10 Ottobre 2009
amministratore
“Posso far uscire il mio gatto in balcone?”, “Cosa succede se, al parco, il mio cane annusa la carcassa di un uccello?”, “Il mio pappagallo può infettare Fuffy, il mio adorato micio?” e ancora “I gatti di strada, a caccia di piccioni e passeri, possono contagiarsi col virus dell’influenza aviaria?”, “Ne dobbiamo stare lontani?”. I telefoni della nostra associazione, come pure quelli degli ambulatori veterinari e del Ministero della Salute, sono stati letteralmente assaliti in questi giorni da domande di questo tipo, suggerite e animate tutte da una sola preoccupazione: la paura del contagio da H5N1, l’ormai famigerato virus dell’influenza aviaria che ha decimato intere popolazioni di pennuti nel Sud-est asiatico e poche decine di uccelli migratori in Europa. Una paura, tuttavia, che sta causando più danni dello stesso virus, a scapito soprattutto dei nostri amici gatti. Da quando, infatti, il virus è stato identificato nei polmoni di un micio morto trovato nell’isola tedesca di Ruegen, i gatti sono diventati il bersaglio di questa psicosi, identificati come sicuri “untori” di un virus letale. Per loro, sembrano tornati i tempi medioevali di “caccia al gatto”, perlomeno nel Meclemburgo, la zona che ha giurisdizione sull’isola di Ruegen, dove, è proprio il caso di dirlo, la paura è stata cattiva consigliera: il governo regionale, infatti, non ha esitato a dare il via libera alle doppiette per eliminare i gatti (ma anche i cani) vaganti.
In realtà, non solo l’influenza aviaria non rappresenta attualmente un pericolo per l’uomo (perché lo diventi è necessaria una ricombinazione genetica del virus che faccia sì che questo attecchisca nelle cellule delle vie respiratorie e si adatti all’organismo umano), ma, anche in ambito veterinario, il virus colpisce solo certi volatili (soprattutto i polli), che fungono da serbatoio naturale del virus stesso. Il contagio del gatto tedesco e pochi giorni dopo di 3 gatti austriaci (risultati positivi al virus, pur senza mostrare sintomi e dichiarati poi addirittura guariti) non indica affatto un aumento del rischio di trasmissione né ai gatti, né ad altri mammiferi uomo compreso. Con ogni probabilità il primo gatto (quello nell’isola di Ruegen) si è infettato mangiando la carcassa di un uccello portatore di influenza aviaria, mentre per quanto riguarda i 3 gatti austriaci, occorre tener presente che questi vivevano in un rifugio di Graz, capoluogo della Stiria, popolato anche da polli, cigni e papere in cui è stato riscontrato lo stesso virus.
Non c’è dunque nessun pericolo per i mici e per gli altri animali che vivono nelle nostre case. E, visto che per infettarsi bisognerebbe stare a stretto contatto con cigni e anatre malate, anche i gatti randagi non rappresentano alcun rischio. Per fugare meglio ogni dubbio e paura, abbiamo chiesto ad Agostino Macrì, Direttore del Dipartimento di Sanità Alimentare ed Animale dell’Istituto Superiore di Sanità, di rispondere ai quesiti che assillano i proprietari di gatti.
Dott. Macrì, si può parlare di “pericolo aviaria” per i nostri amici felini? Quanto è fondato il rischio in Italia?
“I gatti, come gli altri mammiferi, possono contagiarsi con il virus dell’influenza aviaria H5N1 soltanto in casi del tutto particolari ovvero a seguito di esposizione a forti dosi di virus. Tale evenienza può verificarsi se un gatto mangia i tessuti fortemente contaminati di volatili infetti, come è ragionevole ritenere che sia avvenuto in Germania e in Austria. Sulla base di quanto premesso, il rischio in Italia è molto modesto se non del tutto nullo e comunque confinato a quegli animali che dovessero aver mangiato le carni crude dei cigni migratori ammalati di influenza. Analogo discorso per i cani: anche loro possono contrarre l’influenza aviaria sì, ma solo se vengono esposti a forti concentrazioni di virus H5N1, un rischio pressoché inesistente in Italia”.
