Sabato 10 Ottobre 2009
Questa settimana vi proponiamo una selezione di libri in uscita e una selezione di opere presenti già da qualche tempo in libreria.
Scegliete fra Narrativa italiana, Narrativa straniera, Storia e biografie, Filosofia, Sociologia, Cinema e Arte:
argomenti sui quali le donne hanno espresso il loro parere.
L'amore che dura per sempre di Eloisa e Abelardo o di Penelope e Ulisse;
la travolgente storia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini;
il saldo legame che unì Germaine e Giorgio Amendola; la passione bruciante tra Maria Callas e Aristotile Onassis;
il matrimonio sacrificato alla "ragion di Stato" di Napoleone e Giuseppina...
Nei ritratti di venti coppie famose, uomini e donne il cui destino è stato segnato in qualche modo da una scelta sentimentale, una celebrazione
dell'amore come forza trainante o, in alcuni casi, fatale della vita.
Laura Mancinelli, raccontando la sua storia, ci mostra uno spaccato del secondo Novecento italiano, mescolando Grande Storia con piccole storie, descrivendo tanto i bombardamenti su Torino quanto i poveri oggetti con cui giocava da piccola. E, accanto ai cambiamenti degli scenari politici e del costume nazionale, la maturazione personale: bimba dispettosa e vivace, adolescente impegnata in politica, infine donna provata dai lutti e dalla malattia, ma vigile e sensibile.
Composti in tempi diversi, i tre racconti raccolti qui sono variazioni sul tema del destino femminile in cui si riflettono cambiamenti di costume e si mettono a fuoco ritmi e miti del nostro tempo. Polly Anna è la bambina di "Per funghi" che, durante un fine settimana in campagna, osserva i grandi alle prese con conversazioni impegnate, improvvisi tradimenti, melanconie e rimpianti della generazione del "Grande freddo". Giulia, una bella donna matura, si trova a fronteggiare, dopo la morte del marito, "Un lungo inverno fiorito" e la libertà che le si stende davanti. "Viaggiare" è il resoconto del ritorno in America di una quarantenne, una ex figlia dei fiori, che ora ha un compagno e un figlio adolescente e decide di sposarsi a Reno.
Una storia dei primi anni cinquanta, una storia scolastica e, naturalmente, autobiografica. È la storia di Mimma Capodieci, insegnante, collega dell'autrice in una scuola media femminile, cui il tribunale ha tolto un figlio perché, per motivi religiosi, si è rifiutata di acconsentire a una trasfusione di sangue. È questo il caso di coscienza di Lalla Romano che, prese le parti della collega, non solo testimonierà in suo favore al processo, ma la difenderà appassionatamente nell'ambiente della sua scuola, chiuso e bigotto, ma non privo di personalità memorabili.
Dopo aver scritto "Le Regole" per aiutare le donne a trovare e conquistare l'uomo giusto, le autrici propongono "Le Regole per il matrimonio". Ispirato agli stessi principi del precedente, il volume risponde all'inevitabile domanda che si pone ogni seguace delle Regole: "Adesso che l'ho trovato, come faccio a tenerlo stretto e a far funzionare il matrimonio?". Questo nuovo manuale ha l'ambizione di aiutare ogni donna a passare dall'abito bianco alle nozze d'oro mantenendo intatte famiglia e dignità.
Questo scritto singolare nasce da una delle tante lettere che la Bruck ha ricevuto dopo le sue numerose presenze nelle scuole italiane in veste di scrittrice-testimone sopravvissuta ad Auschwitz. La risposta collettiva alla studentessa che le chiede di aiutarla a crescere e di esserle guida spirituale, per vivere da vera cristiana la sua fede, diventa un'autoconfessione su ciò che implica il dovere morale della testimonianza. Un terreno psicofisico finora inesplorato: cosa può comportare e suscitare la testimonianza in chi l'ascolta e quindi rivive quell'esperienza estrema, avvertita come un peso, una condanna, un destino crudele da cui l'autrice tenta di fuggire.
Hanna Krall è considerata una delle migliori scrittrici polacche; di lei l'editrice Giuntina ha già pubblicato "Ipnosi e altre storie". "La festa non è la vostra" è una sorta di indagine, in forma più o meno romanzata, sui destini di numerosi individui, e di alcune comunità ebraiche, nella Polonia della seconda guerra mondiale e dell'immediato dopoguerra. Tutte le vicende narrate, che sembrano procedere spesso in parallelo, giungono infime a intrecciarsi in occasione dell'ultima scena, che si svolge a Rio de Janeiro mentre si prepara un ricevimento di nozze. Di particolare interesse sono le vicende del dopoguerra, con le epurazioni nel partito comunista vittorioso e la riscoperta, al suo interno, dell'antisemitismo, costante della società polacca come si è visto anche recentemente. "Bambini, state ballando ad una festa di nozze che non è la vostra", medita la madre di una dei protagonisti; questa, che ha partecipato alla Resistenza, replica di avere tutto il diritto di ballare, ma alla fine se ne andrà in Brasile, quando il figlio, nella "nuova" Polonia, sarà accusato di essere ebreo.
