Danzaterapia e bambini disabili: Janet Adler
La comunicazione non verbale diventa, in questo tipo di esperienza, uno strumento fondamentale. Descriviamo di seguito alcune esperienze svolte dalla Adler con i bambini disabili.
Uno degli esercizi proposti è quello della corda di cui ogni bambino tiene una parte, formando un cerchio. Il cerchio quindi si apre e si chiude, in modo che i bambini imparino ad avvicinarsi agli altri e ad allontanarsi allo stesso modo, sperimentando le diverse sfumature della vicinanza.
In un altro esercizio, un bambino solo “spinto” delicatamente all’interno del cerchio dove viene accolto dall’insegnante che si trova dall’altra parte del cerchio: iniziano i primi veri contatti fisici, una comunicazione di gioia e allegria che non ha bisogno di parole.
Nell’esperienza con i bambini autistici, che possono anche avere una totale assenza del linguaggio, l’insegnante di danzaterapia cerca di entrare nel loro mondo e di parlare la loro lingua. Per fare questo, le prime lezioni si basano sulla semplice imitazione dei loro movimenti e del loro spazio. Il movimento è il mezzo utilizzato per comunicare, per entrare nel loro spazio. È attraverso il movimento del corpo che i bambini fanno capire quando non vogliono una cosa o quando sono in difficoltà. L’imitazione, permetterà all’insegnante di entrare veramente nel mondo delle due bambine, di percepire le loro emozioni e di capirle. Ciò permette anche ai bambini di avere un contatto più fisico con l’insegnante: si abbracciano, saltellano nella stanza, girano in cerchio. I bambini iniziano anche a esplorare il corpo dell’insegnante: le mani, il viso. E successivamente il proprio corpo. È iniziata una relazione tra persone.
Concludendo, quando i bambini prendono confidenza con il loro corpo, riescono a lasciarsi andare maggiormente. E la comunicazione non ha più confini. L’integrazione è totale. Il corpo diviene una parte importante del loro parlare, del loro sentire, del loro crescere.