In Italia sempre meno meritocrazia
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05 Ottobre 2010 UFFICIO STAMPA RANDSTAD

In Italia sempre meno meritocrazia

lavoro giovani - Vibrant Image Studio - Shutterstock.com

Per Randstad il 38% dei giovani italiani alla ricerca di lavoro si affida ancora al passaparola e alla famiglia Poco utilizzati i Centri per l’impiego, le Università e le Agenzie per il lavoro

7 Novembre  2011 - I canali privilegiati attraverso cui i giovani italiani  cercano un’occupazione sono ancora il passaparola e i contatti familiari e, dunque, ne deriva un “rischio merito” per le nuove generazioni che si avvicinano al mercato del lavoro. E’ questo uno degli aspetti che è emerso dall’intervento della Dott.ssa Alessandra Rizzi, Chief Operations Officer di Randstad Italia, all’interno del Workshop dedicato alle risorse umane tenutosi nei giorni scorsi presso Villa D’Este a Cernobbio dal titolo: “Nuova impresa e nuovo mercato del lavoro: persone e organizzazioni di fronte alle prossime sfide”.

L’incontro, nato dalla collaborazione di Randstad e European House-Ambrosetti con l’obiettivo di offrire alle Organizzazioni chiavi di lettura innovative per valorizzare il talento dei giovani e scegliere politiche efficaci per favorirne attivazione e ingaggio duraturi nel tempo, ha visto la partecipazione in qualità di Relatori di Graziella Gavezotti (Presidente e Amministratore Delegato Edenred), Paul Evans, Professor of Organisational Behaviour INSEAD (Fontainebleau & Singapore), Arrigo Sacchi (Allenatore di calcio FEDERCALCIO), Pier Luigi Celli, (Amministratore Delegato e Direttore Generale Università Luiss Guido Carli), Marco Vernieri (Direttore del Personale Banca Intesa Sanpaolo), Marco Grazioli, (Senior Partner The European House-Ambrosetti), Cristiana Manara Partner The European House-Ambrosetti ) e Alessandra Rizzi (Chief Operations Officer Randstad Italia).

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Proprio quest’ultima ha presentato alcuni dati da cui emerge che L’Europa  sconta la mancanza di un modello esplicito per  favorire l’ingresso e la permanenza delle nuove generazioni nel mondo del lavoro. In questo scenario le Agenzie per il lavoro, dicono i dati,

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posso giocare un ruolo importante per facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.  In Italia però il 38% dei giovani alla ricerca di occupazione si appoggia ancora  al passaparola e alla famiglia di origine, non aiutando così la mobilità sociale che è ancora troppo bassa. Inoltre, a differenza di altri paesi europei,  solo il 10% del collocamento complessivo, ed il 16% di quello giovanile, passa attraverso canali specializzati come centri per l’impiego, Università, o Agenzie per il Lavoro. (Fonte: Isfol PLUS 2010).

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Diversa, al contrario, la situazione in Europa: da una recente indagine condotta in diversi paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Spagna e Regno Unito), infatti, emerge che in paesi come il Regno Unito (90% del campione), l’Olanda (78%) o la Polonia (77%) gran parte degli intervistati concorda nel ritenere che le Agenzie per il lavoro siano un interlocutore efficace nel trovare anche  un posto di lavoro “fisso”. E in Italia? Qui si sta lavorando per influire positivamente sul tasso di penetrazione relativo al settore e aumentare, quindi, quel 40% dei consensi. (Fonte: Studio OME study: Regards croisés sur l’interìm 2010). Come? Valorizzando i servizi proposti e la percezione delle agenzie:

 

“Le Agenzie per il Lavoro, realtà ormai polifunzionali che offrono non solo servizi quali la somministrazione ma anche il permanent placement, la formazione e servizi di ricerca e selezione, possono essere il ponte in grado di collegare direttamente i giovani italiani al mercato del lavoro – commenta la Dott.ssa Rizzi – sia per il raggiungimento degli obiettivi occupazionali EU 2050 che per instaurare, come già avviene in molti Paesi, una vera e propria cultura del merito basata sull’alternanza scuola-lavoro, sul concetto di flessibilità e sullo sviluppo del part time volontario. Dalla nostra recente analisi “Bridging the Gap“ emerge che i moderni rapporti di lavoro, come il part-time, i contratti a tempo determinato, la somministrazione di lavoro a tempo detrminato e il lavoro autonomo, stanno diventando sempre più comuni, soprattutto nei Paesi scandinavi e anglosassoni, gli stessi che fanno registrare i dati occupazionali più confortanti e in linea congli standard fissati dall’UE. E – conclude la dott.ssa Rizzi - l’eccellente partecipazione di questi Paesi è collegata, in parte, ai mercati del lavoro interni che offrono impieghi temporanei ‘di buona qualità’.”

 

Dalla mancanza, o dal lento sviluppo di queste “buone pratiche” deriva quello che la Dott.ssa Rizzi definisce un “Rischio Merito” per il nostro paese perchè l’utilizzo di canali informali, come i contatti familiari e il passaparola, sono un’implicita selezione avversa rispetto all’obiettivo virtuoso di molti Stati di fare emergere i migliori talenti e valorizzare la meritocrazia.

 

Dalla relazione della Dott.ssa Alessandra Rizzi, infine, emerge che in Europa, come in Italia il mercato del lavoro chiede una combinazione di tre elementi fondamentali:

1) produttività, partecipazione e immigrazione;

2) conoscenza e condivisione di “buone prassi” globali, come l’aumento del part-time volontario o forme tutelanti di flexicurity;

3) capacità e competenze dei candidati per rimanere competitivi sul mercato e poter rispondere alle reali esigenze delle aziende.

 

E’ il concetto di flessibilità, dunque, a facilitare un buon matching tra domanda e offerta di lavoro conclude il COO di Randstad Alessandra Rizzi: “Flessibilità dei candidati intesa come voglia di provare esperienze diverse e di farne tesoro, anche durante il periodo di studio, quindi flessibilità tra il tempo dello studio ed il tempo del lavoro, ma anche flessibilità delle aziende nel voler investire sulla formazione, nel creare partnership con gli operatori specializzati per facilitare l’apprendimento e la disponibilità a dare una chance ai giovani anche se non ancora perfettamente completi dal punto di vista professionale. Infine flessibilità mentale, soprattutto nelle nuove generazioni, nel passare dal concetto della ‘garanzia del posto di lavoro’ alla ‘garanzia di occupazione’ e cioè alla Flexicurity, un ponderato mix di contratti flessibili, formazione continua, change management (politiche che aiutino le persone ad affrontare cambiamenti rapidi) previdenza sociale e dialogo sociale.

 

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