Il libro esce nel 1935, immediatamente evidenti le influenze surrealiste. E' la descrizione del mondo interiore, fantastico e onirico della donna, che travolge con la sua passione e desiderio la realtà sino a farla scomparire nel chiaroscuro e nel baluginare di un dormiveglia dove nulla può essere distinto e identificato. Il fluire della vita è passione mistica e mai così concreta e carnale, ricerca della propria alterità, sfalsatura continua, rincorrersi di un io che si riconosce in mille volti, che nei mille volti dell'altro vede sempre sé ma percepisce la frattura, la distanza. Corpo in frammenti, linguaggio dei nervi: "Posso udire lo strappo, rabbia e amore, passione e pietà. E quando il distacco si è improvvisamente compiuto - o quando non ne colgo più il suono - allora il silenzio è ancora più terribile perché c'é solo follia intorno a me, la follia delle cose strappate, che si strappano dal di dentro, radici che si lacerano a vicenda per crescere separatamente, lo sforzo compiuto per conseguire l'unità". (pp.34-35)
Questa storia della famiglia Mann non mette al centro la figura di Thomas, benché molte delle vicende raccontate si rapportino anche a lui, ma offre un quadro d'un secolo di storia di questa importante famiglia. Ci viene così svelato il volto tragico d'un destino che per coincidenze non casuali sembra accomunare in una unica saga i membri della grande famiglia.
Del milione e mezzo di bambini ebrei che scomparvero sotto il nazismo, ne sopravvisse l'undici per cento. Per dare voce a questi bambini, l'autrice fa parlare i testimoni, i sopravvissuti. I bambini ebrei vissero diverse tragiche esperienze, inspiegabili, incomprensibili per loro: nascosti nelle case, nei campi di transito e nei ghetti, nei campi di concentramento, morendo di fame, di freddo, di solitudine, conservando tuttavia, fino alla fine, i propri giochi e i propri sentimenti, con un ostinato attaccamento ad ogni barlume di normalità. E' un libro sulle vicende della loro vita, non della morte.
Pochi uomini hanno preso d'assalto, come Hemingway, lo scrittore-mito del Novecento, il nostro secolo, pochi sono stati testimoni della vita come lui, che si gettò nella mischia ed ebbe quella "virtù del vivere" per scriverne e testimoniarne sulla pagina fino all'ultimo. Dalle guerre agli amori, dalle amicizie ai libri, dal Nobel alla caccia grossa, dalla Spagna delle corride a Cuba e Venezia... fino al suicidio: le tappe di questa biografia appassionata, che si sviluppa non sulla cronologia ma sull'incalzare dei ricordi e delle emozioni. Basata su documenti originali e su lettere inedite, essa tende a rivalutare la figura di Hemingway in un momento in cui la sua popolarità sembra stia riaffermandosi dopo qualche insofferenza della critica ufficiale.
Il nome di Clarice Lispector (1925-77) è poco diffuso, malgrado essa goda di un posto di primissimo piano nell'ambito della letteratura in lingua portoghese. Ci si domanda se questo non sia in parte dovuto alla difficoltà di ascrivere appieno l'opera della Lispector al genere narrativo e non piuttosto a quello filosofico. Quest'ultimo testo pubblicato, in particolare, si configura come un esempio di filosofia femminile pura e suggerisce continue associazioni con una scrittura filosofico-poetica come quella di Maria Zambrano. Definito dalla stessa Lispector "facsimile di libro", "Acqua viva" rappresenta lo sviluppo estremo di un'eterodossia già manifesta nelle opere precedenti, dove un filo narrativo sempre esilissimo era occasione per dare pieno spazio ai labirinti dell'autoanalisi. Qui ogni parvenza di trama è soppressa per lasciare implodere l'ossessione ontologica - o mistica - di quello che la scrittrice definisce l'"istante-già" ovvero il divenire dell'essere-pensiero nell'istante, o ancora la materia prima dell'esistenza nel suo farsi istantaneo. L'originalità di Clarice Lispector alle prese con l'eterna e inquietante indicibilità dell'"esserci" è tuttavia quella di parteciparvi con una quarta dimensione del linguaggio - quasi una scrittura automatica -, vale a dire una parola che fa letteralmente "corpo" con il detto-indicibile: "Quello che ti scrivo non è da leggere, è da essere"; oppure: "Non si capisce la musica: la si ascolta. Ascoltami allora col tuo corpo intero". Di fatto, nel rapporto esclusivo che l'io narrante instaura con il tu destinatario - colui che legge, nel momento in cui legge e nessun altro né prima né dopo - avviene il miracolo di una comunicazione che trascende le frasi e le parole penetrando nella sfera del corpo e della sua passione: come se la verità che l'io trasmette al tu nell'istante passasse attraverso i sensi, avesse l'impalpabilità vertiginosa di un orgasmo, fosse il tentativo riuscito di fotografare un profumo... Sviluppato senza un piano o struttura apparente, eppure in modo geometrico come attraverso le figure successive di un caleidoscopio, il tema atematico di "Acqua viva", questo tuffo nella materia prima delle parole per arrivare "dietro a quello che sta dietro il pensiero", si snoda lungo le 78 pagine del testo con la rapida complessità di un batter di ciglia, e rimane irrisolto. E tuttavia, a lettura terminata, se così si può chiamare questo viaggio in anfratti di sensazioni, gusti, suoni, colori - come se, più che un oggetto, fosse stata dipinta la sua ombra -, si ha la sensazione di avere acquisito un sapere, un'esperienza, di aver colto l'apertura a un senso, sebbene in enigmatico divenire. "Tutto finisce ma quello che scrivo continua - si legge all'ultima pagina - Il che è bello, molto bello. Il meglio non è ancora stato scritto. Il meglio è fra le righe".
