La sicurezza nell'arrampicata sportiva
Caschetto da arrampicata
L’obiettivo del caschetto consiste nel proteggere la testa dai sassi che cadono dall’alto. In maniera secondaria, protegge la testa in caso di urti contro la parete – evento che in caso di caduta trattenuta da corda può avvenire; va però detto che in una caduta in falesia raramente si corre il rischio di battere la testa.
Come detto, l’obiettivo principale è la protezione della testa da oggetti che possono cadere dall’alto. I sassi non devono essere necessariamente grossi per fare male, è sufficiente che cadano da molto in alto: un sassolino di pochi grammi che cade da 30 metri diventa un proiettile che può lasciare un doloroso livido o provocare una piccola ferita, e in testa può provocare una lacerazione. Per questo non si insisterà mai abbastanza sull’importanza di indossare sempre il casco.
Se il pericolo è la caduta di sassi dall’alto, va da sé che il casco è importante prima di tutto per chi si trova alla base della parete, e quindi in particolare per chi sta facendo sicura, che tipicamente si trova giusto sotto la verticale dell’arrampicatore.
L’evento di caduta di sassi non è una remota eventualità. È però sicuramente vero che nelle falesie frequentemente battute si crea una sorta di “pulizia naturale”, nel senso che a forca di passarci tutti i piccoli sassolini vengono smossi. Per questo in falesia è molto frequente vedere decine di cordate contemporanee senza neanche un caschetto: ormai l’uso del caschetto in falesia sta passando in disuso (neanche fosse un abito “demodé”).
Se vedete in falesia un gruppo di persone con caschetto, potete star certi che stanno facendo un corso di arrampicata: in tutti i corsi viene insegnato l’uso del caschetto. Altrettanto certamente potrete affermare che, una volta terminato il corso, il loro istruttore li farà arrampicare senza caschetto. Misteri della psicologia umana…
Come sempre riportiamo la distinzione in base al terreno di gioco: se è vero che su “terreno sportivo” il casco viene sempre lasciato a casa, è altrettanto vero che su “terreno d’avventura” il casco non manca mai, e nessun alpinista si sognerebbe di avventurarsi senza. Il motivo è di semplice buon senso e: su terreno d’avventura il fischio dei sassi che cadono è un concerto che accompagna l’intera salita.
Visto che l’argomento “caschetto” ci ha portato a parlare di sassi, val pena di ricordare una delle regole dell’etica dell’arrampicata: nel caso in cui si provochi inavvertitamente la caduta di un sasso, occorre avvisare tempestivamente chi si trova in basso, urlando con quanto fiato si ha in gola “sasso!”. L’urlo non è una esagerazione: se siete in ambiente alpinistico (d’avventura), tipicamente la vostra parete è molto alta, e più strada percorre il sasso e più danni può fare, per cui occorre avvisare in particolare chi ci sta più lontano: per questo l’urlo.
In commercio esistono sostanzialmente due tipi di caschetto: un modello semplice, uniforme, con forma di caschetto da minatore; e decine di modelli aerati, aerodinamici, in materiali leggeri, quasi spaziali nel look. Come per tutti gli oggetti, i produttori hanno trovato il modo di solleticare la vanità umana, proponendo tanti modelli diversi, per accontentare il gusto estetico di ognuno. La scelta è libera, nel senso che tutti i modelli sono omologati, e quindi offrono il medesimo grado di sicurezza. Nel caso di terreno d’avventura probabilmente conviene preferire un modello senza troppi fori di aerazione: in caso di pioggia il caschetto avrà anche la funzione di proteggere (un po’…) la testa.
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