UN SOTTILE FILO ROSSO: DONNE TRA EROS E SCRITTURA
di Alina Rizzi
Tanto per sgombrare il campo da ogni successivo equivoco sarà
bene porci da subito la spinosa domanda: qual è la differenza
tra erotismo e pornografia?
Mi verrebbe voglia di rispondere, come Woody Allen, che la pornografia
é l'erotismo degli altri e chiuderla qui. Ma pensandoci meglio
credo abbia detto bene anche Dacia Maraini, per la quale la pornografia
sarebbe "la pretesa di separare il sesso dal sentimento facendone
uno strumento autonomo di conoscenza e relazione."
Diciamo allora che se la pornografia può essere, a volte,
un puro svago fine a se stesso, consumato il quale si può
tornare alla propria vita senza residui emozionali, in campo letterario
il libro pornografico è quello che ci permette di distrarci
dai problemi e dai dubbi personali, coinvolgendoci quel tanto che
basta per regalarci due ore di "libera uscita" dalle consuete
abitudini sessuali.
Un libro erotico, invece, dovrebbe non solo divertirci e intrigarci,
ma anche suscitare fantasie e curiosità, suggerirci percorsi
alternativi, farci dubitare delle nostre preferenze o scelte precedenti,
prospettarci modi e luoghi più accattivanti. Insomma dovrebbe
risvegliare la nostra attenzione non distrarla e quindi aprirci
ad una conoscenza maggiore dell'argomento, che evidentemente non
è il sesso ma l'incontro intimo di due individui.
Può capitare dunque che uno scrittore o una scrittrice, nel
tentativo di fare dell'erotismo, ottenga soltanto pornografia, oppure
che volutamente decida di scrivere un libro di puro svago. Perché
indignarsi? Si sono pubblicate e si pubblicano ancora tonnellate
di libri d'amore che non hanno altro scopo che questo, lo stesso
dicasi per certi "polpettoni" d'avventura americani o
per le infinite saghe in costume che piacciono agli inglesi. Qualcuno
ne è scandalizzato? Non sembrerebbe. Eppure un'autrice che
decide di scrivere una "rilassante" storia pornografica
raramente è accolta con la stessa pacata sufficienza.
Se vogliamo essere franchi anche molti racconti di Anais Nin sono
semplicemente pornografici: alcuni assomigliano ad un catalogo di
peripezie erotiche poco probabili, altri si impegolano con la massima
leggerezza in argomenti scottanti come l'incesto e la violenza carnale.
Ciò nonostante Anis Nin viene considerata una scrittrice
erotica per aver pubblicato questi racconti. In realtà, credo
che l'erotismo autentico risieda nei suoi diari, nelle pagine in
cui descrive senza censure e tentennamenti la sua relazione intima
con Henry Miller, e diventa addirittura spudorata ammettendo il
proprio desiderio violento e incontenibile. Perché al di
là di ciò che la Nin descrive dei loro incontri intimi
è proprio la voglia di lui, bruciante come una fiamma, insaziabile,
quotidianamente rinnovata che rende le pagine tanto erotiche. Inutile
negarlo: settant'anni fa come oggi una donna che scrive del proprio
desiderio di fare l'amore è una donna scandalosa, addirittura
una strega, come scriveva la trasgressiva poetessa americana Anne
Sexton trent'anni dopo la Nin:
In giro sono andata, strega posseduta / ossessa ho abitato l'aria
nera, padrona della notte;/ sognando malefici, ho fatto il mio mestiere
/ passando sulle case, luce dopo luce:/
solitaria e folle, con dodici dita./ Una donna così non è
una donna./ Come lei io sono stata.
E come ribadiva la scrittrice Erica Jong:
E' lei la donna che inseguo. / Ogni volta che entro in una stanza
/ lei c'è già stata-/
con capelli che odorano di leoni e tigri,/ con un abito più
nero dell'inchiostro di seppia,/
con scarpe che guizzano come lucertole / sopra il grano ondeggiante
del tappeto.
