11 Settembre 2003 Mostra di Mario Ceroli
Bari - Castello Svevo 13 settembre - 30 novembre
2003
(apertura al pubblico 14 settembre)
Dal 14 settembre al 30 novembre 2003 il Castello Svevo di Bari ospiterà la grande antologica di Mario Ceroli, la prima che sia realizzata nel Meridione d'Italia, organizzata dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico della Puglia e dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio della Puglia, comprendente opere dall'inizio degli anni Sessanta a oggi, e tutta impostata dal curatore Enrico Crispolti, in un rapporto molto stretto con la suggestiva e forte realtà ambientale del luogo espositivo.
Mario Ceroli è riconosciuto in Europa e nel mondo come uno dei protagonisti assoluti di quella generazione di artisti che in Italia, a partire dagli anni Sessanta, ha rivoluzionato e rinnovato il linguaggio dell'arte internazionale. Nell'opera dell'autore romano si intrecciano l'originale ed audace sperimentazione sulla "materia", grazie alla sua ineguagliata capacità di trasferire nel legno,
nel vetro, nella lamiera, negli stracci, i valori plastici della pittura del Novecento; sia l'incredibile invenzione del senso puramente concettuale (non più, quindi, solo narrativo ed estetico) dell'opera d'arte; un'invenzione quest'ultima, che caratterizzerà fino in fondo l' <
Mario Ceroli è protagonista assoluto di quella stagione di trasformazione, ridefinizione e superamento del linguaggio nell'arte figurativa e fin dagli anni Sessanta il valore ed il significato dell'opera di Ceroli sono stati sottolineati dai più autorevoli esponenti della critica internazionale (da Restany a Celant, da Crispolti a Christov-Bakargiev) che hanno riconosciuto a Ceroli il ruolo di avanguardia indiscussa della sua generazione premiando il suo lavoro fin dalla Biennale di Venezia del 1966 e consacrandolo fin da allora sulla scena internazionale.
La selezione delle opere, nell'esposizione barese, si caratterizza come mostra retrospettiva completa, che, a partire dai lavori del 1961-62, ripercorrerà tutto l'itinerario creativo e l'evoluzione espressiva seguiti dall'artista romano, fino a comprendere la presenza di alcuni lavori dell'ultimo decennio.
Il percorso espositivo ripercorre quaranta anni di ricerca e sperimentazione all'avanguardia, e mette in evidenza, soprattutto attraverso le opere storiche, il significato ed il valore innovativo del lavoro di Ceroli.
Gli spazi monumentali e più significativi dei due piani del Castello e gli spazi esterni, saranno attraversati da un percorso di forte impatto d'immaginario scenico che, riproponendo alcune delle istallazioni ormai storiche che hanno segnato l'affermazione dello scultore da metà degli anni Sessanta (quali La scala, del 1965, Cassa Sistina, La Cina, o Twombly guarda Burri, del 1966, o Progetto per la pace e la guerra, del 1969), si svilupperà in particolare attraverso le più complesse e coinvolgenti installazioni realizzate fra anni Settanta e Novanta (quali Battaglia, del 1978-79, o Uomo galleggiante, del 1984, o Agologize Hiroshima, del 1995).
Straordinario il percorso "materico" del Maestro. Opere realizzate in legno, materia che ha una ricca tradizione plastica dalle origini preclassiche al contemporaneo, materia della quale Ceroli ha certamente rilanciato le possibilità utilizzandola nel modo più semplice e povero e al tempo stesso, strutturalmente più funzionale all'allestimento di istallazioni che si costituiscono come forti presenze impressive che aprono articolate realtà spaziali sceniche. Il legno, materia il cui uso ha caratterizzato il suo lavoro, i profili, le sagome, le istallazioni degli anni Sessanta, alla quale tuttavia già nei Settanta e maggiormente negli Ottanta altre se ne sono affiancate. Per esempio il vetro, in particolare, come nella spettacolare Mareggiata, del 1992; ma anche il bronzo nel caso di una delle sue più conosciute realizzazioni monumentali, quale il famoso Cavallo alato dorato posto di fronte alla sede RAI di Saxa Rubra, a Roma, del 1987. Ed ancora, i marmi colorati, come in Squilibrio in Piazza del Castello dei Conti a Vinci, pure del 1987; oppure terre colorate, o anche stoffe, o episodicamente metalli o altro.
Più che costituirsi nei termini di un rapporto ambientale dialettico operando espansivamente, centrifugamente rispetto a situazioni spaziali definite, come accade appunto nelle proposizioni più caratteristiche e consapevoli di "arte ambientale", Ceroli costruisce, invece, entro lo spazio accogliente, installazioni che vi si collocano e articolano secondo una economia di presenza plastica, iconica e di snodo narrativo, del tutto propria, in quanto di organizzazione interna più che mirata ad un rapporto dialettico esterno. Ciò che maggiormente sembra significativo nell'immaginazione di Ceroli è, infatti, la possibilità di configurare, entro l'ambiente, presenze e condizioni di forte impressività, attraverso un gioco molteplice di articolate proposizioni di figure, sagome, oggetti, scritte, dei quali sia evidente la finzione scenica ma, al tempo stesso, anche l'intensità impressiva d'icona emblematica (figura d'oggi o storica, coinvolta in libera citazione, o parole che richiamino elementi primari della natura, o sentimenti, o personaggi convenzionalmente famosi). Lavorando dunque sull'efficacia di immagini di archetipi, che appaiono tuttavia attinti più attraverso l'impressività di slogans massmediali che remote risonanze psichiche come le ha immaginate Jung.