Cenni di storia della danza dal XIV° al XVIII° secolo
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

Cenni di storia della danza dal XIV° al XVIII° secolo

Nel XIV sec. la danza inizia a diventare oggetto delle descrizioni di letterati e poeti. La società del tempo si sottrae all’influenza della Chiesa e della società feudale, e la danza riceve buona accoglienza

Nel XIV sec. la danza inizia a diventare oggetto delle descrizioni di letterati e poeti. La società del tempo si sottrae all’influenza della Chiesa e della società feudale, e la danza riceve buona accoglienza nelle corti, presso la nobiltà, ma anche nella borghesia mercantile e cittadina.
I trattati del XV secolo(Il libro dell’arte del Danzare di Antonio Cornazano,1465; Della virtute et arte del Danzare di Guglielmo Ebreo, 1463) rivelano intenti sia pratici sia teorici e, nella prima parte del trattato, i maestri teorizzano sulla natura della danza e del movimento, sottolineando come la danza abbia uno stretto contatto con la musica. Nel XVI secolo il ballo è sempre più un evento pubblico, e si avvia alla professionalizzazione e alla rappresentazione teatrale.
I maestri del XVI sec., come i loro predecessori, sono attivi presso le maggiori corti e città come insegnanti di danza e di etichetta, ma spesso anche di scherma e di equitazione, ed alcuni di loro suonavano qualche strumento.
Diversamente dai trattatisti del XV sec. essi erano meno interessati all’aspetto filosofico, estetico, o anche morale, etico, della propria arte. Sono interessati a sottolineare la convenienza del ballo e a dar prova di destrezza e di abilità, virtù assolutamente necessaria per farsi conoscere dall’alta società.
Il XVII secolo rappresenta un momento fondamentale per la storia della danza in occidente, ma è anche uno dei periodi meno conosciuti dagli storici, perché non sono giunte altri trattati o manuali di ballo di rilevanza sino alla fine del 1600. Si afferma, infatti, una nuova forma teatrale, il dramma musicale o melodramma (l’opera cantata) che segna un capitolo molto importante per la vita culturale e sociale del tempo, sostituendo la danza nei contesti dei ceti elevati.
In Italia al declino della danza contribuisce anche la Controriforma Cattolica che già nel XVI sec. si era scagliata violentemente contro il ballo. Infatti, per tutto il XVII sec. fioriscono opuscoli contro la danza sia privata sia teatrale, sia di corte sia popolare, e in genere contro i danzatori, i commedianti. La danza continua a regnare a corte e nelle sale dei palazzi signorili, ma acquista sempre più importanza presso la borghesia. Nel suo tentativo di imitare i costumi della nobiltà, il ricco borghese trova infatti indispensabile offrire sontuose feste da ballo, frequentare una scuola di danza oppure stipendiare un maestro da ballo che indirizzi le sue “maniere”, corregga il suo portamento e lo informi sulle ultime novità danzate a corte dai nobili. Il ballo “nobile” per eccellenza della prima metà del secolo è il minuetto, che racchiude in sé tutte le caratteristiche del ballo di corte: portamento elegante e leggero, movimento non troppo ampio e saltato, passi piccoli, riverenza cerimoniosa ed elaborata.

 

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