La danza come espressione sociale e culturale
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

La danza come espressione sociale e culturale

Il XX secolo rappresenta un periodo nel quale la danza viene sottoposta ad un’attenta indagine ed un profondo ripensamento.

Il XX secolo rappresenta un periodo nel quale la danza viene sottoposta ad un’attenta indagine ed un profondo ripensamento. Se esaminiamo il progredire nel corso del secolo delle idee sull’uomo e sulle sue possibilità di comunicazione ed espressione attraverso il movimento, emergono le caratteristiche e le peculiarità della danza come esperienza sociale e di partecipazione rituale collettiva, come evento artistico e realtà spettacolare. Infatti, un corpo che danza rivela tanto se stesso e la persona che incarna quanto la sua appartenenza ad una società. La cultura “impone” all’individuo un linguaggio del corpo che ha il compito di trasmettere dei significati attraverso i quali vengono poi strutturate le relazioni interpersonali e organizzata la realtà che ci circonda. La nostra modalità di mostrarci e di essere con gli altri è il risultato di convenzioni che, contemporaneamente, ci “proteggono” dall’altro e creano delle forme strette, limitate e limitanti, difficili da rompere, in quanto creano stabilità, orientamento e identità. La capacità del corpo di esprimere significato attraverso espressioni, gesti, movimenti, modalità di curarlo sono quindi il frutto di un involontario apprendimento di codici definiti e determinati che creano il nostro gusto e la nostra sensibilità, e chi ci sono trasmessi attraverso l’educazione e le abitudini che incontriamo e viviamo. Ed anche la danza è una realtà regolata da aspetti sociali e culturali ben definiti, è una manifestazione nel contempo del corpo singolo e di quello collettivo, riconosciuto come degno di attenzione e di interessi. Nei corpi individuali che si armonizzano nella danza si ha una sincronizzazione di gesti e movimenti, accompagnata da una serie di strumenti come luci, musica, costumi, ecc., che vanno ad amplificare il senso comune profondo di gesti, espressioni, colori, modalità di vestire, movimenti, posture, che si sono istituzionalizzati nel tempo come codici che ci offrono l’opportunità “di dare un significato preciso alla varietà dei rapporti fra i modi e le forme del corpo e un complesso di sentimenti e passioni che riteniamo pertinenti nell’organizzazione del nostro modo di essere e per la comprensione dei comportamenti altrui.” (Pontremoli, “La danza”) La danza quindi è stata storicamente sempre utilizzata nelle diverse situazioni con funzioni anche particolari: oltre a rappresentare idee e forme legate a quelle idee, quindi oltre ad essere una vera e propria arte, la danza è divenuta di volta in volta la portavoce di valori morali e religiosi, di istanze rituali, di esigenze pratiche, oppure assurge a codice di comportamento, elemento di distinzione sociale come nel Settecento, a ornamento legato al folclore e alla tradizione, a mezzo per educare e passare valori e principi socialmente riconosciuti. Un corpo che danza è comunque sempre anche un corpo allenato e preparato per essere pronto ed all’altezza del suo compito, un corpo efficace e virtuoso. Questo corpo viene studiato dall’antropologia teatrale nel tentativo di individuare quelle tecniche e quei principi che regolano il funzionamento simbolico del corpo dell’attore-danzatore sulla scena e lo rendono polo di attrazione degli sguardi degli spettatori e luogo di comunicazione viva e drammatica. Le tecniche ed i principi, che rendono vivo il corpo dell’attore-danzatore sulla scena e che determinano quello spazio di artificialità necessaria all’attività espressiva ed intenzionalmente metaforica, vengono posti come indicazioni utili alla prassi ovvero come “leggi pragmatiche” (Grotowski).

 

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