tempolibero
10 Ottobre 2009 amministratore

La terapia comportamentale: i segni di un problema comportamentale.

Un problema nel comportamento (talvolta si parla di vere e proprie patologie) non si verifica mai improvvisamente e senza avvisaglie.
I problemi neurologici che possono portare improvvisamente a comportamenti problematici o pericolosi sono rari. Anche nel caso di manifestazioni di problemi comportamentali (compresa l’aggressività) si è in grado di intervenire, anzi negli ultimi anni nell’ambito della medicina veterinaria si è costituita una vera specialità in proposito.

La terapia comportamentale, che si attua nell’ambito della medicina comportamentale, ha bisogno di una vera e propria diagnosi del caso per poi attuare una serie di terapie che vanno dalle indicazioni di tipo psicologico comportamentale a l’uso di farmaci psicotropi, se necessario o comunque utile.
Una considerazione di fondo viene fatta a proposito della taglia del cane, del suo “impeto” e del contesto ambientale o familiare in cui si opera, per evitare pericoli alle persone o all’animale stesso e per mettersi nelle condizioni di avere un reale effetto pratico.

In questi casi le persone si debbono impegnare in un’attività che richiede un certo onere ma che è anche molto utile e fruttuosa. Il lavoro sarà tanto più facile quanto più il caso sarà stato affrontato precocemente, quindi è import
ante non trascurare le prime avvisaglie del problema. Manifestazioni di problemi comportamentali possono esserci in relazione a diversi tipi di “malattie”:

- Fobie e paure
- Problemi di eliminazione di feci e urine
- Problemi di distruzione
- Vocalizzazioni
- Stereotipie e disordini compulsivi
- Comportamenti anomali degli animali anziani
- Disturbi ansiosi
- Ingovernabilità generiche
- Problemi di aggressione

A seconda dei sistemi classificativi (più di tipo psicologico o di tipo psichiatrico) l’elenco può variare.
Per quanto riguarda i fenomeni di aggressività la distinzione è essenzialmente fatta tra i fenomeni predatori e quelli non predatori ma poi si può ancora distinguere in aggressività:

- Da dominanza
- Protettivo- territoriale
- Possessiva
- Intraspecifica (tra cani)
- Sul cibo
- Materna
- Da paura e dolore
- Ridiretta
- Da irritazione, ecc.



Ma di fatto, come per tutte le malattie, va valutato il caso per caso in quanto la classificazione ha più che altro una finalità di ricerca o didattica, mentre i pazienti sono comunque sempre degli individui che vivono in contesti particolari (la famiglia ma anche i luoghi pubblici) dove la pericolosità può essere più o meno allarmante. Quali sono i caratteri che debbono richiamare la nostra attenzione per evitare che un problema comportamentale di aggressività possa comportare nella sua evoluzione una lesione fisica all’uomo?

L’elenco non può essere completamente esauriente, ma certi aspetti devono essere presi in considerazione molto seriamente, tanto più se il cane è di grande taglia, impetuoso o vive in un ambito pubblico o privato a rischio.
Sono campanelli d’allarme e motivo di preoccupazione:

- Il morso a persone
- Il ringhio
- La minaccia
- La ingovernabilità generica
- Un istinto di caccia fuori contesto
- La predazione
- Il morso non inibito nel gioco
- La stessa aggressività tra cani che può coinvolgere i proprietari o indurre fenomeni di aggressività ridiretta
- La difesa del cibo in contesti particolari
- L’eccesso di paura
- L’istinto di branco e l’azione di aggressione combinata da parte di più cani.

Convivere con un cane
è sicuramente una responsabilità ma è soprattutto estremamente piacevole e stimolante.
Gli aspetti negativi delle convivenze non sono mai preponderanti, comunque quelli della convivenza con un cane sono sicuramente prevenibili o, a posteriori, quasi sempre trattabili.

di Pasqualino Santori
Veterinario comportamentalista, Presidente del Comitato di Bioetica per la Veterinaria presso l’Ordine dei Veterinari della Provincia di Roma e membro del Comitato Nazionale di Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.




 
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