tempolibero
10 Ottobre 2009 amministratore

Prevenzione dei problemi

Se si è scelto in modo corretto il proprio cane bisogna solamente continuare a lavorare bene.
Se non si è fatta una scelta corretta, per lo più il danno non è irreparabile ma bisogna stare più attenti nelle fasi successive. Prevenire i problemi comportamentali significa essenzialmente far socializzare correttamente il proprio animale ed educarlo. Va fatta a questo punto una chiara distinzione tra educazione ed addestramento.

L’addestramento insegna una abilità come per esempio la difesa, la caccia o la ricerca delle persone sepolte dalle macerie. L’addestramento non è affatto indispensabile anche se può essere utile.

È invece importante che, come tutti gli uomini, anche i cani siano educati per poter convivere in una società e non creare problemi al prossimo. Ciò è tanto più importante se si possiede una mole ingombrante e se i danni che si possono provocare sono ingenti.

L’educazione deve iniziare da subito quando si porta un cane in casa, ed in genere il periodo ideale per far ciò è intorno alle otto settimane. Prima di allora, nelle prime settimane di vita, l’educazione è già cominciata ad opera della madre dei cuccioli (questo dovrebbe sempre essere accaduto presso un allevatore coscienzioso; non avviene invece nelle cosiddette fabbriche di cani) che avrà iniziato ad insegnare preziosissime regole di convivenza sociale tra cani, per esempio l’inibizione del morso.

In effetti, un cane può essere educato in modi diversi ma, vista la diffusa incultura urbana, è bene seguire delle indicazioni che rendano più sicuri e riproducibili i risultati.
Educare è proprio come educare un giovane essere umano; è una cosa da fare necessariamente perché il cane è un essere vivente e non una macchina, quindi le sue reazioni sono individuali e non stabilite alla catena di montaggio. Educare è anche culturalmente molto interessante perché tra cane ed uomo c’è una notevole similitudine comunicativa e,

se escludiamo la comunicazione verbale, quella non verbale o analogica è per molti versi quasi sovrapponibile a quella umana. A parte questo bisogna però ricordare che il cane è una specie diversa dall’uomo e che agisce comunque con finalità e motivazioni diverse da quelle che generalmente costituiscono la umana morale.

Possiamo educare un cane o chiunque altro solo se siamo in grado di apparire autorevoli, quindi il primo passo è acquisire l’autorevolezza necessaria.
Per far ciò dobbiamo essere in grado di gestire l’iniziativa, cioè dobbiamo dimostrare al cane che siamo noi che scegliamo le attività da fare insieme e che stabiliamo quando iniziarle e quando finirle.

Colui che stabilisce come e quando fare le cose è decisamente un personaggio autorevole, anche nella nostra società umana. Chi è un personaggio autorevole lo è ancora di più se si può contare sulla sicurezza delle regole e sulla relativa precisione degli orari con cui si interagisce con il cane per fare le cose importanti in una vita canina (mangiare, passeggiare, giocare ecc.). Ed è anche rassicurante in quanto, in sua presenza, ci si sente più protetti.

Questo può permettere e facilitare una corretta socializzazione, cioè la capacità di gestire le situazioni e non perdere la testa in presenza di altri uomini, di animali ed in ambienti particolari e sconosciuti (per esempio nel caso di botti, temporali, mercati ecc.). Inoltre, chi è autorevole può anche dare le indicazioni su cosa è giusto e cosa è sbagliato, gratificando comportamenti corretti che diventeranno così via via più frequenti e invece ignorando i comportamenti scorretti che, in quanto non seguiti da qualcosa di piacevole, diventeranno più rari.

In questo il proprietario o la famiglia devono saper distinguere, tra le varie attività del cucciolo, quelle che verranno gradite anche in seguito ed agire in modo da premiare solo queste ultime per renderle più frequenti; al contrario non gratificare quelle che in futuro, nell’adulto, non verranno più gradite: è il caso tipico del cane che prende in bocca le mani o che salta addosso alle persone per affetto.

Sarebbe buona cosa fin da subito cominciare ad organizzare nell’ambito casalingo quelle situazioni che portano a comportamenti corretti che potranno essere poi gratificati.
Molto spesso accade invece il contrario: ad un cucciolo viene permesso per settimane o per mesi di fare ciò che vuole con dei padroni che si vedono coinvolti nelle sue richieste di attività che, quando il cane sarà adulto, lo renderanno fastidioso e prepotente.Gli elementi da prendere in considerazione per una buona educazione sono molti e talvolta vengono forniti veri e propri corsi in cui si possono imparare tante nozioni indispensabili nel caso si abbia a che fare con individui di razze a rischio. Nella maggior parte dei casi seguire correttamente i consigli del veterinario che sta attuando il piano vaccinale è sufficiente, quindi:

- Gestire l’iniziativa.
- Far mangiare il cane dopo le persone e non cedere alle richieste di cibo.
- Non rispondere a tutte le richieste di attenzione.
- Definire un luogo di riposo appartato e quindi socialmente poco significativo.
- Insegnare giochi corretti ed ordinati.
- Premiare i comportamenti corretti ed ignorare quelli che non lo sono.
- Usare pochissime punizioni e solo dopo essersi fatti spiegare le modalità e le controindicazione da un esperto.
- Ricordare che un cane riesce collegare due eventi come la causa e l’effetto solo se sono pressoché contemporanei.
- Non lasciare soli cani e bambini è, a priori, una buona norma di prudenza.

di Pasqualino Santori
Veterinario comportamentalista, Presidente del Comitato di Bioetica per la Veterinaria presso l’Ordine dei Veterinari della Provincia di Roma e membro del Comitato Nazionale di Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.




 
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