Sottorappresentanza politica femminile
SOTTORAPPRESENTANZA POLITICA FEMMINILE E DISAFFEZIONE
DELL'ELETTORATO
Lunedì 17 Gennaio 2000, l'associazione Arcidonna ha presentato "Esserci. Donne e rappresentanza politica in Europa".
La ricerca non solo si riferisce ai dati italiani, ma anche a quelli dei Paesi dell'Unione Europea confrontandoli.
Nelle ultime elezioni politiche, le donne elette nel Parlamento italiano sono diminuite, passando dal 13,9% ('94) al 11,4%, nella Camera dei Deputati, mentre al Senato, la situazione è ferma all'8,3% . Questi dati risultano alquanto scoraggianti, quando vengono confrontati con quelli europei. La Svezia si pone come il campione delle pari opportunità con il 40,4% delle donne elette al Parlamento, seguita dalla Finlandia (39%), Danimarca (26,9%), Germania (26,3%), Austria (25,6%) e Spagna (23%). Al di sotto del 20%, seguono: Regno Unito (18,3%), Portogallo (14,7%), Belgio e Italia (11,4%), Francia (10,2%) e Grecia (6%).
Anche nei Paesi scandinavi, però, si è avuta una flessione della rappresentanza femminile: in Finlandia, il calo è stato pari al 3% (dal 39% del '94 al 34% ), in Danimarca il calo è stato più forte, dal 33% ('94) al 26,9%.
Le situazione è ascrivibile nel fenomeno più generale della disaffezione dell'elettorato, particolarmente evidente in Italia, ma comune a molti altri Paesi europei.
La sottorappresentanza femminile nelle istituzioni
politiche, non va comunque sottovalutata.
Durante la presentazione della ricerca, sono state avanzate alcune proposte
per arginare il fenomeno. Proposte, che pur non contemplando il sistema
delle quote (stabilire una percentuale a priori, all'interno di una
legge elettorale, riservata alle donne), lo ripropone in modo indiretto.
La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità del sistema delle
quote, fortemente criticato, peraltro, anche da noti esponenti del femminismo
italiano.
Un meccanismo di aggiustamento e riequilibrio della presenza femminile
nelle istituzioni politiche rappresentative è una sfida da raccogliere,
e l'Arcidonna si propone di raggiungere il 30% dell'elettorato nell'anno
2000, ed il 40% dell'elettorato durante le successive scadenze elettorali.
L'idea è di intervenire non nel post elezioni, quanto più al momento
della candidatura, modificando i criteri di definizione dei candidati
e la composizione delle liste all'interno dell'organizzazione dei partiti.
L'azione sul piano legislativo, insomma, deve essere di supporto al
rinnovamento delle strutture politiche della società italiana.
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