tempolibero
10 Ottobre 2009 amministratore

Il gatto sacro in Europa

I Greci identificarono la dea egizia Bastet con la loro Artemide (la romana Diana), che oltre ad essere la dea della luna, corpo celeste spesso associato al gatto, era nota soprattutto come Potnia Theron, Signora degli Animali e, raffigurata con molti seni, madre universale nutrice di ogni vita, come nella bellissima statua di Villa Albani a Roma. Artemide era la dea più popolare in Grecia soprattutto tra le donne, dea della fertilità, protettrice delle partorienti e patrona degli infanti, prima di sposarsi le ragazze le facevano offerte ed avevano un rapporto intimo e sacro con la dea, e lo stesso avvenne in seguito anche per la dea Diana tra le romane.

Fu l’introduzione nell’Impero Romano del culto della dea Bastet, e la sua identificazione con Iside, a rinnovare e rafforzare il culto egizio del gatto sacro. Iside godette di una tale popolarità che ogni centro urbano possedeva un tempio detto Serapeum poiché dedicato alla dea e al suo sposo e fratello Osiride, divenuto nella nuova religione sincretica Serapide. Il Serapeo di Alessandria era tra i massimi monumenti religiosi del mondo antico-classico.

Un importante Serapeo sorse a Ostia – numerose sono le testimonianze ivi rinvenute, soprattutto iscrizioni e statue di gatto – dove si svolgeva un’importante festa il 5 marzo.

A Roma il tempio di Iside sorgeva nell’attuale chiesa di Santo Stefano del Cacco, qui venne rinvenuta la statua marmorea della gatta che ancora oggi occhieggia al passante dal primo cornicione di Palazzo Grazioli, all’angolo di Via della Gatta e Piazza Grazioli, un tempo Piazza della Gatta.

Anche a Tivoli nella Villa Adriana sorgeva un importante Serapeo. Iside era patrona del matrimonio, della famiglia e della maternità, moglie e madre devota, per millenni rimase fonte di ispirazione per le donne romane. Spesso raffigurata intenta ad allattare il figlio Horus, appellata anche come hagia theotokos, Santa Madre di Dio, costituirà il modello base per la rappresentazione iconografica della Madonna che allatta il Bambino, la Maria lactans: insomma l’Iside che conquista i romani è più Madonna che donna.

 
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