4.2 Il meccanismo della fecondazione
mamme
10 Ottobre 2009 amministratore

4.2 Il meccanismo della fecondazione

Condivisi gli elementi che entrano in gioco nella fecondazione, descriviamone il meccanismo. Durante il coito, il pene proietta nella vagina una grande quantità di spermatozoi.

Condivisi gli elementi che entrano in gioco nella fecondazione, descriviamone il meccanismo. Durante il coito, il pene proietta nella vagina una grande quantità di spermatozoi. Questi cercano e si immettono nella via offerta loro dalla tuba; questo canale presenta loro un ostacolo, il muco, che viene comunque disgregato da una sostanza emessa dagli stessi spermatozoi. Grazie ai loro movimenti ed alle contrazioni dell'utero e della tuba, gli spermatozoi giungono dunque nella parte terminale di quest'ultima, nell'utero, dove incontrano l'ovulo, pronto per essere fecondato. L'ovulo, infatti, per mezzo di una sostanza chimica, attira a sé gli spermatozoi, i quali aderiscono in maniera adeguata alla membrana dell'ovulo, la perforano ed entrano completamente in esso. Solamente uno spermatozoo però riesce ad unirsi con il nucleo, la parte fondamentale dell'ovulo, mentre gli altri degenerano. La cellula così fecondata ha già determinati in sé quelli che saranno i caratteri dell'individuo e della specie alla quale appartiene. A questo punto, assumono un ruolo fondamentale i cromosomi: essi sono responsabili del mantenimento delle caratteristiche della cellula madre nelle cellule figlie, ossia fanno sì che le cellule nate per scissione (le cellule figlie) portino con sé la traccia di ogni carattere presente nella cellula iniziale (la cellula madre). Il numero dei cromosomi è determinato e costante per ogni specie (ad es. nelle cellule umane sono 46); fanno eccezione le cellule sessuali che ne hanno la metà rispetto alle altre cellule dell'organismo, in quanto i 23 cromosomi dell'ovulo devono unirsi con i 23 dello spermatozoo per dare origine ad una cellula umana corredata di un giusto numero cromosomico (46). I cromosomi sono composti da piccolissime particelle, i geni: questi sono i reali portatori dei caratteri ereditari tipici della specie, coloro quindi che determinano le caratteristiche peculiari del nascituro. Le leggi che regolano il fenomeno dell'ereditarietà vengono spesso considerate inevitabili, mentre dovremmo tenere in considerazione l'influenza esercitata dagli agenti ambientali che hanno anch'essi il potere di sostenere o impedire la comparsa di alcuni caratteri ereditari. Infatti, per esempio un carattere ereditario come il colore dei capelli può manifestarsi a distanza di tempo oppure certe caratteristiche anomale che presentano alcuni bambini al momento della nascita possono essere il frutto dell'influenza sui geni di sostanze tossiche ricevute dall'ambiente. Esistono due tipi di geni trasmettitori dei caratteri ereditari:
. dominanti, ossia che si manifestano tendenzialmente di generazione in generazione anche soltanto mediante un genitore;
. recessivi, ovvero si mostrano quando il padre e la madre hanno geni identici, possono quindi appaiarsi e dar vita a quel particolare carattere. Pertanto possono manifestarsi dopo molte generazioni o rimanere latenti ed inoperanti finché non incontrino il gene omologo. La presenza di caratteri ereditari recessivi rende più difficile individuare e prevedere possibili anomalie presenti nel bambino al momento della nascita. Tare ereditarie possono essere anomalie nel numero e nella forma delle dita, malformazioni (piede piatto o labbro leporino), irregolarità nella distribuzione e nella quantità di peli e capelli, disfunzioni ghiandolari (nanismo, diabete), difetti di vista e udito, così come possono presentarsi malattie dello scheletro, del sangue, del sistema circolatorio e nervoso, oppure predisposizioni ad ammalarsi di arteriosclerosi precoce, tubercolosi, calcolosi ed artrite.

 

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