DATI SULL'OCCUPAZIONE ( fonte EUROSTAT )
Dalla lettura della tabella "Tasso di disoccupazione", emerge una situazione molto pesante in termini di disoccupazione in quasi tutti i paesi europei; un fenomeno diffuso e grave, che costituisce un problema di grande rilievo, che nell'ultimo incontro di Vienna (14/12/1998) i "governanti" hanno deciso di affrontare con misure comuni dirette a diminuire il tasso di disoccupazione dei paesi EU.
I motivi di una disoccupazione generalizzata si possono ricercare:
- Nella continua evoluzione della società;
- Nell'innovazione tecnologica, sempre più veloce;
- Nelle dinamica del mercato che portano verso la globalizzazione, spostando gli assetti produttivi in paesi remoti, in cui il costo del lavoro è sicuramente più basso; (si produce in paesi dopo il costo del lavoro è minore)
Particolarmente rilevante è il tasso di disoccupazione
in Spagna, con livelli molto al di sopra della media EU, ma che trova
un ulteriore incremento quando viene esaminata separatamente la componente
femminile, che pesa per il 60% in più rispetto a quella maschile.
Il problema della disoccupazione riguarda, a parte la Finlandia, anche
i paesi a industrializzazione avanzata, come la Francia e la Germania
che si attestano rispettivamente a ridosso della media EU, ma con equilibri
percentuali tra uomo e donna di rilievo minore.
In Francia il problema della disoccupazione risente del notevole calo
del settore agricolo, mentre la Germania paga, ancora oggi il prezzo
dell'unificazione tedesca, diverso è il discorso Finlandese, dove le
ragioni dell'alto tasso di disoccupazione va ricercato nelle condizioni
climatiche del paese.
Analoga la situazione in Italia e solo in apparenza meno preoccupante,
ma in vero bisognosa di interventi massicci.
La disoccupazione in generale rientra nelle dinamiche
generali europee, con peculiarità proprie rispetto al ritardo del lavoro
femminile. Probabilmente sull'eccessivo distacco presente in Italia,
ma anche in Spagna, paesi mediterranei di recente industrializzazione,
pesano fattori culturali ancora attivi. Al riguardo al di là dei numeri
attuali, non si può non considerare come il confronto andasse effettuato
sui decenni trascorsi, le cui risultanze risulterebbero sicuramente
più vistose.
Oltre al problema culturale, occorre sottolineare come il lavoro femminile
sia soggetto al problema del lavoro-nero o lavoro sommerso.
In verità il lavoro femminile nell'industria, nelle professioni e nei
servizi, ha consentito di avviare il paese alla sua progressiva rinascita;
il contributo della donna, si rileva determinante per i miglioramenti
futuri, è infatti provato come la percentuale delle donne laureate sia
maggiore rispetto a quella degli uomini, e la media dei voti è nettamente
superiore.
Prendendo in analisi le tabelle "Dirigenti occupati in Europa", emerge con molta chiarezza come la dirigenza italiana sia quasi esclusivamente maschile. Se nelle aziende più piccole o giovani la situazione è di gran lunga migliore, il problema si aggrava nelle aziende di grande rilevanza, dove i dirigenti sono quasi tutti uomini, dove, solo il 3% è rappresentato da donne. Le caratteristiche femminili di creatività e comunicazione non sono considerate ancora rilevanti dalle aziende italiane. Il più grande problema delle donne è che la loro disponibilità e influenzata dalla situazione famigliare che ad oggi, in Italia è ancora interamente a carico della donna. Occorre precisare che le attuali condizioni economiche e sociali, che continuano velocemente a mutare, porteranno la donna italiana a imporre la propria presenza nei quadri dirigenziali, affermando una nuova figura di leader.
A completamento dell'analisi delle tabelle sul
tasso di disoccupazione e dei dirigenti occupati in Europa, facciamo
un breve riferimento alla tabella sulla situazione delle lavoratrici
indipendenti o in proprio in Italia. Da dove si capisce some l'iniziativa
privata, anche in questo caso, sia più rilevante nella sua componente
maschile, ma che dal 1991 ad oggi l'imprenditoria femminile sia comunque
in netta crescita. Tale risultato è dovuto essenzialmente a due fattori:
da un lato le diverse condizioni economiche e sociali, per le quali
la famiglia pesa e peserà in misura inferiore sulla donna e dall'altra
parte giovano le azioni positive finanziate dall'Unione europea nei
confronti dell'imprenditoria femminile.
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