Discriminazioni: due casi risolti a favore delle lavoratrici
Sono circa 350 i casi pervenuti all’ufficio della Consigliera di Parità provinciale di Torino dal 2001 al primo
trimestre 2008, in crescita da 14 casi del 2002 a 88 del 2007, già 23 nel primo trimestre 2008.
Il risultato è frutto dell’attività in rete con i Centri per l’impiego della provincia, i Sindacati e la Direzione
Provinciale del Lavoro – Servizi Ispettivi, le agenzie formative, le ASL e ASO, i Consulenti del Lavoro e di
attività di promozione specifiche.
«La maternità permane il fattore di rischio maggiore per le lavoratrici – spiegano le Consigliere di Parità
Laura Cima e Ivana Melli - come dimostrano anche i due casi che oggi abbiamo presentato e che si sono
risolti, con il nostro sostegno, favorevolmente per le lavoratrici. Un caso di demansionamento e di
progressiva esclusione, fino ad arrivare al licenziamento, l'altro riguarda il riconoscimento dei diritti della
lavoratrice nella progressione di carriera. Discriminazioni, soprattutto queste ultime, che troppo spesso le
donne accettano in silenzio e che contribuiscono a mantenere alto il gap tra salari maschili e femminili e
nell’accesso ai ruoli di responsabilità. Questi casi, risolti con successo sono un importante esempio e un
incoraggiamento per tutte le lavoratrici e i lavoratori che si trovano in difficoltà affinché trovino il coraggio di
informarsi e di chiedere aiuto. D'altro canto per ricordare all'azienda che la discriminazione è un costo che
può essere evitato con una gestione delle risorse umane attenta alla persona e alla sua valorizzazione».
Sentenza: la maternità deve essere riconosciuta nella progressione di carriera
Lieto fine con sentenza della Corte d’Appello di Torino per la causa di una dipendente della Pubblica
amministrazione. La lavoratrice, impiegata presso un Comune del circondario di Torino, aveva denunciato il
mancato riconoscimento del periodo di astensione obbligatoria per maternità ai fini della sua progressione
di carriera, con conseguente danno anche a livello retributivo. La sentenza della Corte d’Appello di Torino,
ha confermato le conclusioni del Giudice di primo grado, specificando in più la natura discriminatoria del
comportamento della Pubblica Amministrazione nei confronti della dipendente.
La natura discriminatoria era stata rilevata, in particolare dall’atto adesivo della Consigliera di Parità
provinciale curato dall’avv. Mirella Caffaratti, in quanto avere escluso la lavoratrice dalla valutazione per la
progressione orizzontale di carriera, a cagione del fatto che si trovava in maternità, viola la normativa che
prevede che i periodi di aspettativa per gravidanza e maternità obbligatoria siano considerati a tutti gli effetti
quale servizio effettivamente prestato. La normativa (D.lgs 198/2006 comma 2) prevede la possibilità di
azioni positive per le pari opportunità e l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro per eliminare
la disparità…. Progressione di carriera.
Accolte in pieno, quindi, le ragioni della lavoratrice e della Consigliera di Parità provinciale.
Il demansionamento dopo la maternità è un comportamento discriminatorio
La Consigliera provinciale, con la consulenza legale dell’avv. Mirella Caffaratti, è intervenuta in adesione al
ricorso di una lavoratrice che aveva denunciato il demansionamento sul luogo di lavoro al rientro dalla
maternità. Il suo posto di lavoro era stato affidato al collega assunto per sostituirla nel periodo di astensione
obbligatoria e alla lavoratrice erano state assegnate “operazioni semplici ed elementari, quali sono quelle di
inserimento dei dati in un computer”. Infine era seguito il licenziamento, causa la soppressione del posto al
quale era stata assegnata illegittimamente, a seguito del demansionamento.
Nell’ambito dell’atto adesivo della Consigliera di Parità era rilevato come «con tutta evidenza, l’intero
comportamento della società convenuta è discriminatorio, in quanto non sono mai stati considerati, come la
legge impone di considerare, gli eventi gravidanza e maternità e, anche se il comportamento della società
convenuta potesse apparire neutro, questo in realtà, è stato tale da mettere la lavoratrice, in quanto madre,
in una situazione di particolare svantaggio rispetto ai lavoratori sino a provocare la sua espulsione
dall’azienda».
Nell’ambito della conciliazione avvenuta tra le parti di fronte al giudice, è stato previsto il risarcimento della
lavoratrice e, l’impegno da parte dell’azienda a diffondere tra tutti i dipendenti il Codice Pari Opportunità,
inserendolo nel listino paga del mese di luglio.
I casi del primo trimestre 2008
I 23 casi pervenuti all’ufficio della Consigliera di Parità provinciale nel primo trimestre 2008 segnalano una
continuità con il 2007 rispetto all’età delle persone che si rivolgono al servizio: nel 49% dei casi in un’età
compresa tra i 35 e 40 anni mentre nel 2006 la prevalenza era tra lavoratrici/ori di età tra i 30 e i 35 anni
(35%).
Il 69% degli utenti che ha richiesto un colloquio con la Consigliera vive una situazione famigliare parentale, il
22% è rappresentato da donne in situazione monoparentale.
Nel 70% dei casi sono lavoratrici/ori di imprese private con un contratto a tempo indeterminato (l’87%),
svolgono un’attività impiegatizia (53%) o operaia (43%), in prevalenza nel settore dei servizi (39%).
Gli utenti che denunciano discriminazioni lavorano in prevalenza in piccole aziende (inferiori ai 15
dipendenti) - il 30 % - ma anche, e questo rappresenta un elemento di novità, in grandissime aziende
(oltre 500 dipendenti) – 30%.
Profilo dell’utenza: Donna di nazionalità italiana (si segnala una lavoratrice straniera e tre lavoratori
maschi); Età compresa tra i 35 e i 40 Diploma di scuola media inferiore e/o superiore Contratto a tempo
indeterminato e a tempo pieno Prevalentemente nel settore dei servizi Ruolo di impiegata In aziende di
piccole e/o grandissime dimensioni.
Fonte
Ufficio della Consigliera di Parità
c/o Provincia di Torino
www.consiglieraparitatorino.it
www.provincia.torino.it