10 Ottobre 2009
amministratore
Dal 1996 ha la sclerosi multipla.
E' una ragazza piena di allegria. Vive da sola con la sua gatta in un appartamento al quarto piano senza ascensore.
Si è diplomata a giugno del 1991 come infermiera professionale e dopo un mese è entrata all'Ospedale San Martino di Genova. Dal 2002 lavora all'ufficio controllo di gestione, dove inserisce i dati dei pazienti al computer.
"Ho deciso di fare l'infermiera e lo faccio con amore. Questo lavoro se lo fai bene è una grande esperienza di vita ma ti spinge anche a dare tanto. Ero arrivata al top per me: lavorare in pronto soccorso. Ma arrivano i primi segnali di stanchezza. Tranquillizzo me stessa: lavoro troppo, in pronto soccorso i ritmi sono incalzanti. Un giorno un collega mi dice: Laura, ti controllo da giorni, trascini la gamba sinistra. Scattano gli accertamenti. Il radiologo non trova nulla e allora mi passa al neurologo. Dopo un mese di controlli, con ricovero in ospedale arriva la prima diagnosi: cisticercosi cerebrale. In quegli anni non c'era molta informazione sulla sclerosi multipla, quindi la diagnosi vera arriva dopo qualche mese. Signorina, si dimentichi il pronto soccorso. Non se ne parla, il mio posto non lo mollo, ci tengo troppo ad essere in prima linea per aiutare chi soffre. Finché una notte esco dal turno vedendoci doppio. I turni di notte sono troppo stressanti per me. Una vocina dentro mi dice: Laura, è ora di mollare, devi rinunciare al pronto soccorso. Seguono crisi depressive. La famiglia è al mio fianco. E' la mamma che mi dà forza e mi dice Laura, hai bisogno di un aiuto. Insieme entriamo in contatto con l'AISM dove trovo attraverso la dottoressa Giuntoli tutto il supporto psicologico. Una malattia cronica può ucciderti psicologicamente o aiutarti a vivere. Io ho deciso di vivere. Ho la mia casa al quarto piano senza ascensore. Ma non fa nulla, vuole dire che fare le scale è come fare fisioterapia. La mia gatta mi fa compagnia, anzi, io faccio compagnia a lei. E' lei che comanda in casa, io pago solo le bollette. I miei amici con la A maiuscola mi danno una mano. Possiamo contare gli uni sugli altri. Quando mi sento affogare posso contare su di loro. Mi sono iscritta alla SISM, società infermieri per la sclerosi multipla. Spero di essere ammessa al corso. Voglio dare la mia esperienza sia come infermiera che come persona con sclerosi multipla. Questo è il mio contributo per aiutare gli altri per quanto la malattia lo permetta."
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Laura, 33 anni infermiera professionale
Dal 1996 ha la sclerosi multipla.
E' una ragazza piena di allegria. Vive da sola con la sua gatta in un appartamento al quarto piano senza ascensore.
Si è diplomata a giugno del 1991 come infermiera professionale e dopo un mese è entrata all'Ospedale San Martino di Genova. Dal 2002 lavora all'ufficio controllo di gestione, dove inserisce i dati dei pazienti al computer.
"Ho deciso di fare l'infermiera e lo faccio con amore. Questo lavoro se lo fai bene è una grande esperienza di vita ma ti spinge anche a dare tanto. Ero arrivata al top per me: lavorare in pronto soccorso. Ma arrivano i primi segnali di stanchezza. Tranquillizzo me stessa: lavoro troppo, in pronto soccorso i ritmi sono incalzanti. Un giorno un collega mi dice: Laura, ti controllo da giorni, trascini la gamba sinistra. Scattano gli accertamenti. Il radiologo non trova nulla e allora mi passa al neurologo. Dopo un mese di controlli, con ricovero in ospedale arriva la prima diagnosi: cisticercosi cerebrale. In quegli anni non c'era molta informazione sulla sclerosi multipla, quindi la diagnosi vera arriva dopo qualche mese. Signorina, si dimentichi il pronto soccorso. Non se ne parla, il mio posto non lo mollo, ci tengo troppo ad essere in prima linea per aiutare chi soffre. Finché una notte esco dal turno vedendoci doppio. I turni di notte sono troppo stressanti per me. Una vocina dentro mi dice: Laura, è ora di mollare, devi rinunciare al pronto soccorso. Seguono crisi depressive. La famiglia è al mio fianco. E' la mamma che mi dà forza e mi dice Laura, hai bisogno di un aiuto. Insieme entriamo in contatto con l'AISM dove trovo attraverso la dottoressa Giuntoli tutto il supporto psicologico. Una malattia cronica può ucciderti psicologicamente o aiutarti a vivere. Io ho deciso di vivere. Ho la mia casa al quarto piano senza ascensore. Ma non fa nulla, vuole dire che fare le scale è come fare fisioterapia. La mia gatta mi fa compagnia, anzi, io faccio compagnia a lei. E' lei che comanda in casa, io pago solo le bollette. I miei amici con la A maiuscola mi danno una mano. Possiamo contare gli uni sugli altri. Quando mi sento affogare posso contare su di loro. Mi sono iscritta alla SISM, società infermieri per la sclerosi multipla. Spero di essere ammessa al corso. Voglio dare la mia esperienza sia come infermiera che come persona con sclerosi multipla. Questo è il mio contributo per aiutare gli altri per quanto la malattia lo permetta."
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