10 Ottobre 2009
amministratore
Le imprese ‘rosa’ appaiono in larghissima parte ‘esclusive (il 94,6% del totale). Solo il 4,7% può essere definito a forte controllo, mentre lo 0,7% è a controllo maggioritario. Il dato va interpretato guardando alle forme giuridiche scelte dalle imprese femminili: nel 73,9% dei casi (867mila imprese) si tratta di ditte individuali, più diffuse tra le donne rispetto alla media (68,1%). Meno diffuse sono, invece, le società di capitali: 5,3% contro un valore medio più che doppio (12%).
La seconda parte del Rapporto è dedicata ad un’analisi approfondita dei risultati dell’applicazione della legge n.215 del 1992, in particolare mettendo a confronto il profilo delle imprese che si sono aggiudicate i finanziamenti con quello delle altre imprese femminili, anche valutando l’efficacia del quarto ed ultimo bando rispetto ai tre precedenti (gestiti con modalità diverse).
** L’impresa è considerata a conduzione femminile “esclusiva” se è donna il titolare della ditta individuale; se lo è il 99% dei soci delle società di capitali, delle società di persone e delle cooperative; se lo è il 99% degli amministratori delle altre forme giuridiche). Se le quote di controllo sono superiori al 60% (o a 2/3 del capitale sociale per le società di capitali), il controllo è considerato “forte”. E’ a conduzione “maggioritaria” se il controllo si attesta sopra il 50%.
L’INDAGINE QUANTITATIVA*
Quante sono? - All’inizio del 2004, le aziende in mano a imprenditrici sia direttamente (ditte
individuali), che in virtù di una presenza maggioritaria della componente femminile negli organi
di governo, erano poco meno di 1,2 milioni, il 23,5% di tutte le imprese attive nel Paese.
Per contarle, il Rapporto le ha definite in base al grado di controllo (‘presenza’) da parte di
donne prendendo in considerazione tre modalità di controllo definite ‘esclusivo’, ‘forte’ o
‘maggioritario’ (**).
Il profilo dalla imprese femminili

Le imprese ‘rosa’ appaiono in larghissima parte ‘esclusive (il 94,6% del totale). Solo il 4,7% può essere definito a forte controllo, mentre lo 0,7% è a controllo maggioritario. Il dato va interpretato guardando alle forme giuridiche scelte dalle imprese femminili: nel 73,9% dei casi (867mila imprese) si tratta di ditte individuali, più diffuse tra le donne rispetto alla media (68,1%). Meno diffuse sono, invece, le società di capitali: 5,3% contro un valore medio più che doppio (12%).

Distribuzione territoriale delle imprese femminili per presenza/assenza di capitale sociale (val. %)

La seconda parte del Rapporto è dedicata ad un’analisi approfondita dei risultati dell’applicazione della legge n.215 del 1992, in particolare mettendo a confronto il profilo delle imprese che si sono aggiudicate i finanziamenti con quello delle altre imprese femminili, anche valutando l’efficacia del quarto ed ultimo bando rispetto ai tre precedenti (gestiti con modalità diverse).
** L’impresa è considerata a conduzione femminile “esclusiva” se è donna il titolare della ditta individuale; se lo è il 99% dei soci delle società di capitali, delle società di persone e delle cooperative; se lo è il 99% degli amministratori delle altre forme giuridiche). Se le quote di controllo sono superiori al 60% (o a 2/3 del capitale sociale per le società di capitali), il controllo è considerato “forte”. E’ a conduzione “maggioritaria” se il controllo si attesta sopra il 50%.