Il libro ripercorre l'importanza del "look" nella nostra vita dall'infanzia all'adolescenza, fino all'età adulta e alla vecchiaia. Esamina l'esperienza personale dell'autrice, le epoche della vita, la rivoluzione femminista e la cultura contemporanea. Inoltre tira le somme di un decennio di ricerche che l'autrice ha condotto sulla psicologia dell'apparenza fisica.
Gli anni Ottanta sono ricordati come il decennio del "rampantismo", dell'edonismo, della corruzione diffusa. La realtà è ovviamente più complessa e contraddittoria: dietro al benessere si nasconde un'enorme espansione del debito pubblico e una riduzione del costo del lavoro che produce nuova miseria; le tensioni sociali si traducono in emarginazione e diffusione della droga; nuovi fenomeni, come l'immigrazione dai paesi del terzo mondo, contribuiscono a far assumere alla società italiana un aspetto completamente nuovo. Il volume, che illustra i diversi aspetti del decennio attraverso le immagini dei maggiori fotografi italiani, è un'occasione per ripercorrere le vicende di un'epoca ancora troppo vicina per diventare storia.
Il ruolo delle donne nell'Italia contemporanea è da alcuni decenni oggetto di un'attenta analisi da parte degli storici. Negli ultimi centocinquanta anni anche l'immagine fotografica del mondo femminile ha seguito le vicende e le trasformazioni del ruolo delle donne nella nostra società. Proprio il mutamento costituisce la chiave di lettura di questo volume, a cominciare dai cambiamenti nella percezione che le donne hanno di se stesse. Una trasformazione che coinvolge il rapporto tra vita privata e vita pubblica, le relazioni tra i sessi, la famiglia.
Il filosofo e storico svizzero Benjamin Constant è una delle figure chiave nello sviluppo del nuovo mondo politico e sociale appena uscito dalla Rivoluzione francese, agli inizi dell'Ottocento. In questo libro Biancamaria Fontana presenta uno studio accurato sulla vita e il pensiero di Constant, mostrando le analogie della sua dottrina con le moderne strutture degli stati democratici. Studiando la situazione creatasi in Europa dopo il crollo dei regimi assoluti e lo sviluppo di nuove politiche in cui l'individuo ha per la prima volta la più completa libertà di scelta e di autonomia, Constant considera, primo fra i pensatori "post-rivoluzionari", anche il pericolo del solipsismo, del relativismo morale, dell'alienazione dell'uomo moderno.
Il libro è articolato in due grandi sezioni: la prima parla del soggiorno americano e degli incontri con i personaggi oggi e allora mitici: Errol Flynn, James Dean, Jerry Lewis ,Marilyn Monroe, Rock Hudson, Orson Welles; la seconda parte riguarda Totò, un affettuoso omaggio a un uomo che, nella vita privata, era forse l'opposto di quello che appariva come maschera cinematografica.
"La Hochkofler riesce a farci sentire Massimo Troisi più vicino e, raccontando l'uomo, i suoi ideali, il suo senso profondo dell'amicizia, la sua malattia, ci fa conoscere più a fondo un artista innovativo e stimato da tutti."
In questo volume vengono analizzate dall'autrice le reazioni alla pittura del Tintoretto dai primi commenti dell'Aretino agli scrittori di età romantica fino alle interpretazioni dell'Impressionismo, del Futurismo e dell'Esistenzialismo. Nel libro vengono riportati brani di Vasari e Boschini, Turner e Delacroix, Ruskin e Taine, le bellissime pagine di Proust e James, Gobetti e Sartre, fino alle battute di Woody Allen.