Non è vergine né
madonna./ Le sue palpebre sono rosse./ Va a letto con tutti.
Ma ci vuole grande coraggio per scrivere qualcosa di simile, soprattutto
quando le proprie fantasie e i propri bisogni intimi sono molto
poco, come si dice oggi, "politicamente corretti".
Dacia Maraini sottolinea: " Quello che mi ha colpito nei libri
erotici scritti dalle donne è una strana e cocciuta fedeltà
al tema del masochismo
." E continua: "Questo probabilmente
perché una scrittrice non può andare contro la storia
da sola. Senza un consenso collettivo non riesce ad inventarsi una
visione della sessualità diversa e originale."
Probabilmente Maraini ha ragione, ma mi chiedo: e se invece quella
fantasia così ricorrente di essere presa con la forza, che
non significa però, nella maniera più assoluta, essere
presa con violenza, fosse un'autentica fantasia femminile? Negarsi
un gioco erotico altamente eccitante soltanto per dimostrare al
proprio compagno e anche a se stesse di non appartenere a quel modello
di donna succube e remissiva di altri tempi, non è un'ennesima
forma di automortificazione? Se per dimostrarci moderne ed emancipate
dobbiamo rinunciare a godere come piace a noi a cosa ci serve la
libertà conquistata?
Francamente mi è difficile credere che l'Histoire d'O sia
stata scritta da una donna che non sapeva cosa le piacesse o che
fosse poco originale. E lo stesso può dirsi, per arrivare
a tempi più moderni, de "La sottomissione di Ludovica"
di Francesca Mazzuccato, una scrittrice che senz'altro non difetta
di fantasia.
In realtà le donne sanno benissimo cosa vogliono quando si
tratta di sesso e se trovano il coraggio di esprimerlo - e non dimentichiamo
che inevitabilmente il numero fa la forza - lo fanno senza mediazioni.
Ecco allora l'esplosione di romanzi erotici e pornografici degli
ultimi anni e il conseguente proliferare di collane specializzate,
come la "Biblioteca dell'eros" ( ES), la "Pizzo nero"
(Borelli), e la neonata "Il delta di Venere" (Lietocollelibri),
che raccolgono sogni, fantasie e qualche volta - ma non è
rilevante- esperienze vissute senza inibizioni.
Si va quindi dall'apoteosi della "scopata senza cerniera"
lanciata da Erica Jong con "Paura di volare" nel lontano
1973 ( un libro che Henry Miller definì "la controparte
femminile di Tropico del Cancro" ) al più recente "Singola
ventottenne, con marito noioso e pedante corrisponderebbe preferibilmente
con coppie e singoli" ( il titolo dice già tutto) di
Francesca Ferreri Luna. Dal triller con risvolti erotici "Dentro"
di Susanna Moore, alle confidenze senza peli sulla lingua di quattro
amiche single in " Mangiami" di Linda Jaivin. E ancora
troviamo un vero catalogo di peripezie sessuali descritte con estrema
sapienza in "La donna di carta" di Francoise Rey, mentre
nelle "Cento quartine e altre storie d'amore", Patrizia
Valduga crea una struggente e disinibita poesia.
E poi come dimenticare le precorritrici degli anni '90: Alina Reyes
con "Il macellaio" e Almudena Grandes con "L'eta
di Lulù" ? Oppure l'amore saffico ed estremo de "Il
tuo nome scritto nell'acqua" di Irene Gonzalez Frei e quello
istintivo e un po' surreale di Marian Engel nel romanzo intitolato
"L'orso" ?
Libri diversi senz'altro, diversissimi, a volte molto sensuali a
volte dichiaratamente pornografici, ma rigorosamente al femminile
e comunque accomunati da un impellente desiderio-bisogno di dire
e quindi scrivere qualcosa che non può più essere
trattenuto, o peggio, censurato.
Finalmente!
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