UN SOTTILE FILO ROSSO: DONNE TRA EROS E SCRITTURA
cultura
10 Ottobre 2009 amministratore

UN SOTTILE FILO ROSSO: DONNE TRA EROS E SCRITTURA

UN SOTTILE FILO ROSSO: DONNE TRA EROS E SCRITTURA di Alina Rizzi Tanto per sgombrare il campo da ogni successivo equivoco sarà bene porci da subito


di Alina Rizzi


Tanto per sgombrare il campo da ogni successivo equivoco sarà bene porci da subito la spinosa domanda: qual è la differenza tra erotismo e pornografia?
Mi verrebbe voglia di rispondere, come Woody Allen, che la pornografia é l'erotismo degli altri e chiuderla qui. Ma pensandoci meglio credo abbia detto bene anche Dacia Maraini, per la quale la pornografia sarebbe "la pretesa di separare il sesso dal sentimento facendone uno strumento autonomo di conoscenza e relazione."
Diciamo allora che se la pornografia può essere, a volte, un puro svago fine a se stesso, consumato il quale si può tornare alla propria vita senza residui emozionali, in campo letterario il libro pornografico è quello che ci permette di distrarci dai problemi e dai dubbi personali, coinvolgendoci quel tanto che basta per regalarci due ore di "libera uscita" dalle consuete abitudini sessuali.
Un libro erotico, invece, dovrebbe non solo divertirci e intrigarci, ma anche suscitare fantasie e curiosità, suggerirci percorsi alternativi, farci dubitare delle nostre preferenze o scelte precedenti, prospettarci modi e luoghi più accattivanti. Insomma dovrebbe risvegliare la nostra attenzione non distrarla e quindi aprirci ad una conoscenza maggiore dell'argomento, che evidentemente non è il sesso ma l'incontro intimo di due individui.
Può capitare dunque che uno scrittore o una scrittrice, nel tentativo di fare dell'erotismo, ottenga soltanto pornografia, oppure che volutamente decida di scrivere un libro di puro svago. Perché indignarsi? Si sono pubblicate e si pubblicano ancora tonnellate di libri d'amore che non hanno altro scopo che questo, lo stesso dicasi per certi "polpettoni" d'avventura americani o per le infinite saghe in costume che piacciono agli inglesi. Qualcuno ne è scandalizzato? Non sembrerebbe. Eppure un'autrice che decide di scrivere una "rilassante" storia pornografica raramente è accolta con la stessa pacata sufficienza.
Se vogliamo essere franchi anche molti racconti di Anais Nin sono semplicemente pornografici: alcuni assomigliano ad un catalogo di peripezie erotiche poco probabili, altri si impegolano con la massima leggerezza in argomenti scottanti come l'incesto e la violenza carnale. Ciò nonostante Anis Nin viene considerata una scrittrice erotica per aver pubblicato questi racconti. In realtà, credo che l'erotismo autentico risieda nei suoi diari, nelle pagine in cui descrive senza censure e tentennamenti la sua relazione intima con Henry Miller, e diventa addirittura spudorata ammettendo il proprio desiderio violento e incontenibile. Perché al di là di ciò che la Nin descrive dei loro incontri intimi è proprio la voglia di lui, bruciante come una fiamma, insaziabile, quotidianamente rinnovata che rende le pagine tanto erotiche. Inutile negarlo: settant'anni fa come oggi una donna che scrive del proprio desiderio di fare l'amore è una donna scandalosa, addirittura una strega, come scriveva la trasgressiva poetessa americana Anne Sexton trent'anni dopo la Nin:
In giro sono andata, strega posseduta / ossessa ho abitato l'aria nera, padrona della notte;/ sognando malefici, ho fatto il mio mestiere / passando sulle case, luce dopo luce:/
solitaria e folle, con dodici dita./ Una donna così non è una donna./ Come lei io sono stata.
E come ribadiva la scrittrice Erica Jong:
E' lei la donna che inseguo. / Ogni volta che entro in una stanza / lei c'è già stata-/
