Acqua viva
Acqua viva
Autore: Clarice Lispector
Editore: Sellerio di Giorgianni
Collana: Il Castello
Il nome di Clarice Lispector (1925-77) è poco diffuso, malgrado essa goda di un posto di primissimo piano nell'ambito della letteratura in lingua portoghese. Ci si domanda se questo non sia in parte dovuto alla difficoltà di ascrivere appieno l'opera della Lispector al genere narrativo e non piuttosto a quello filosofico. Quest'ultimo testo pubblicato, in particolare, si configura come un esempio di filosofia femminile pura e suggerisce continue associazioni con una scrittura filosofico-poetica come quella di Maria Zambrano. Definito dalla stessa Lispector "facsimile di libro", "Acqua viva" rappresenta lo sviluppo estremo di un'eterodossia già manifesta nelle opere precedenti, dove un filo narrativo sempre esilissimo era occasione per dare pieno spazio ai labirinti dell'autoanalisi. Qui ogni parvenza di trama è soppressa per lasciare implodere l'ossessione ontologica - o mistica - di quello che la scrittrice definisce l'"istante-già" ovvero il divenire dell'essere-pensiero nell'istante, o ancora la materia prima dell'esistenza nel suo farsi istantaneo. L'originalità di Clarice Lispector alle prese con l'eterna e inquietante indicibilità dell'"esserci" è tuttavia quella di parteciparvi con una quarta dimensione del linguaggio - quasi una scrittura automatica -, vale a dire una parola che fa letteralmente "corpo" con il detto-indicibile: "Quello che ti scrivo non è da leggere, è da essere"; oppure: "Non si capisce la musica: la si ascolta. Ascoltami allora col tuo corpo intero". Di fatto, nel rapporto esclusivo che l'io narrante instaura con il tu destinatario - colui che legge, nel momento in cui legge e nessun altro né prima né dopo - avviene il miracolo di una comunicazione che trascende le frasi e le parole penetrando nella sfera del corpo e della sua passione: come se la verità che l'io trasmette al tu nell'istante passasse attraverso i sensi, avesse l'impalpabilità vertiginosa di un orgasmo, fosse il tentativo riuscito di fotografare un profumo... Sviluppato senza un piano o struttura apparente, eppure in modo geometrico come attraverso le figure successive di un caleidoscopio, il tema atematico di "Acqua viva", questo tuffo nella materia prima delle parole per arrivare "dietro a quello che sta dietro il pensiero", si snoda lungo le 78 pagine del testo con la rapida complessità di un batter di ciglia, e rimane irrisolto. E tuttavia, a lettura terminata, se così si può chiamare questo viaggio in anfratti di sensazioni, gusti, suoni, colori - come se, più che un oggetto, fosse stata dipinta la sua ombra -, si ha la sensazione di avere acquisito un sapere, un'esperienza, di aver colto l'apertura a un senso, sebbene in enigmatico divenire. "Tutto finisce ma quello che scrivo continua - si legge all'ultima pagina - Il che è bello, molto bello. Il meglio non è ancora stato scritto. Il meglio è fra le righe".