I rapporti sociali dei cani
10 Ottobre 2009 amministratore

Rapporto Sociale

Rapporto Sociale Per “Qualità di Rapporto” si intende un rapporto sociale gerarchicamente corretto in senso biologico e, cioè, così come previsto dalla natura del cane. Il concetto di capobranco richiama spesso alla mente, in maniera erronea, un individuo cattivo che picchia il suo animale. Non è così: il cane ha bisogno che nel suo branco siano presenti una o più figure guida che gli sappiano indicare come comportarsi in un mondo le cui regole sono molto lontane dalla sua capacità di comprenderle. Per questo si affida agli umani che si curano di lui! Se queste persone non sono in grado di svolgere il suddetto incarico, l’animale tenterà di occupare il posto vacante nell’area dei leader ed inizierà ad imporre le sue regole, proponendo inevitabilmente una “vita da cani”.

Quando ci si vuole avvicinare ai meccanismi della mente del cane, è necessario pensare ai lupi ed al loro modo di vivere. Le regole da osservare sono semplici; i risultati si possono ottenere con una certa facilità se l’applicazione dei metodi è costante nel tempo e coerente da parte di tutti i membri della famiglia umana. Indipendentemente dall’affetto che si nutre per il proprio animale, il cane appartenente al branco misto umano-cane deve considerarsi il più debole del gruppo e, di conseguenza, seguirà con piacere le indicazioni che riceve.


L’applicazione dei concetti di “libertà” ed “uguaglianza”, oltre ad essere di difficile realizzazione all’interno dei gruppi umani, appare addirittura insensata agli occhi del cane. Il comportamento dei membri della famiglia umana deve essere simile a quello dei dominanti in un branco di lupi:

per riconoscere il capobranco è sufficiente osservare chi ha priorità d’accesso alle risorse e chi promuove e regola la maggior parte dei rapporti sociali. Così come in un’azienda il dipendente deve chiedere un appuntamento alla segretaria per comunicare con il capoufficio, allo stesso modo il cane non può disturbare il suo superiore, se non dopo aver ricevuto il permesso. Nei confronti del cane tutto questo si può esprimere nel seguente modo:


- Al rientro in casa, salutare i membri umani prima del cane e, comunque, salutarlo nello stesso modo in cui si salutano le persone (i festeggiamenti sono più un bisogno degli umani che del cane).
- Consumare i pasti mentre il cane è ancora digiuno (in natura i subordinati mangiano i resti del pasto dei superiori, se avanzano…).
- Trattare con indifferenza gli approcci invadenti del cane, siano essi per richiesta di cibo, gioco o carezze, e non accontentarlo prima che siano trascorsi almeno cinque minuti dopo la sua rinuncia.
- Insegnargli ad eseguire con prontezza i comandi base: “Seduto”,“Terra”,“Fermo”,“Vieni”, “Piede”,“Stop” e “Lascia”. Se non si hanno sufficienti conoscenze per insegnarli, rivolgersi ad un esperto.
- Imparare a giocare con il cane. Attraverso il gioco è possibile insegnare le regole sociali senza ricorrere a sistemi violenti e coercitivi, si migliora il rapporto con l’animale e si possono soddisfare le esigenze fondamentali di quest’ultimo attraverso la simulazione.
- Un metodo di insegnamento che non produce i risultati desiderati deve essere abbandonato e sostituito con un altro più efficace.



Questi metodi sono in alternativa ai vecchi, superati, basati sulla sofferenza fisica che sono un’arma a doppio taglio: questi ultimi, se utilizzati in modo maldestro, possono innescare il “Riflesso di Difesa Attivo”, con conseguente ribellione dell’animale ed invito, anche se involontario, ad usare l’aggressività.

Il cane è un animale che vive il presente, che non è in grado di formulare pensieri astratti e che non può collegare una conseguenza a fatti accaduti in precedenza: punire un cane per un’azione commessa durante l’assenza del proprietario, nella maggior parte dei casi, produce effetti inversi a quelli desiderati.

Quanto detto finora è solo uno spunto per divulgare la conoscenza di un mondo percepito in maniera diversa dalla nostra. Noi umani crediamo che il mondo sia così come lo vediamo, ma i cani credono che il mondo sia così come lo odorano. Per loro l’aria è fonte di informazione quanto lo è per noi la luce, ma non sanno che noi siamo diversi da loro. Questa consapevolezza è la forza che ci permette di ottimizzare il rapporto con questi animali, e l’approfondimento della conoscenza della diversità di percezione dell’ambiente è lo strumento che ci permette di capire il nostro cane.
Esistono numerosi libri pubblicati su questa materia e non sarebbe male se ogni proprietario di cane ne leggesse almeno uno.

di Riccardo Totino
Educatore cinofilo comportamentalista, Roma




 
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