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30 Novembre 1999 amministratore

Piccolo campionario e casistica delle donne italiane di Pola (seconda parte)


(SINTESI DEL DIBATTITO SVOLTOSI IL 26 GENNAIO 2000) 2/2


 

Anche la vicenda di Ester Barlessi è diversa, ma esemplare per una notevole fetta di popolazione femminile. Da madre di famiglia e poi vedova (e poetessa e scrittrice sensibile per diletto), a causa della guerra (per l'indipendenza della Croazia, nda) e dell'immiserimento generale, s'è vista costretta, a un'età tutt'altro che verde, a inventarsi un modo per sopravvivere assistendo vecchi e malati in Italia. Esperienza traumatizzante. Non sei mai padrona del tuo tempo. "Oltre Venezia - dice - non sanno niente di noi, per loro lí io sono comunque una slava". Una triste ironia considerando che qui (in Istria, Croazia) si deve ribadire quasi ogni giorno il proprio (diritto a) essere italiani.
Un'altra voce dissonante rispetto alle altre è stata quella di Carla Rotta, redattrice nel quotidiano italiano "La Voce del Popolo" di Fiume, che ha privilegiato la professione piuttosto che una famiglia e che quindi può legittimamente affermare che la discriminante maschile/femminile per quanto riguarda le opportunità di carriera non esiste se non come libera scelta delle donne, la stragrande maggioranza delle quali, almeno da noi, rinunciano all'autoaffermazione per amore di mariti e figli. "E allora non si ha diritto di protestare - asserisce categoricamente -: le donne sono le prime che si negano grandi voli, vogliono essere casalinghe con qualche blitz nel mondo del lavoro".
Marisa Slanina, pedagogista e insegnante di italiano, concorda solo in parte: è spesso vero che le nostre donne rinunciano alla carriera a favore della famiglia, il che è a dire per comodità, per rifuggire dai problemi, per conformismo; ma è altrettanto vero che moltissimi uomini hanno fatto carriera solo in quanto uomini, per nessun altro merito. Nonostante la parità proclamata, la società continua a rimanere preferibilmente "maschiocratica".
E allora il problema dovremmo forse porlo in altri termini, chiedendoci quanto potenziale umano al femminile è andato perduto, quanto ingegno, quante idee, quanta innovazione, e anche quanta arte e quanta poesia femminili, non hanno visto la luce perché le donne si dicono paghe di star all'ombra dei mariti, di fare piccoli lavori non troppo coinvolgenti per conservare più energie per i figli, contente di negarsi alla carriera, anche la più modesta, per avere più tempo per la famiglia. Chiederci (non solo le donne, anche gli uomini) se tutto questo è giusto, se potrebbe essere diverso, e come.
Elis Geromella Barbalich

 

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