Il corpo come luogo di conoscenza e di integrazione
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

Il corpo come luogo di conoscenza e di integrazione

Possiamo osservare che, alle soglie del XX sec., mentre si apre una riflessione sulla danza, il ballo ed il suo valore, l’essere umano sta confrontandosi in modo nuovo con il proprio esserci.

Possiamo osservare che, alle soglie del XX sec., mentre si apre una riflessione sulla danza, il ballo ed il suo valore, l’essere umano sta confrontandosi in modo nuovo con il proprio esserci. L’uomo, corpo cosciente, è descritto come luogo di conoscenza attraverso il quale creiamo un mondo secondo un orientamento specifico, in quanto ogni cosa è caricata del senso che la nostra relazione con essa ci suggerisce. Tuttavia la coscienza può andare molto al di là della situazione contingente ed astrarre fino all’universale, sebbene certamente non possa astrarre dal suo presupposto esistenziale. Il corpo è quindi il fondamento che permette ad ogni persona di sentire e vivere e che pertanto non può essere oggettivato nella sua totalità, poiché orientandosi verso se stesso, dovrà comunque fare riferimento ad un altro punto si vista. Il corpo ha quindi la funzione di “sorgente di intenzionalità spirituale”, che di volta in volta crea ogni nostra azione, sia essa parola, gesto, sguardo o movimento. Nella dinamica della conoscenza, noi percepiamo comunque sempre attraverso punti di vista relativi che attestano presenza e nel contempo adombrano altri aspetti, altre parti della totalità che possiamo configurare integrandole solo attraverso un atto immaginativo: parliamo a questo proposito di rappresentazione. Sulla via della conoscenza, possiamo porre a distanza ogni cosa, tranne che il nostro corpo, che, se è mezzo indispensabile nella nostra avventura percettiva, sfugge, almeno in parte, alla percezione di se stesso. Il punto zero della nostra prospettiva è una certezza che non può mai assicurarsi nella propria verità. A convalidare il processo conoscitivo, e quindi a permetterci di arrivare alla verità, è solo l’esperienza dell’incontro con un altro sguardo. In questo modo, entriamo in una nuova fase, quella della relazione interpersonale, che, se da un lato ci permette di cogliere attraverso degli indizi la personalità dell’altro, dall’altro rende chiara l’ambiguità dell’essere un corpo e dell’avere un corpo che spesso va ad ostacolare un contatto più profondo che ci permetta di cogliere l’aspetto più intimo e misterioso dell’altro. Integrare quindi la propria conoscenza con quella dell’altro è quindi essenziale per una visione più ampia e completa della realtà, primo passo verso la Comprensione e la Verità.

 

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