La divinità lunare dei Greci e dei Romani
I Greci, raccogliendo l'eredità dell'orientale Astarte e della frigia Cibele, trasformarono la divinità lunare in Selene, dea dell'amore, e in Artemide, dea della caccia e della castità; mentre con il nome di Ecate, dea dell'oltretomba, era simile alla Luna nera mesopotamica. I Romani mutarono i nomi della divinità lunare greca in Diana, Lucina (da cui poi deriverà Luna) e Trivia e sostituirono agli antichi sacrifici umani, ricordiamo a tal proposito il sacrificio di Ifigenia in Aulide celebrati alla dea della notte, l'usanza di ululare lungamente nei trivii: "Nocturnisque Ecate triviis ululata per Urbem".
Questo aspetto triforme della Luna racchiudeva i tre momenti essenziali: nascita-vita-morte. Alla dea venivano celebrati sacrifici di animali: addirittura cento buoi in occasioni solenni, da cui la parola ecatombe, che significa, appunto, cento buoi.
Nella regione della Frigia, in Asia Minore, la Luna era venerata anche sotto la figura del dio Men. Da questa radice sono derivati i termini greci mé n, mese, e mé ne, luna, ed il latino mensis, oltre che le forme Moon e Mond per Luna, rispettivamente in inglese e tedesco.