cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

I riti di passaggio

Le danze dei “riti di passaggio” sono le situazioni “critiche” che un individuo affronta e che segnano il suo passaggio da una condizione all’altra, quali la nascita, pubertà, nozze, morte, passaggio da adolescente all’età matura. Questi momenti di “passaggio” sono sottolineati da riti con danza, musica e abbigliamento particolari (ad es. dopo la nascita, si effettuano dei riti che accompagnano l’attribuzione del nome del bambino, e che designano effettivamente il suo ingresso nel gruppo sociale, durante questi riti sono soprattutto le donne a danzare). Anche la malattia rappresenta un momento critico, sia per il malato che per la collettività, che si sente in un certo senso “contagiata” dalla sua presenza. La danza può essere eseguita sia dal guaritore che da più persone, che ballano ripetendo formule intorno al malato, cercando di scacciare gli spiriti maligni e di infondergli nuova forza. Talvolta può danzare anche il malato stesso cercando di stabilire una specie di alleanza con la divinità o lo spirito che ha causato la malattia, impegnandosi a venerarla con particolari riti e con la danza, tramite la quale la divinità scende nel malato “possedendolo”; in questo caso il malato cade in trance, ossia in uno stato di perdita apparente della coscienza, per cui egli si muove, parla, canta e danza secondo le caratteristiche della divinità che lo possiede. Qui la danza e la musica, si configurano come vere e proprie “terapie” che permettono al malato di reagire alla sua malattia (sia fisica che mentale, reale, immaginaria ), di accettarla e di convivere con essa, e di non essere isolato dal resto della comunità. È questo l’esempio più eclatante di come la danza e la musica non siano presso le popolazioni primitive solo semplici “divertimenti”, ma svolgano un ruolo rilevante in tutti i momenti importanti della loro vita, e rivestano un carattere di “necessità” che la nostra società ha ormai da secoli dimenticato.

 
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