Da Roma a Schonmunzach
societa
10 Ottobre 2009 amministratore

Da Roma a Schonmunzach

Da Roma a Schonmunzachpercorrendo la strada della speranza e del cambiamento verso il Baden-Wurttemberg 4/5 SEI GIORNI TRA I MONTI, FREUDENSTADT E KARLSRUHE Il mio programma è molto preciso anche se non intensissimo.


percorrendo la strada della speranza e del cambiamento verso il Baden-Wurttemberg 4/5

SEI GIORNI TRA I MONTI, FREUDENSTADT E KARLSRUHE
Il mio programma è molto preciso anche se non intensissimo. Non ho voglia di stancarmi troppo.
Zaino in spalla, dopo colazione vado in avanscoperta e scopro che questa, come qualche altro paesino qui intorno, è una località termale in cui sono aperte molte cliniche riabilitative e specialistiche. Non me ne sarei mai accorta, si nascondono dietro queste bellissime case di legno, con i gerani di mille vivacissimi colori sui balconi.
Questa tranquillità e questo silenzio mi contagiano, posso guardarmi attorno.
Mi inoltro per un sentiero ben tracciato e dopo un paio di chilometri, intravedo grossi tronchi d'albero bagnati metodicamente da una pompa. La lavorazione del legno dev'essere un'attività fiorente.
Tra i pochi e sobri punti di ristoro, ritrovo un po' d'Italia. Ecco il gelato, "Italian Eis". Mi chiedo perché si parli sempre d pasta e pizza e mai di gelato. All'estero l'ho sempre trovato ovunque, anche nel più piccolo centro abitato.
La cosa mi colpisce molto, perché qui ci troviamo in una parte della Germania che definirei molto "tedesca". Dominano piatti locali, non ci sono Fast Food o catene di ristoranti delle grandi città.
Assieme al gelato, in alcuni menu è anche previsto "l'Espresso", un altro frammento d'Italia. Apparentemente insignificante, ma che effettivamente alla lunga fa sentire la sua mancanza!
Lungo la ferrovia tra le 16:30 e le 17:30, s'incamminano quelli che dovrebbero essere dei camerieri e qualche operaio, forse un falegname, tradito dalla tradizionale camicia a scacchi!
Scorgo qualche turco e mi chiedo, se tra loro non ci sia anche qualche italiano. Sicuramente sì, molti studenti degli Istituti alberghieri trascorrono periodi di formazione sul campo.

Mi è capitato di parlare più volte in questi giorni con altri ospiti della Pensione.
Dopo i soliti "Bella Italia", abbiamo iniziato a parlare del più e del meno. E, sorpresa ammetto, anche loro mi hanno descritto un certo peggioramento della vivibilità e sicurezza dopo l'unificazione. La situazione si è ulteriormente aggravata con la guerra nei Balcani e l'afflusso di profughi in Germania. Gli argomenti sono un po' gli stessi che ho ascoltato negli ultimi anni in Italia e mi ricordano le parole dell'italiano incontrato sul treno.
Sì, forse questa diffidenza è difficile da vivere per uno straniero.

In questa mancata internazionalizzazione, la vita ha un ritmo più lento e naturale.
Locali e discoteche si trovano un po' più lontano. Le giornate sembrano più lunghe e c'è più tempo per guardarsi intorno e capire, senza essere frastornati dalle luci e dai rumori delle grandi città.
In questi paesini, la comunità è piccola, e ad essa si aggiungono i turisti che da maggio a settembre affluiscono numerosi, ma, strano a dirsi invisibili.
Ci si conosce un po' tutti, ci si saluta, si scambiano due chiacchiere.
Credo di capire, ora, perché molti italiani (anche se più per caso che per scelta magari) alla fine abbiano optato per queste valli.

Un inaspettato caldissimo sole mi ha immobilizzato un paio di giorni con un'insolazione fastidiosissima.
Mi sono rimasti pochi giorni e non c'è tempo da perdere.

Mi dirigo così verso Freudenstadt, una cittadina molto accogliente ad una mezz'oretta da Schonmunzach.
Le strade pulite ed ordinate sono deserte all'ora di pranzo, mentre dai locali all'aperto s'innalza un leggero vociare, accompagnato dal metallico ticchettio dei piatti e delle posate.
Immancabile una Pizza al Taglio, che mostra in una scarna vetrina i nostrani sapori, ed un'orgogliosa quanto discreta bandiera bianca, rossa e verde.
Entro non tanto per l'invitante profumo, quanto più per conoscere chi lo gestisce. E' un ragazzo giovane, vestito di bianco, come vuole la tradizione. Mi fermo scambio due chiacchiere velocemente. Per lui è l'ora di punta ed ha molto da fare, anche perché fornisce un servizio di pizza da asporto.
Gli chiedo come mai è finito qui. Lui abbozza un sorriso e mi parla di amici dei genitori in modo vago. Non insisto ed aspetto che mi dica ciò che si sente di dire. Dopo qualche minuto, semplicemente afferma che è qui per lavorare. Che si sta bene dopotutto. Si tratta di una situazione temporanea, continua, non so ancora cosa farò. Ha ragione, del resto, è giovanissimo.
Lo ringrazio e lo saluto, mentre vado a passeggiare sotto i portici che costeggiano la grande piazza.

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