Quali le precauzioni per proteggere i gatti di casa?
“In questo momento non è necessario adottare precauzioni particolari. Nel caso dovesse manifestarsi l’influenza aviaria nel nostro Paese è sufficiente evitare che gli animali domestici consumino carni crude di volatili di cui si sospetti una infezione influenzale. E’ comunque buona norma fare consumare ai nostri gatti soltanto cibi sicuri (avanzi della nostra alimentazione, mangimi, ecc.)”
Come comportarsi con canarini e pappagalli? E come con gli uccelli che si posano sui nostri balconi?
“Con i volatili che vivono nelle nostre case in cattività non è necessario attuare particolari misure precauzionali in quanto il rischio di contatto con volatili selvatici ammalati è praticamente inesistente. Al momento non ci sono evidenze che gli uccelli che vivono allo stato libero nelle nostre città si siano infettati con l’influenza aviaria e quindi non è necessario prendere nessuna misura precauzionale se non quella di pulire con i normali detersivi o al massimo con varechina le superfici sulle quali hanno depositato i loro escrementi; ma questa è una misura igienica che serve a prevenire anche qualsiasi altro rischio di infezioni”.
Quali sono gli uccelli più a rischio? Sono pericolosi anche i piccioni e i colombi?
“Gli uccelli più a rischio sono gli anatidi selvatici. La malattia può colpire anche altri volatili e in particolare quelli di allevamento. Le informazioni disponibili lasciano ritenere che i piccioni, i colombi e i gabbiani siano scarsamente sensibili. Nelle condizioni attuali, almeno in Italia questi ultimi animali non rappresentano alcun pericolo”.
In che modo il contagio può passare all’uomo?
“Per ilmomento il rischio del passaggio dell’influenza aviaria da virus H5N1 dai volatili all’uomo è collegato a situazioni del tutto eccezionali, caratterizzate da una massiccia esposizione diretta al virus influenzale H5N1. I casi umani finora riscontrati sono conseguenti a grande promiscuità tra uomo e volatili infetti in assenza del rispetto delle più elementari norme igieniche (come è avvenuto in Corea del Sud, Vietnam, Thailandia, Cina, Cambogia, Indonesia). Nelle nostre condizioni il pericolo per la popolazione è praticamente inesistente. In ogni caso, se l’influenza aviaria dovesse manifestarsi nei volatili nel nostro Paese i pericoli rimarrebbero confinati tra gli operatori zootecnici e soltanto in assenza del rispetto di misure igieniche adeguate”.
IN CUCINA
La carne di pollo è sicura? Quali precauzioni vanno prese nel cucinarla?
“La carne di pollo, come quella di altri volatili (tacchini, anatre, quaglie, ecc.) nell’attuale situazione nazionale di assenza dell’influenza aviaria dai nostri allevamenti, è totalmente sicura. Nell’eventualità che la malattia dovesse comparire nei nostri allevamenti verrebbe immediatamente diagnosticata e il rischio che animali infetti raggiungano le cucine è praticamente inesistente. Se nonostante tutte le misure precauzionali in atto qualche pollo infetto dovesse raggiungere le cucine non ci sono pericoli significativi sia perché per provocare la malattia all’uomo deve esserci una carica patogena, ossia infettante, molto alta, sia perché la carne verrebbe cotta e la cottura distrugge immediatamente i virus”.
Si corrono rischi mangiando le uova? Possono essere anche mangiate crude?
“Le uova presenti sul mercato nazionale provengono da galline sane e quindi non c’è nessun pericolo. Nel caso in cui delle galline si ammalassero la possibilità che il virus raggiunga l’uovo è molto bassa in quanto le galline malate morirebbero rapidamente, per cui la possibilità di un suo trasferimento nell’uovo è trascurabile. Il pericolo eventuale è rappresentato dall’imbrattamento del guscio con materiale fecale eventualmente infetto, ma le quantità di virus eventualmente presenti sarebbero molto basse per cui la possibilità di infettare il consumatore di uova crude sono estremamente modeste. Ovviamente il rischio a seguito di uova cotte è inesistente”.
