L’INDAGINE QUANTITATIVA*
lavoro
10 Ottobre 2009 amministratore

L’INDAGINE QUANTITATIVA*

Quante sono? - All’inizio del 2004, le aziende in mano a imprenditrici sia direttamente (ditte individuali), che in virtù di una presenza maggioritaria della componente femminile negli organi di governo, erano poco meno di 1,2 milioni, il 23,5% di tutte

Quante sono? - All’inizio del 2004, le aziende in mano a imprenditrici sia direttamente (ditte individuali), che in virtù di una presenza maggioritaria della componente femminile negli organi di governo, erano poco meno di 1,2 milioni, il 23,5% di tutte le imprese attive nel Paese. Per contarle, il Rapporto le ha definite in base al grado di controllo (‘presenza’) da parte di donne prendendo in considerazione tre modalità di controllo definite ‘esclusivo’, ‘forte’ o ‘maggioritario’ (**).

Il profilo dalla imprese femminili



Le imprese ‘rosa’ appaiono in larghissima parte ‘esclusive (il 94,6% del totale). Solo il 4,7% può essere definito a forte controllo, mentre lo 0,7% è a controllo maggioritario. Il dato va interpretato guardando alle forme giuridiche scelte dalle imprese femminili: nel 73,9% dei casi (867mila imprese) si tratta di ditte individuali, più diffuse tra le donne rispetto alla media (68,1%). Meno diffuse sono, invece, le società di capitali: 5,3% contro un valore medio più che doppio (12%).

La loro forte esclusività spiega anche il minor numero di imprese femminili dotate di capitale sociale (il 31,1%) rispetto alla media totale delle imprese (34,5%). Se a livello complessivo la struttura dell’impresa femminile appare sostanzialmente elementare, uno sguardo ai dati territoriali rivela tuttavia differenze anche significative. In Lombardia e Trentino Alto Adige quasi un’impresa femminile su due (rispettivamente il 46,7 e il 45,3%) è dotata di capitale, mentre in Basilicata (12,3%) e Molise (16%) avere un capitale per un’impresa femminile è un’eccezione.

Distribuzione territoriale delle imprese femminili per presenza/assenza di capitale sociale (val. %)

* Il Rapporto contiene due elementi di assoluta novità. Sul piano quantitativo, offre per la prima volta un’analisi completa dell’universo dell’imprenditoria femminile definendo ‘imprese femminili’ tutte le aziende in cui sia ravvisabile una presenza preponderante di donne tra i soci o gli amministratori. Su quello qualitativo, nel Rapporto viene presentata un’indagine campionaria fortemente innovativa perché analizza simultaneamente i due universi delle imprese femminili e non femminili. Da questa foto emerge un inedito ritratto delle imprese guidate da donne, grazie al confronto tra le risposte dei due generi di fronte alle stesse domande (motivazioni alla creazione dell’impresa, ricerca delle risorse finanziarie, scelta del modello organizzativo, decisioni sul percorso di sviluppo).
La seconda parte del Rapporto è dedicata ad un’analisi approfondita dei risultati dell’applicazione della legge n.215 del 1992, in particolare mettendo a confronto il profilo delle imprese che si sono aggiudicate i finanziamenti con quello delle altre imprese femminili, anche valutando l’efficacia del quarto ed ultimo bando rispetto ai tre precedenti (gestiti con modalità diverse).
** L’impresa è considerata a conduzione femminile “esclusiva” se è donna il titolare della ditta individuale; se lo è il 99% dei soci delle società di capitali, delle società di persone e delle cooperative; se lo è il 99% degli amministratori delle altre forme giuridiche). Se le quote di controllo sono superiori al 60% (o a 2/3 del capitale sociale per le società di capitali), il controllo è considerato “forte”. E’ a conduzione “maggioritaria” se il controllo si attesta sopra il 50%.

 

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