15 Marzo 2006 Divento mamma ... e che faccio con il lavoro?
Per quali motivi solo il 18% delle donne in Italia ricopre un ruolo di responsabilità e un ruolo decisionale all’interno delle organizzazione e delle imprese?
La domanda è stata rivolta dalla Consigliera di Parità della Provincia di Torino, Laura Cima, alle donne in posizioni apicali di amministrazioni, istituzioni, associazioni di categoria e dei lavoratori, aziende. Donne che rappresentano un risultato positivo e una speranza importante per il cambiamento nella realtà lavorativa al femminile in provincia di Torino.
Il confronto, aperto nel corso della conferenza stampa tenutasi presso la sede provinciale, ha offerto una lettura del mondo del lavoro dal punto di vista femminile volta a rilevare luci e ombre di un territorio di eccellenza come quello della provincia di Torino rispetto alla conciliazione dei tempi tra vita e lavoro.
“Le donne conoscono, perché lo vivono, il problema di conciliare la gioia e l’impegno di essere madri con il lavoro – spiega Laura Cima - possono avere quindi un approccio differente, come hanno brillantemente raccontato le imprenditrici invitate ad intervenire, dimostrando un’attenzione differente all’introduzione di formule di flessibilità. Dalle rappresentanti istituzionali è stata rilevata la necessità di aiutare le donne a rimanere al lavoro dopo la nascita di un figlio/a o in altri momenti particolari della vita”.
Le difficoltà riguardano ancora la carenza dei servizi. I dati presentati dall’assessore alle pari opportunità, Aurora Tesio circa la presenza dei servizi alla prima infanzia in provincia descrivono una situazione in cui, nonostante i numerosi investimenti in servizi sociali, i nidi pubblici e privati soddisfano solo il 18,5% del fabbisogno.
In un momento particolarmente delicato per la permanenza al lavoro delle donne come la maternità, la mancanza di aiuti adeguati incide in modo rilevante sul loro abbandono, non solo, la Consigliera di Parità della Regione Piemonte Alida Vitale ha rilevato come altri ostacoli stiano: nel costo di questi servizi ma
anche nella rigidità degli orari di lavoro, nei problemi di mobilità sul territorio: “Il fatto che il part time sia concesso per il 23% alle donne (dato regionale) e solo per il 4% agli uomini incide ancora molto sulla difficoltà di condivisione delle responsabilità familiari tra donne e uomini”.
Part- time in crescita per le donne ma con un trend che rallenta e mantiene l’Italia ancora all’ultimo posto in Europa per il suo utilizzo. Se il part- time è poco utilizzato per favorire il mantenimento del posto di lavoro, altre formule come job sharing, telelavoro ad es., lo sono ancora meno.
Anche il mondo della scuola non facilita le famiglie, come ha spiegato Barbara De Bernardi - Sindaco di Condove: “L’utilizzo sempre più ridotto del tempo pieno, secondo i nuovi indirizzi ministeriali, impone alle famiglie la ricerca di altre soluzioni per la cura dei figli mentre i comuni si trovano sempre più in difficoltà, visti i tagli delle risorse a loro disposizione, a venire incontro alle numerose richieste”.
Per favorire la permanenza delle donne al lavoro, una soluzione - ha spiegato Claudia Porchietto - Presidente di API potrebbe individuarsi nei nidi aziendali, anche in forma collettiva, purchè questi garantiscano la professionalità del servizio.
Guardando al mondo della piccola impresa, inoltre, alcuni ostacoli - come ha rilevato Paola Buggia - Presidente Confartigianato – riguardano la difficoltà delle aziende, soprattutto se piccole, nella sostituzione di professionalità per periodi lunghi e la necessità di trovare soluzioni che non danneggino troppo le esigenze aziendali se si vuole superare la diffidenza nei confronti delle lavoratrici.
Maria Luisa Coppa - Presidente Ascom, in particolare ha presentato il suo impegno anche all’interno dell’associazione, dove lavorano per la gran parte donne, e che si propone come un buon campo di sperimentazione per gli strumenti di conciliazione che possano venire incontro a una conciliazione sempre troppo “fai da te” per le donne.
“La principale sconfitta - ha sottolineato Donata Canta Segretaria Generale CGIL Provinciale Torino - è sul fronte della flessibilità nata nell’ambito delle politiche di conciliazione per migliorare le condizioni lavorative e tradottasi poi in un’accezione negativa in quanto sinonimo di precarietà”.
“L’incontro con queste donne – conclude Laura Cima – ha portato alla proposta della creazione di un tavolo congiunto di lavoro che si impegni a trovare soluzioni alle numerose esigenze del territorio. Punto di partenza: la sinergia delle istituzioni di parità con le donne che lavorano, le aziende che sperimentano, le associazioni che hanno un contatto diretto con loro e che conoscono i loro problemi”.
Alcuni dati
Tasso di attività in provincia di Torino 66,9%
Occupati 57,9% uomini – 42,1% donne
Tasso di occupazione: 61,4% (71,3% uomini e 51,5% donne)
Disoccupazione: 48,2% uomini – 51,8% donne
Part time in aumento per donne in tutte le classi di età (2005: 24,8%
Come persone ed aziende della provincia di Torino
vivono la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro
Diventare mamma e continuare a lavorare: una conquista per le donne anche quando il lavoro è fonte di soddisfazione, oltreché di reddito, migliora la qualità di vita, influisce in modo positivo nel rapporto con i figli.
