tempolibero
10 Ottobre 2009 amministratore

Un caso clinico, una storia di Polineuropatia canina



Molte volte gli animali che vengono portati in clinica non sono soltanto dei casi clinici da risolvere ma hanno delle storie particolari dietro di loro che vogliamo raccontare; Piccole grandi storie di animali ,di proprietari spesso del personale della clinica la cui dedizione spesso supera la dovuta professionalità.
La storia di Maria comincia molto tempo prima quando i suoi proprietari si rendono conto che comincia a camminare male.
Il sig racconta xxx...
Il caso si presentava assai complesso già alla prima visita neurologica ,evidenziando una paralisi flaccida su tutti e quattro gli arti , l’animale era comunque vigile e cosciente. Furono fatte tutte le analisi possibili, che nulla evidenziarono, e per esclusione si arrivò alla diagnosi di neuropatia periferica, processo patologico interessante i nervi periferici ,che riconosce diverse cause e la cui sintomatologia si esprime in maniera assai diversa a seconda dei nervi colpiti.
In questo caso l’interessamento dei nervi era diffuso e simmetrico, per cui questo stato si definisce polineuropatia.
Le cause come si diceva prima sono diverse: infettive, tossiche neoplastiche, infiammatorie, ereditarie.
Il decorso acuto, con la rapida progressione del deficit motorio, associato ad ipotonia muscolare e alla scomparsa dei riflessi osteotendinei, faceva indirizzare verso le forme autoimmunitarie sul genere della sindrome di Gullain-Barré nell’uomo.
In queste situazioni è difficile spiegare ai proprietari che non ci sono terapie specifiche, l’unica è controllare le funzioni vitali, soprattutto quella respiratoria, in quanto la guarigione avviene progressivamente, senza esiti nella maggioranza dei casi;il problema è che questa remissione della malattia avviene in tempi variabili da due settimane a diversi mesi, periodo nel quale è richiesta una assistenza continua, e qui è il grande merito del Sig. xxx che ha creduto alla possibilità di guarigione e che con tenacia ha assistito il proprio animale per mesi. La stragrande maggioranza delle persone non accetta di dover accudire il proprio animale per tempi cosi lunghi né a casa né presso strutture sanitarie, l’uno per il tempo e il sacrificio personale ,l’altro per mere questioni economiche.
Un nostro merito può essere stato di aver fatto la diagnosi giusta e di aver incoraggiato il Sig. xxx ad andare avanti, ma il lavoro più importante l’ha fatto tutta la famiglia ….. che ci ha creduto fino in fondo.
Proprietari così si trovano raramente!

 

 
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