AVIARIA E GATTI, NESSUN PERICOLO
“Posso far uscire il mio gatto in balcone?”, “Cosa succede se, al parco, il mio cane annusa la carcassa di un uccello?”, “Il mio pappagallo può infettare Fuffy, il mio adorato micio?” e ancora “I gatti di strada, a caccia di piccioni e passeri, possono contagiarsi col virus dell’influenza aviaria?”, “Ne dobbiamo stare lontani?”. I telefoni della nostra associazione, come pure quelli degli ambulatori veterinari e del Ministero della Salute, sono stati letteralmente assaliti in questi giorni da domande di questo tipo, suggerite e animate tutte da una sola preoccupazione: la paura del contagio da H5N1, l’ormai famigerato virus dell’influenza aviaria che ha decimato intere popolazioni di pennuti nel Sud-est asiatico e poche decine di uccelli migratori in Europa. Una paura, tuttavia, che sta causando più danni dello stesso virus, a scapito soprattutto dei nostri amici gatti. Da quando, infatti, il virus è stato identificato nei polmoni di un micio morto trovato nell’isola tedesca di Ruegen, i gatti sono diventati il bersaglio di questa psicosi, identificati come sicuri “untori” di un virus letale. Per loro, sembrano tornati i tempi medioevali di “caccia al gatto”, perlomeno nel Meclemburgo, la zona che ha giurisdizione sull’isola di Ruegen, dove, è proprio il caso di dirlo, la paura è stata cattiva consigliera: il governo regionale, infatti, non ha esitato a dare il via libera alle doppiette per eliminare i gatti (ma anche i cani) vaganti.
In realtà, non solo l’influenza aviaria non rappresenta attualmente un pericolo per l’uomo (perché lo diventi è necessaria una ricombinazione genetica del virus che faccia sì che questo attecchisca nelle cellule delle vie respiratorie e si adatti all’organismo umano), ma, anche in ambito veterinario, il virus colpisce solo certi volatili (soprattutto i polli), che fungono da serbatoio naturale del virus stesso. Il contagio del gatto tedesco e pochi giorni dopo di 3 gatti austriaci (risultati positivi al virus, pur senza mostrare sintomi e dichiarati poi addirittura guariti) non indica affatto un aumento del rischio di trasmissione né ai gatti, né ad altri mammiferi uomo compreso. Con ogni probabilità il primo gatto (quello nell’isola di Ruegen) si è infettato mangiando la carcassa di un uccello portatore di influenza aviaria, mentre per quanto riguarda i 3 gatti austriaci, occorre tener presente che questi vivevano in un rifugio di Graz, capoluogo della Stiria, popolato anche da polli, cigni e papere in cui è stato riscontrato lo stesso virus.
Non c’è dunque nessun pericolo per i mici e per gli altri animali che vivono nelle nostre case. E, visto che per infettarsi bisognerebbe stare a stretto contatto con cigni e anatre malate, anche i gatti randagi non rappresentano alcun rischio. Per fugare meglio ogni dubbio e paura, abbiamo chiesto ad Agostino Macrì, Direttore del Dipartimento di Sanità Alimentare ed Animale dell’Istituto Superiore di Sanità, di rispondere ai quesiti che assillano i proprietari di gatti.
Dott. Macrì, si può parlare di “pericolo aviaria” per i nostri amici felini? Quanto è fondato il rischio in Italia?
“I gatti, come gli altri mammiferi, possono contagiarsi con il virus dell’influenza aviaria H5N1 soltanto in casi del tutto particolari ovvero a seguito di esposizione a forti dosi di virus. Tale evenienza può verificarsi se un gatto mangia i tessuti fortemente contaminati di volatili infetti, come è ragionevole ritenere che sia avvenuto in Germania e in Austria. Sulla base di quanto premesso, il rischio in Italia è molto modesto se non del tutto nullo e comunque confinato a quegli animali che dovessero aver mangiato le carni crude dei cigni migratori ammalati di influenza. Analogo discorso per i cani: anche loro possono contrarre l’influenza aviaria sì, ma solo se vengono esposti a forti concentrazioni di virus H5N1, un rischio pressoché inesistente in Italia”.
