tempolibero
10 Ottobre 2009 amministratore

Piccola guida alla scelta delle scarpe da trekking

Scegliamo il modello

I modelli di scarpe cosiddette “da trekking” si dividono fondamentalmente in due categorie:
scarpe “alte”, a scarponcino, che arrivano fin sopra la caviglia;
scarpe “basse”, molto simili nella forma ai comuni modelli “sneakers” (o “scarpe da ginnastica”, per chi è allergico agli anglicismi).
L’uso dei modelli bassi è limitato a percorsi semplici, di breve durata, su sentieri sufficientemente battuti che non richiedano un eccessivo impegno per la caviglia.
Per i percorsi lunghi, impegnativi, sconnessi, il modello “alto” è senza dubbio preferibile. Infatti la parte alta della scarpa ha una funzione di “contenimento” della caviglia, al contempo proteggendola e conferendole maggiore rigidità; in particolare, la scarpa alte previene le cosiddette “storte”, che si verificano appoggiando il piede su terreno accidentato, e caricandovi sopra il peso del corpo. Una brutta storta può compromettere la vostra escursione.
I modelli alti tendono anche ad avere una suola più robusta, il che ne aumenta la funzione ammortizzante, molto utile in discesa.
Quindi il modello “alto” è sicuramente preferibile. Ovviamente questi modelli sono necessariamente più pesanti, e quindi faticosi, e per questo potreste preferire i modelli “bassi”. Questi ultimi sono poi anche un po’ più economici. Ma affacciandovi ad un negozio di escursionismo vi accorgerete facilmente che sul fattore prezzo contano soprattutto i materiali, più che la “grandezza” della scarpa.
E quindi passiamo al capitolo materiali: anche questo un campo vasto, che ci limiteremo a sfiorare. (p.c.)

 
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