tempolibero
10 Ottobre 2009 amministratore

ANIMALISTI PER CASO


Prendo spunto da un avvenimento poco piacevole, il decesso di qualcuno non è mai evento augurabile, per analizzare a voce alta l’atteggiamento delle persone che animano il mondo per così dire animalista.
Perché partire dalla morte di qualcuno? Perché questo qualcuno era stato un grande animalista gestore di colonie feline, forte sostenitore delle campagne di sterilizzazione, addirittura fondatore d’associazioni protezionistiche, aveva fatto della lotta per la salvaguardia degli animali, una ragione di vita.
Poi il carattere non è stato d’aiuto, e piano piano si è trovata isolata dal mondo animalista. Forse qualcosa è scattato, e nel suo testamento non ha lasciato niente per gli animali pur stimando un patrimonio di tre milioni d’euro.
Non è uscito neanche un euro per gli animali?
Si può capire il rancore verso tutte le associazioni che l’avevano allontanata, ma possibile che non esistesse nessun modo per aiutare un qualsiasi canile o gattile o una sola gattara o canara degna di ricevere dieci euro?
No la verità credo sia purtroppo d’altra natura, e applicabile probabilmente a diverse persone e situazioni.
Questo nostro settore è troppo pieno di personalità instabili alla ricerca di uno spazio proprio non contestabile, e gli animali si sa non contestano, il che comporta quello che è davanti agli occhi di tutti, diecimila associazioni per la tutela degli animali, e centomila persone singole che pensano di poter fare meglio delle associazioni e di chiunque altro.
Risultato un gran casino.
Ma la cosa più preoccupante è che, oltre a dissolvere le poche risorse disponibili per fare effettivamente qualcosa per gli animali, si litiga in continuazione per stabilire se il nasello da dare ai gatti è fatto meglio dalla Signora Teresa piuttosto che dalla Signora Carla , e dopo che si sarà stabilito che quello della Carla è meglio, la Signora Teresa, per dispetto, non solo non darà più il nasello ai gatti, ma la sua per cosi dire sconfitta ,la porterà ad abboffare il suo gatto di proprietà dimenticando tutti i randagi, anzi il più delle volte, li odierà per essere stati indirettamente anche loro causa di fallimento e frustrazione.
Facciamoci un esame di coscienza, non è possibile che non si riesca a trovare un accordo quando la causa è comune, pertanto qualche tarlo ci deve essere.
I politici si moltiplicano e litigano per ovvi motivi di potere ed economici, ma noi cosa dobbiamo spartire, le deiezioni?
Andiamo signori, dobbiamo ammettere che per molti una sana terapia psicanalitica sarebbe auspicabile, e porterebbe, forse, alla conclusione che molti degli attuali portabandiera della salvaguardia degli animali, in realtà poco hanno da spartire con il mondo animale, ci sono finiti dentro per caso, e ci rimangono ,per lo più, per risolvere problemi personali. Da qui nascono le centomila individualità e la totale assenza di coordinamento delle iniziative, che non consentirà mai di giungere a risultati veramente concreti.
Di questa teoria la nostra cara estinta era una forte sostenitrice, forse perché lei stessa era così.
Ciò non di meno, qualcosa ha fatto, e anche se poco, di questo la ringrazio e le invio un ultimo e affettuoso saluto.

 

 
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