L’equilibrio è delicato: sono determinanti l’aiuto che si può avere nella gestione familiare e la possibilità di beneficiare di formule flessibili nell’organizzazione lavorativa.
A raccontarlo sono due donne che di strada ne hanno fatta molta sul lavoro senza rinunciare alla gioia di avere una famiglia.
Cristina Protti, dirigente della PRC Multimedia srl, due figli, sottolinea come l’esperienza umana della maternità sia un valore anche in ambito lavorativo, una parte importante di quel bagaglio di capacità e competenze che ciascuno acquisisce e trasferisce. “Certo non è facile – spiega - ma ci sono la passione per la propria attività, le possibilità di relazione e di confronto anche con altre donne”.
Paola Freda, ingegnere e manager, dal 2004 direttore della nuova struttura complessa di ingegneria clinica all’Ospedale Molinette, è anche mamma di due gemelle di 12 anni e ha impegni associativi importanti in Fidapa e nell’associazione Diva, a dimostrazione di quanto si possa fare se si riesce a trovare un buon
compromesso tra famiglia e lavoro.
Tuttavia, per molte donne l’abbandono del posto il lavoro dopo la maternità è l’unica alternativa: mancanza di servizi, scarsa disponibilità delle aziende all’utilizzo di formule flessibili quali il part-time, spesso atteggiamenti ostili, determinano la scelta. L’esame delle motivazioni, rilevate in provincia di Torino dall’analisi condotta dalla Consigliera di Parità, dice anche che a tenere alta la media di 55 donne al mese
che si dimettono nel primo anno di età del figlio, contano spesso le scarse motivazioni verso un lavoro che non le gratifica e non promette possibilità di crescita professionale.
La progressione di carriera è, infatti, l’altro tasto dolente per le donne, scarsamente presenti ai vertici aziendali. La discriminante è molto spesso legata al timore della maternità, per cui le donne sono considerate meno affidabili degli uomini e la scelta per loro è spesso obbligata: figli o carriera.
Eppure alcuni segnali positivi meritano di essere segnalati. In Piemonte, e in particolare nella nostra provincia, le numerose sperimentazioni avviate attraverso progetti nelle aziende, pubbliche e private, sul tema della conciliazione aprono una riflessione sulle ricadute che possono aver prodotto, in termini di miglior
conciliazione tra tempi di vita e di lavoro per le donne.
Nell’ambito del Fondo Sociale Europeo in provincia di Torino, 104 progetti dal 2002 ad oggi hanno condotto ricerche o sperimentato l’introduzione di formule flessibili: part-time ma anche telelavoro, job sharing con un particolare attenzione alla situazione lavorativa delle donne.
Sperimentazioni sono state avviate anche grazie alle agevolazioni concesse dalla legge 53/2000 art.9 (10 progetti dal 2002 ma potrebbero essere incrementati) che, con tre scadenze annuali, premette alle imprese, anche di piccole dimensioni, di sperimentare un cambiamento organizzativo.
A queste si aggiungono quelle attivate, seppur con risorse più esigue, della legge 125/91 che annualmente attiva il bando per le imprese che vogliano realizzare azioni positive a favore delle donne.
LE TESTIMONIANZE
Ne è un esempio la ditta Fapam (Fabbricazione Particolari Metallici) di Luserna S.Giovanni da alcuni mesi coinvolta in una sperimentazione di Job sharing nell’ambito del progetto “Che fa, concilia?” proposto dall’APID insieme all’Associazione Idea Lavoro e al Coordinamento Donne UIL proprio nell’ambito della
125/91.
“Il cambiamento al vertice dell’azienda lo scorso maggio – spiega Elena Zagrebelsky responsabile del personale – ha prodotto un’apertura sull’introduzione di formule che favorissero lavoratrici e lavoratori nei loro problemi di conciliazione, a vantaggio anche dell’azienda che ha capito quanto il benessere di chi lavora possa migliorare la produttività. La sperimentazione di job sharing ora è avviata tra una lavoratrice neo mamma e una lavoratrice con esigenze di studio e sta fornendo spunti per altre sperimentazioni quali il telelavoro”.
“L’avvio di queste sperimentazioni– spiega Kezia Barbuio dell’associazione Idea Lavoro – è importante in quanto potrà proporsi come esempio per altre realtà. La formula di job sharing è poco conosciuta ed incontra diffidenze da parte delle aziende e degli/lle stessi/e lavoratori/trici. Con questo progetto ci proponiamo,
quindi, di attivare una fase informativa e di sensibilizzazione in collaborazione con le associazioni dei lavoratori. L’aspetto più interessante? La formula del lavoro condiviso si sta dimostrando una soluzione strategica non solo per conciliare maternità e lavoro ma anche per altri momenti particolari della vita come,
per es. i periodi di malattia”.
Per informazioni:
Ufficio della Consigliera di Parità
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Fonte: Kami comunicazioni