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10 Ottobre 2009 amministratore

08 Gennaio 2007 Ascanio Celestini in Scemo Di Guerra

MARTEDÌ 9 e MERCOLEDÌ 10 GENNAIO al TEATRO LAURO ROSSI di MACERATA per la STAGIONE promossa da COMUNE DI MACERATA e AMAT

Dopo le festività di fine anno il Teatro Lauro Rossi di Macerata torna ad ospitare gli appuntamenti della stagione di prosa promossa da Comune di Macerata e Amat.

Martedì 9 e mercoledì 10 gennaio sarà in scena Ascanio Celestini con Scemo di guerra. Roma 4 giugno ’44, spettacolo da lui scritto interpretato e diretto che ha debuttato nel 2004 a La Biennale di Venezia e da cui, nel 2005, la casa editrice Einaudi ha pubblicato, nella collana Arcipelago, il romanzo.

Celestini è unanimemente riconosciuto, in Italia, come uno dei più giovani e importati esponenti del filone del “teatro della memoria”. Nel 2002 l’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro gli ha assegnato il premio della critica e ha inoltre ricevuto il Premio UBU Speciale “per il complesso della sua ricerca della Storia dentro alle sue storie”. La sua passione per la tradizione orale, le sue straordinarie capacità affabulatorie unitamente ad uno stile originale sanno rendere vive, concrete, emozionanti le piccole storie personali dei suoi racconti. Nei suoi spettacoli i fatti si moltiplicano nelle voci di chi ricorda (la storia orale), i luoghi trovano concretezza in strade, vie, case, stanze (la storia materiale), la memoria si coagula nella nostra storia.

Scemo di guerra lo vede raccontare le memorie di suo padre come si legge nelle note allo spettacolo: “Mio padre raccontava una storia di guerra. Una storia di quando lui era ragazzino. L’ho sentita raccontare per trent’anni. È la storia del 4 giugno del 1944, il giorno della Liberazione di Roma. Per tanto tempo questa è stata per me l’unica storia concreta sulla guerra. Era concreta perché conoscevo le strade di cui parlava. Conoscevo il cinema Iris dove aveva lavorato con mio nonno e poi era concreta perché dopo tante volte che la ascoltavo avevo incominciato a immaginarmi pure i particolari più piccoli del suo racconto. Ogni volta che raccontava faceva delle digressioni, allungava o accorciava il discorso inserendo episodi nuovi o eliminando parti che in quel momento considerava poco importanti. Così quando ho incominciato a fare ricerca ho deciso di registrarlo e provare a lavorare sulle sue storie. Da queste storie nasce Scemo di guerra.

Nello spettacolo si ritrovano alcuni avvenimenti molto conosciuti come il bombardamento di San Lorenzo o il rastrellamento del Quadraro con più di mille persone deportate. Alcuni fatti sono veramente accaduti a lui come quando ha rischiato di farsi ammazzare mentre raccoglieva una cipolla. Alcuni sono altrettanto veri, ma li ho ascoltati da altre persone come la storia del soldato seppellito vivo all’Appio Claudio. Certe cose, invece, me le sono inventate io o le ho prese da altri racconti di altre guerre che mi è capitato di ascoltare.

Adesso credo che questa sua storia per me sia diventata il modo per mantenere un duplice legame sentimentale: quello politico con la mia città e quello umano con mio padre.

Mio padre era nato a Roma nel 1935. Era nato al Quadraro che è una borgata di Roma. Stava a via dei Laterensi 35 in un palazzo fatto a forma di bara e tutti lo chiamavano il palazzo a cassa da morto.

Mio padre era il secondo di quattro fratelli, ma un giorno mi raccontò che tra mio zio Ernesto che era il primo e lui ai miei nonni gli era nato un altro figlio che volevano chiamare Gaetano, ma ‘sto figlio era nato morto. Così quando nacque mio padre, in omaggio al fratello lo chiamarono Gaetano pure a lui. Ma chiamarlo in quella maniera gli faceva impresione ed è per questo motivo che mio padre venne sempre chiamato Nino, invece che Gaetano come il fratello morto. Mio padre andava a lavorare al cinema Iris a Porta Pia con mio nonno che faceva la maschera, le pulizie e il guardiano notturno. Mio padre aveva 8 anni quando arrivò il 4 giugno del 1944.

Quel giorno mio padre vide i soldati fermi all’Arco di Travertino. Mio padre raccontava che nessuno capiva di che esercito si trattasse. Mio padre raccontava spesso di un barbiere che c’aveva le mani belle, ma tornato dalla guerra il barbiere s’era messo a fare l’elemosina. Mio padre raccontava pure di un vecchio che faceva il guardiano dei porci per il principe Torlonia. Dice che aveva scavato una buca e c’aveva nascosto un maiale per non farselo rubare dai tedeschi. Certo volte mio padre diceva che le scimmie sono animali intelligenti e diceva che pure le mosche sono intelligenti. Diceva che sono bestie perfette perchè tutti l’esseri umani al mondo rischiano di morire di fame tranne le mosche. Le mosche si mangiano i morti e la merda. Il mondo è pieno di merda e di morti e le mosche non muoiono mai di fame. In tempo di guerra mio padre raccoglieva le pigne sugli alberi dell’Appio Claudio e un giorno vide un tedesco seduto sotto un pino. Il tedesco s’era levato l’elmetto e mio padre gli pisciò in testa per fargli uno scherzo. Il tedesco gli sparò addosso e ci mancò poco che ammazzasse mio padre.

Mio padre diceva che una volta gli avevano sparato addosso per colpa di una cipolla e diceva pure che durante la guerra ha rischiato di morire tante volte. Diceva “Questa è la vita che si faceva in quell’epoca, sotto i bombardamenti ...la vita dei ragazzini.

Per informazioni e biglietti: biglietteria del Teatro Lauro Rossi tel. 0733 230735 - 233508.
Vendita biglietti on-line su
www.amat.marche.it . Inizio spettacolo ore 21.

Fonte: Barbara Mancia

 
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