con capelli che odorano di leoni e tigri,/ con un abito più nero dell'inchiostro di seppia,/
con scarpe che guizzano come lucertole / sopra il grano ondeggiante del tappeto.………… Non è vergine né madonna./ Le sue palpebre sono rosse./ Va a letto con tutti.
Ma ci vuole grande coraggio per scrivere qualcosa di simile, soprattutto quando le proprie fantasie e i propri bisogni intimi sono molto poco, come si dice oggi, "politicamente corretti".
Dacia Maraini sottolinea: " Quello che mi ha colpito nei libri erotici scritti dalle donne è una strana e cocciuta fedeltà al tema del masochismo…." E continua: "Questo probabilmente perché una scrittrice non può andare contro la storia da sola. Senza un consenso collettivo non riesce ad inventarsi una visione della sessualità diversa e originale."
Probabilmente Maraini ha ragione, ma mi chiedo: e se invece quella fantasia così ricorrente di essere presa con la forza, che non significa però, nella maniera più assoluta, essere presa con violenza, fosse un'autentica fantasia femminile? Negarsi un gioco erotico altamente eccitante soltanto per dimostrare al proprio compagno e anche a se stesse di non appartenere a quel modello di donna succube e remissiva di altri tempi, non è un'ennesima forma di automortificazione? Se per dimostrarci moderne ed emancipate dobbiamo rinunciare a godere come piace a noi a cosa ci serve la libertà conquistata?
Francamente mi è difficile credere che l'Histoire d'O sia stata scritta da una donna che non sapeva cosa le piacesse o che fosse poco originale. E lo stesso può dirsi, per arrivare a tempi più moderni, de "La sottomissione di Ludovica" di Francesca Mazzuccato, una scrittrice che senz'altro non difetta di fantasia.
In realtà le donne sanno benissimo cosa vogliono quando si tratta di sesso e se trovano il coraggio di esprimerlo - e non dimentichiamo che inevitabilmente il numero fa la forza - lo fanno senza mediazioni. Ecco allora l'esplosione di romanzi erotici e pornografici degli ultimi anni e il conseguente proliferare di collane specializzate, come la "Biblioteca dell'eros" ( ES), la "Pizzo nero" (Borelli), e la neonata "Il delta di Venere" (Lietocollelibri), che raccolgono sogni, fantasie e qualche volta - ma non è rilevante- esperienze vissute senza inibizioni.
Si va quindi dall'apoteosi della "scopata senza cerniera" lanciata da Erica Jong con "Paura di volare" nel lontano 1973 ( un libro che Henry Miller definì "la controparte femminile di Tropico del Cancro" ) al più recente "Singola ventottenne, con marito noioso e pedante corrisponderebbe preferibilmente con coppie e singoli" ( il titolo dice già tutto) di Francesca Ferreri Luna. Dal triller con risvolti erotici "Dentro" di Susanna Moore, alle confidenze senza peli sulla lingua di quattro amiche single in " Mangiami" di Linda Jaivin. E ancora troviamo un vero catalogo di peripezie sessuali descritte con estrema sapienza in "La donna di carta" di Francoise Rey, mentre nelle "Cento quartine e altre storie d'amore", Patrizia Valduga crea una struggente e disinibita poesia.
E poi come dimenticare le precorritrici degli anni '90: Alina Reyes con "Il macellaio" e Almudena Grandes con "L'eta di Lulù" ? Oppure l'amore saffico ed estremo de "Il tuo nome scritto nell'acqua" di Irene Gonzalez Frei e quello istintivo e un po' surreale di Marian Engel nel romanzo intitolato "L'orso" ?
Libri diversi senz'altro, diversissimi, a volte molto sensuali a volte dichiaratamente pornografici, ma rigorosamente al femminile e comunque accomunati da un impellente desiderio-bisogno di dire e quindi scrivere qualcosa che non può più essere trattenuto, o peggio, censurato.
Finalmente!

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