Il gatto sacro in Europa
I Greci identificarono la dea egizia Bastet con la loro Artemide
(la romana Diana), che oltre ad essere la dea della luna, corpo
celeste spesso associato al gatto, era nota soprattutto come
Potnia Theron, Signora degli Animali e, raffigurata con molti seni,
madre universale nutrice di ogni vita, come nella bellissima statua
di Villa Albani a Roma. Artemide era la dea più popolare in Grecia
soprattutto tra le donne, dea della fertilità, protettrice delle
partorienti e patrona degli infanti, prima di sposarsi le ragazze
le facevano offerte ed avevano un rapporto intimo e sacro con
la dea, e lo stesso avvenne in seguito anche per la dea Diana tra le
romane.
Fu l’introduzione nell’Impero Romano del culto della dea
Bastet, e la sua identificazione con Iside, a rinnovare e rafforzare
il culto egizio del gatto sacro. Iside godette di una tale popolarità
che ogni centro urbano possedeva un tempio detto Serapeum
poiché dedicato alla dea e al suo sposo e fratello Osiride, divenuto
nella nuova religione sincretica Serapide. Il Serapeo di Alessandria
era tra i massimi monumenti religiosi del mondo antico-classico.
Un importante Serapeo sorse a Ostia – numerose sono
le testimonianze ivi rinvenute, soprattutto iscrizioni e statue
di gatto – dove si svolgeva un’importante festa il 5 marzo.
A Roma il tempio di Iside sorgeva nell’attuale chiesa di Santo
Stefano del Cacco, qui venne rinvenuta la statua marmorea della
gatta che ancora oggi occhieggia al passante dal primo cornicione
di Palazzo Grazioli, all’angolo di Via della Gatta e Piazza Grazioli,
un tempo Piazza della Gatta.
Anche a Tivoli nella Villa Adriana sorgeva un importante Serapeo.
Iside era patrona del matrimonio, della famiglia e della maternità,
moglie e madre devota, per millenni rimase fonte di ispirazione
per le donne romane. Spesso raffigurata intenta ad allattare il figlio
Horus, appellata anche come hagia theotokos, Santa Madre di Dio,
costituirà il modello base per la rappresentazione iconografica
della Madonna che allatta il Bambino, la Maria lactans: insomma
l’Iside che conquista i romani è più Madonna che donna.