Rapporto Sociale
Rapporto Sociale
Per “Qualità di Rapporto” si intende un rapporto sociale
gerarchicamente corretto in senso biologico e, cioè,
così come previsto dalla natura del cane. Il concetto di capobranco
richiama spesso alla mente, in maniera erronea, un individuo
cattivo che picchia il suo animale. Non è così: il cane ha
bisogno che nel suo branco siano presenti una o più figure
guida che gli sappiano indicare come comportarsi in
un mondo le cui regole sono molto lontane dalla sua capacità
di comprenderle. Per questo si affida agli umani che si curano
di lui! Se queste persone non sono in grado di svolgere il
suddetto incarico, l’animale tenterà di occupare il posto vacante
nell’area dei leader ed inizierà ad imporre le sue regole, proponendo
inevitabilmente una “vita da cani”.
Quando ci si vuole avvicinare ai meccanismi della mente
del cane, è necessario pensare ai lupi ed al loro modo
di vivere. Le regole da osservare sono semplici; i risultati
si possono ottenere con una certa facilità se l’applicazione
dei metodi è costante nel tempo e coerente da parte di tutti
i membri della famiglia umana. Indipendentemente dall’affetto
che si nutre per il proprio animale, il cane appartenente
al branco misto umano-cane deve considerarsi il più debole
del gruppo e, di conseguenza, seguirà con piacere le indicazioni
che riceve.

L’applicazione dei concetti di “libertà” ed “uguaglianza”,
oltre ad essere di difficile realizzazione all’interno dei gruppi
umani, appare addirittura insensata agli occhi del cane.
Il comportamento dei membri della famiglia umana deve essere
simile a quello dei dominanti in un branco di lupi:
per riconoscere il capobranco è sufficiente osservare chi ha
priorità d’accesso alle risorse e chi promuove e regola
la maggior parte dei rapporti sociali. Così come in un’azienda
il dipendente deve chiedere un appuntamento alla
segretaria per comunicare con il capoufficio, allo stesso modo
il cane non può disturbare il suo superiore, se non dopo aver
ricevuto il permesso. Nei confronti del cane tutto questo si può
esprimere nel seguente modo:
- Al rientro in casa, salutare i membri umani prima
del cane e, comunque, salutarlo nello stesso modo in cui
si salutano le persone (i festeggiamenti sono più un bisogno
degli umani che del cane).
- Consumare i pasti mentre il cane è ancora digiuno (in natura
i subordinati mangiano i resti del pasto dei superiori, se
avanzano…).
- Trattare con indifferenza gli approcci invadenti del cane,
siano essi per richiesta di cibo, gioco o carezze, e non accontentarlo
prima che siano trascorsi almeno cinque minuti
dopo la sua rinuncia.
- Insegnargli ad eseguire con prontezza i comandi base:
“Seduto”,“Terra”,“Fermo”,“Vieni”, “Piede”,“Stop” e “Lascia”.
Se non si hanno sufficienti conoscenze per insegnarli, rivolgersi
ad un esperto.
- Imparare a giocare con il cane. Attraverso il gioco è possibile
insegnare le regole sociali senza ricorrere a sistemi violenti
e coercitivi, si migliora il rapporto con l’animale e si possono
soddisfare le esigenze fondamentali di quest’ultimo
attraverso la simulazione.
- Un metodo di insegnamento che non produce i risultati
desiderati deve essere abbandonato e sostituito con un altro
più efficace.

Questi metodi sono in alternativa ai vecchi, superati, basati sulla sofferenza fisica che sono un’arma a doppio taglio: questi ultimi, se utilizzati in modo maldestro, possono innescare il “Riflesso di Difesa Attivo”, con conseguente ribellione dell’animale ed invito, anche se involontario, ad usare l’aggressività.
Il cane è un animale che vive il presente, che non è in grado di formulare pensieri astratti e che non può collegare una conseguenza a fatti accaduti in precedenza: punire un cane per un’azione commessa durante l’assenza del proprietario, nella maggior parte dei casi, produce effetti inversi a quelli desiderati.
Quanto detto finora è solo uno spunto per divulgare la conoscenza di un mondo percepito in maniera diversa dalla nostra. Noi umani crediamo che il mondo sia così come lo vediamo, ma i cani credono che il mondo sia così come lo odorano. Per loro l’aria è fonte di informazione quanto lo è per noi la luce, ma non sanno che noi siamo diversi da loro. Questa consapevolezza è la forza che ci permette di ottimizzare il rapporto con questi animali, e l’approfondimento della conoscenza della diversità di percezione dell’ambiente è lo strumento che ci permette di capire il nostro cane.
Esistono numerosi libri pubblicati su questa materia e non sarebbe male se ogni proprietario di cane ne leggesse almeno uno.
di Riccardo Totino
Educatore cinofilo comportamentalista, Roma