DONNE DI POLA (Istria - Croazia)
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10 Ottobre 2009 amministratore

DONNE DI POLA (Istria - Croazia)

DONNE DI POLA (Istria - Croazia) 3/3 Con il mutamento del sistema socio-politico e la formazione della Repubblica di Croazia negli anni Novanta, assistiamo a processi di trasformazione

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Con il mutamento del sistema socio-politico e la formazione della Repubblica di Croazia negli anni Novanta, assistiamo a processi di trasformazione rapida e radicale della condizione e della soggettività femminile. Viene svuotata dall'interno, in tutti i sensi materiali e immateriali, la precedente concezione della società e del mondo. Le conseguenze della guerra balcanica hanno innescato una grande insicurezza negli accessi ai mezzi di sussistenza. Questa insicurezza è venuta crescendo negli anni fino a raggiungere ogni strato sociale e provocando un secondo esodo economico di tipo pendolare verso il Friuli-Venezia Giulia. Si aprono così le occasioni per scandagliare il significato di essere minoranza in uno Stato-Nazione e valutare l'efficacia degli strumenti sinora messi in atto per la tutela delle donne e la necessità di realizzarne nuovi. L'obiettivo dichiarato è quello di arrivare ad una uguaglianza effettiva tra donna e uomo.
Siamo state coinvolte, anche se solo parzialmente nelle guerre dei Balcani. Ma molti nostri figli sono stati richiamati, hanno dovuto indossare l'uniforme e andare al fronte. E ciò ha avuto spesso effetti psicologici deleteri ed incancellabili.
Oggi in Istria ancorare le giovani italiane a una idea forte di identità nazionale non basta più e non è più proponibile nelle forme dell'ideologia nazionalista; ma l'obiettivo di fondare la coscienza civile sulla memoria resta valido se raccoglie il complesso processo di formazione del presente, ne fa emergere i valori che l'hanno guidato, rende consapevoli delle sue contraddizioni e aporie.
Crediamo sia una reazione sana l'accettazione della metamorfosi e il riaffermarsi della vita in un rapporto di reciprocità esperienziale collaudata soprattutto nei matrimoni misti, dopo aver percorso per molto tempo i territori della distruzione. Il grande simbolo positivo è imparare attraverso la tragedia a ricostruire se stesse in relazione con le altre e con gli altri. Si capisce che tale legittima esigenza della ricostruzione identitaria fa correre il rischio della "pidginizzazione", ossia della disarticolazione e ricombinazione della nostra cultura secondo i canoni del modello egemone che inducono alla semplificazione e alla dissoluzione della componente veneto-italiana, all'estinzione dei nostri linguaggi e dei nostri mondi locali. Sono processi inarrestabili che solo l'Italia può ritardare esercitando un forte ruolo di riferimento e di collegamento fra il mondo della formazione e il mondo della cultura italiana.
Intanto, l'oggetto di valore irrimediabilmente perduto diventa oggetto di ricordo, oggetto di ricostruzione della memoria; si presta quindi alla nostalgia. E le produzioni letterarie delle nostre donne sono, nel loro insieme, spesso indotte da una nostalgia d'identità che le rinchiude nei limiti di una "cultura etnica" alla quale costa molto innovare. Hanno però il buon senso necessario ad evitare che i colpevoli silenzi di tutti questi decenni si traducano nell'annichilimento definitivo della memoria e di una cultura.
Varie contraddizioni continuano a caratterizzare i rapporti fra il mondo della diaspora e la comunità italiana dei "rimasti". Ancor sempre un consistente gruppo di esuli continua a disdegnarli, a rifiutare l'incontro e ogni ipotesi di ritorno. I contatti ufficiali sono rari, l'obiettivo della ricomposizione è diventato marginale. Potrebbe essere questa del Progetto L.I.S.A. una buona occasione per prendere coscienza, fra donne, dell'esigenza di riconoscersi reciprocamente quale parte integrante di un universo che non deve rimanere diviso. In questa direzione andrebbe operato oggi, dalle donne, un grande passaggio storico e politico. È questa una sfida che soltanto delle donne possono sostenere. Sfida di civiltà, di senso, di riconciliazione, di radicamento di realtà in un mondo interconnesso da Italintranet Donna.

Nelida Milani Kruljac

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