamenti utili a procurare reciprocamente piacere; a livello cognitivo, si elaborano le esperienze di esposizione a livelli di intimità crescente, con la condivisione delle emozioni sessuali; a livello relazionale, l’obiettivo finale è il raggiungimento di un processo di cooperazione (Fenelli, Lorenzini, 1991).

 

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