COME UTILIZZARE L'ACQUA IN MODO CONSAPEVOLE
benessere
10 Ottobre 2009 amministratore

COME UTILIZZARE L'ACQUA IN MODO CONSAPEVOLE

COME UTILIZZARE L'ACQUA IN MODO CONSAPEVOLE IN COLLABORAZIONE CON L'ASSOCIAZIONE DHYANA Le famiglie italiane consumano 10 miliardi di metri cubi di acqua all'anno.


IN COLLABORAZIONE CON L'ASSOCIAZIONE DHYANA


Le famiglie italiane consumano 10 miliardi di metri cubi di acqua all'anno. Le attività di casa svolte senza pensarci fanno scorrere una quantità impressionante di acqua: 40-50 litri in cucina per cucinare e lavare le stoviglie; dagli 8 ai 30 litri ogni volta che azioniamo lo sciacquone; 100 litri per il bagno nella vasca; 50 litri per la lavastoviglie; 170 litri per la lavatrice, ciclo completo a 90° C. Solo 2 litri per bere. Risparmiare acqua è un imperativo ecologico, perché lo sfruttamento delle risorse idriche è una realtà, perché il processo che, per mezzo di pompe, porta l'acqua dai fiumi o dalle falde acquifere ai serbatoi, poi alle condotte principali e secondarie e infine alle case, ai bar alle fontanelle, non è indolore per l'ambiente. Occorre sempre energia per i pompaggi e canalizzazioni, e occorrono processi chimici di depurazione per rendere l'acqua idonea a usi domestici, quando non proviene direttamente da sorgenti. Inoltre, una volta giunte nelle nostre case, l'acqua è in gran parte usata calda, con gran consumo di combustibili fossili. L'Enea ha calcolato quanto petrolio occorre per portare nelle nostre case un data quantità di acqua: per i 25.000 litri necessari per un anno di docce pro capite, occorrono 320 litri di petrolio.
L'acqua imbottigliata è un business da 4500 miliardi, di cui 1500 spesi in pubblicità; non a caso: il mito si sgonfia se non è alimentato. L'acqua "del sindaco", ovvero dell'acquedotto costa dalle 500 alle 1000 volte in meno, però nessuno la pubblicizza; anzi.
L'acqua imbottigliata ha un peso ambientale. Le bottiglie miliardarie vengono trasportate su sbuffanti Tir per lunghe distanze: basta guardare l'etichetta della bottiglia sul desco per accorgersene. I contenitori diventano rifiuti subito dopo l'uso, e quelli di plastica sono destinati in genere all'inceneritore, e solo in piccola parte al riciclaggio. Tutto ciò, senza alcun beneficio per la salute.
Non solo perché in molte zone d'Italia l'acqua del rubinetto è anch'essa minerale, perché scaturisce da sorgenti. Ma anche perché l'acqua dell'acquedotto è controllata tutti i giorni nelle grandi città, e settimanalmente nelle altre; quando i limiti di legge non sono rispettati scatta la non potabilità. L'acqua di bottiglia, invece, viene controllata dalle autorità pubbliche "ogni tanto", e possono passare anni (le leggi sono molto permissive). La plastica non fa certo bene al contenuto, soprattutto quando viene lasciata magari a lungo sotto il sole, e la durata di scadenza è troppo lunga: i Nas si trovano a sequestrare non poche confezioni di acque minerali e bibite in cattivo stato di conservazione. Oltretutto, secondo alcuni test, molte acque minerali non sarebbero potabili per legge, superando ad esempio la soglia di attenzione per i nitrati, e per altri "veleni", ammessi più nella bottiglia che nell'acqua minerale (nelle quali, ad esempio, si trovano addirittura arsenico e cadmio in percentuali superiori a quelle tollerate dalle autorità sanitarie mondiali). Né le etichette accennano mai alle controindicazioni di certe acque, troppo o troppo poco ricche di minerali e altri elementi.. Se bere acqua in bottiglia è assurdo nei luoghi in cui anche quella del rubinetto proviene da sorgenti continuamente controllate, qualche spiegazione è dovuta a chi ha rubinetti che attingono da acque di superficie.
Le acque potabili prevedono un lungo processo di depurazione a monte del rubinetto: sedimentazione, preparazione, potabilizzazione tramite chiarificazione, preclorazione, filtrazione su sabbia silicea, filtrazione su carbone attivo granulare, disinfezione finale. Attraverso le condotte, il serbatoio di accumulo, la rete urbana, l'acqua arriva nelle nostre case.
Un'acqua così potabilizzata non può per legge avere residui di sostanze organiche e inorganiche superiori alle quantità consentite né presentare agenti inquinanti; è quindi buona da bere purché abbia un gusto accettabile (che comunque è molto legato ad abitudini anche rivedibili).
Quindi: in genere l'acqua del rubinetto si può bere senza problemi. Bere in bottiglia è semplicemente assurdo quando l'acquedotto pesca da sorgenti, e non è difficile accertarlo. Negli altri casi, si potrà scrivere all'acquedotto per ottenere l'elenco dei valori e i parametri di riferimento stabiliti dalla legge. Una telefonata all'azienda Asl o ad associazioni ambientaliste del luogo potrà rassicurare, per evitare i casi in cui i parametri sono innalzati per far rimanere potabile l'acqua.
Un altro problema può essere un eccesso di cloro nel trattamento, che lascia un odore residuo e che non è il caso di ingoiare con l'acqua. Ma basta lasciarla riposare in una caraffa dalla bocca larga, posta nel frigorifero per qualche ora e il cloro svanirà.
Si ricordi che l'inquinamento organico - quando ci si trovi in zone fuori acquedotto - viene annientato dalla bollitura. Si potrà partecipare a iniziative di pressione sulle autorità affinché introducano i nuovi sistemi di depurazione proposti fra gli altri da Greenpeace.
Diminuire il consumo di acqua, ridurre l'apporto di inquinanti che passano nell'acqua in uscita dagli scarichi domestici, scegliere l'acqua da bere, salutare, ecologica, risparmiosa, vale la pena impegnarsi: perché di impegno ne mette tanto la natura a far evaporare una goccia dal mare per poi restituirla senza sale alla Terra.

(tratto da "Manuale pratico di ecologia quotidiana" di M. Coreggia)

 

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