Quali le precauzioni per proteggere i gatti di casa?
“In questo momento non è necessario adottare precauzioni particolari. Nel caso dovesse manifestarsi l’influenza aviaria nel nostro Paese è sufficiente evitare che gli animali domestici consumino carni crude di volatili di cui si sospetti una infezione influenzale. E’ comunque buona norma fare consumare ai nostri gatti soltanto cibi sicuri (avanzi della nostra alimentazione, mangimi, ecc.)”
Come comportarsi con canarini e pappagalli? E come con gli uccelli che si posano sui nostri balconi?
“Con i volatili che vivono nelle nostre case in cattività non è necessario attuare particolari misure precauzionali in quanto il rischio di contatto con volatili selvatici ammalati è praticamente inesistente. Al momento non ci sono evidenze che gli uccelli che vivono allo stato libero nelle nostre città si siano infettati con l’influenza aviaria e quindi non è necessario prendere nessuna misura precauzionale se non quella di pulire con i normali detersivi o al massimo con varechina le superfici sulle quali hanno depositato i loro escrementi; ma questa è una misura igienica che serve a prevenire anche qualsiasi altro rischio di infezioni”.
Quali sono gli uccelli più a rischio? Sono pericolosi anche i piccioni e i colombi?
“Gli uccelli più a rischio sono gli anatidi selvatici. La malattia può colpire anche altri volatili e in particolare quelli di allevamento. Le informazioni disponibili lasciano ritenere che i piccioni, i colombi e i gabbiani siano scarsamente sensibili. Nelle condizioni attuali, almeno in Italia questi ultimi animali non rappresentano alcun pericolo”.
In che modo il contagio può passare all’uomo?
“Per ilmomento il rischio del passaggio dell’influenza aviaria da virus H5N1 dai volatili all’uomo è collegato a situazioni del tutto eccezionali, caratterizzate da una massiccia esposizione diretta al virus influenzale H5N1. I casi umani finora riscontrati sono conseguenti a grande promiscuità tra uomo e volatili infetti in assenza del rispetto delle più elementari norme igieniche (come è avvenuto in Corea del Sud, Vietnam, Thailandia, Cina, Cambogia, Indonesia). Nelle nostre condizioni il pericolo per la popolazione è praticamente inesistente. In ogni caso, se l’influenza aviaria dovesse manifestarsi nei volatili nel nostro Paese i pericoli rimarrebbero confinati tra gli operatori zootecnici e soltanto in assenza del rispetto di misure igieniche adeguate”.
IN CUCINA
La carne di pollo è sicura? Quali precauzioni vanno prese nel cucinarla?
“La carne di pollo, come quella di altri volatili (tacchini, anatre, quaglie, ecc.) nell’attuale situazione nazionale di assenza dell’influenza aviaria dai nostri allevamenti, è totalmente sicura. Nell’eventualità che la malattia dovesse comparire nei nostri allevamenti verrebbe immediatamente diagnosticata e il rischio che animali infetti raggiungano le cucine è praticamente inesistente. Se nonostante tutte le misure precauzionali in atto qualche pollo infetto dovesse raggiungere le cucine non ci sono pericoli significativi sia perché per provocare la malattia all’uomo deve esserci una carica patogena, ossia infettante, molto alta, sia perché la carne verrebbe cotta e la cottura distrugge immediatamente i virus”.
Si corrono rischi mangiando le uova? Possono essere anche mangiate crude?
“Le uova presenti sul mercato nazionale provengono da galline sane e quindi non c’è nessun pericolo. Nel caso in cui delle galline si ammalassero la possibilità che il virus raggiunga l’uovo è molto bassa in quanto le galline malate morirebbero rapidamente, per cui la possibilità di un suo trasferimento nell’uovo è trascurabile. Il pericolo eventuale è rappresentato dall’imbrattamento del guscio con materiale fecale eventualmente infetto, ma le quantità di virus eventualmente presenti sarebbero molto basse per cui la possibilità di infettare il consumatore di uova crude sono estremamente modeste. Ovviamente il rischio a seguito di uova cotte è inesistente”.