IBM: il telelavoro in azienda da 20 anni
IBM: il telelavoro in azienda da 20 anni
La corretta definizione di telelavoro è lavoro a distanza. Un'attività professionale, quindi, che viene svolta lontano dalla consueta sede lavorativa. Quindi, non necessariamente il lavoro a distanza riguarda la realtà della comunicazione multimediale.
Questa breve premessa è indispensabile, per comprendere come in una multinazionale, come la Ibm, nel tempo si sia formata una cultura del lavoro a distanza, che ha reso possibile l'introduzione del telelavoro, in modo fluido e naturale, nonché tempestivo, rispetto al mondo imprenditoriale italiano.
Durante i primi anni '80, alla Ibm comparvero i primi "telelavoratori". Tecnici, che si occupavano della manutenzione e del funzionamento dei grandi calcolatori prodotti dalla Ibm. Questi lavoratori si spostavano da una parte all'altra della città per assicurare il corretto utilizzo dei macchinari venduti da questa grande azienda.
Con il tempo, tale compito è stato affidato ai centri esterni di vendita. Tuttavia l'esperienza maturata durante questo periodo, è stata utilizzata, per rinnovare completamente il lavoro degli impiegati Ibm.
Infatti, nel settore vendite l'Ibm ha inserito i primi "telelavoratori multimediali". Nel 1994 erano 200 gli impiegati, che svolgevano questo tipo d'attività. Grazie alla loro esperienza, si poté progettare una rete di comunicazioni tra il lavoratore e l'azienda, che permettesse un aggiornamento costante, attraverso computer portatile, modem, fax, posta elettronica ed accesso ai sistemi dell'azienda.
Oggi i telelavoratori sono saliti a 4500, su un totale di 9500 dipendenti. Questi lavoratori hanno un rapporto professionale con l'azienda del tutto diverso dagli altri impiegati. Infatti, l'ufficio rimane un punto di riferimento imprescindibile, nel quale, però, si passano molte meno ore, di quanto si usasse fare in passato. Non esiste più una scrivania fissa, ma spazi ridotti, usati da più persone in tempi differenti.
I telelavoratori, quindi, non lavorano esclusivamente al di fuori dell'azienda. Di tanto in tanto vi tornano per riorganizzare il lavoro, per confrontarsi con i colleghi, per informarsi sulle attività aziendali.
In effetti, questa è stata la sfida più difficile da affrontare. Il rapporto con l'azienda è stato il primo problema affrontato dai vertici dirigenziali. Mantenere vivo e costante il contatto con l'azienda consente a chi lavora a distanza di continuare a sentirsi pienamente inserito nelle dinamiche aziendali, attraverso gli incontri con i colleghi, le attività extra lavorative aziendali e così di seguito. Un compito di cui l'Ibm si è fatta completamente carico.
Inoltre, i telelavoratori non hanno delle mansioni relative soltanto alla vendita. Vi sono diversi settori e diversi gradi, che vengono svolte attraverso il telelavoro.
La vera differenza sta nella possibilità, per il telelavoratore, di organizzare il proprio lavoro in assoluta autonomia, coerentemente con le necessità dell'azienda. I tempi e la durata del lavoro sono variabili indipendenti nel giudizio dell'impiegato. Il suo rendimento diventa lo strumento, attraverso il quale viene valutato il suo operato.
La validità di questo approccio è confermata dalla crescita della produttività del lavoro per unità, pari al 13 - 15%.
Attraverso i telelavoratori, l'Ibm può essere fortemente presente sul territorio, senza l'impiego eccessivo di risorse e di capitale umano: in questo modo, cioè, il lavoro è stato razionalizzato, superando il preconcetto del controllo fisico dell'impiegato.
L'esperienza Ibm deve essere tenuta in considerazione, anche per quanto riguarda le condizioni contrattuali.
Infatti, il telelavoratore Ibm hanno stipulato un contratto, che prevede la mobilità spaziale dell'impiegato. Rimanendo, però l'azienda il luogo principale in cui viene effettuata una prestazione professionale, non c'è bisogno di clausole o contratti particolari.